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“Domenica di carta”: così nasce l’archivio dei preti scomodi Opinion leader

david turoldo

Firenze – Porte aperte al pubblico oggi domenica 8 ottobre, al quattrocentesco Palazzo Neroni, sede della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana una  “Domenica di carta” che quest’anno è dedicata agli archivi dei preti fiorentini degli anni del Concilio Vaticano II. Di questi archivi, peculiari per formazione, difficili da rintracciare, spesso a rischio di dispersione e di distruzione, la Soprintendenza ha intrapreso da qualche anno un censimento.  Durante la giornata si è svolto un incontro al quale hanno partecipato la soprintendente Diana Marta Toccafondi, la studiosa e archivista della Soprintendenza Monica Nocentini, la docente Bruna Bocchini Camaiani della Fondazione Balducci, il presidente di ARCTON Piero Meucci e la storica Vanessa Roghi.  Pubblichiamo l’intervento di Piero Meucci, direttore di Stamp Toscana, che è presidente dell’Associazione Archivi Cristiani Toscani del Novecento. 

Vi trovate davanti un archivista per caso, anzi per famiglia. Tutto parte dal fatto che ho avuto la fortuna di vedere, incontrare con la stessa frequenza di persone di famiglia questi  protagonista di una straordinaria stagione del mondo cattolico nel periodo che ha preceduto e seguito il Concilio Vaticano II.

Turoldo, Balducci, Milani ma anche Agresti, Nesi, Rossi, Lupori, Petracchi, Bartoletti e tanti altri. Persino Montini è passato dalla casa di via Trieste quando era ancora arcivescovo di Milano. Poteva un ragazzo avere una consapevolezza di cosa stava avvenendo, della portata delle discussioni che si facevano in salotto, della qualità delle personalità che si riunivano per affrontare e analizzare gli eventi, per prevenire attacchi e polemiche?

Si mettevano a punto contenuti, si progettavano iniziative, libri e articoli, si elaboravano strategie. Come rispondere al cardinale Ottaviani, per esempio. O reagire alle dichiarazioni del cardinale Siri. Due esponenti dell’alta gerarchia cattolica più conservatrice.

Era un grande confronto all’interno di una comunità ampia e diversificata di valori e di fede. Ricordo frammenti di discorsi, ricordo momenti di crisi e momenti di entusiasmo, ascoltatore lontano e distratto.

Di tutto ciò certo è rimasta una sorta di nostalgia, il sapore particolare di avere avuto la fortuna di essere stato testimone sia pure passivo. E solo molto più tardi ho cominciato a studiare ed analizzare  parole e documenti, a riflettere in modo più sistematico sulle figure di quella stagione di dibattito sul rinnovamento della Chiesa e post conciliare per rendere effettive le decisioni dalla grande portata storica e religiosa che vi furono prese.

I miei interessi erano diversi  e solo nei primi anni 2000 quando fu rilanciata l’Associazione intitolata a mio padre ho cominciato a interessarmi nei convegni e nelle pubblicazioni di quei personaggi e di quel periodo.

Fino a che da erede mi sono trovato tre valige di carte e documenti, di fotografie, ritagli e quaderni. Che farne?  Pur essendo la scrittura il mio mestiere, non ho mai pensato  di diventare lo storico della famiglia e del contesto che ha vissuto. Non avevo davvero idea di come proteggere quei documenti nonostante richieste di consultazione di quelle carte che di continuo provenivano da studiosi del mondo cattolico.

Mentre le valigie si coprivano di polvere in soffitta è arrivata la soluzione grazie a Mario Primicerio, presidente della Fondazione Giorgio La Pira, che da tempo si poneva il problema di raccogliere gli archivi e i documenti di personalità religiose e laiche che facevano parte del mondo del quale La Pira è stato l’aggregatore, il motivatore e il protettore.

In genere gli archivi di famiglia rischiano di finire male:  la prima generazione di eredi li rispetta e li conserva, ma la generazione successiva che non ha alcuna idea di ciò che quelle carte rappresentano, né ha più legami con il passato da cui provengono,  finisce inevitabilmente per disfarsene: prendono posto e attirano polvere e insetti.

Dunque, questa l’dea di Mario, perché non creare un luogo unico dove conservarle e studiarle? Certo occorre superare riserve e preoccupazioni da parte dei proprietari. In primo luogo una questione delicata  è salvaguardare la proprietà e il controllo nelle mani degli eredi che in questo modo possono superare le preoccupazioni  per la niente affatto teorica possibilità che le carte contengano informazioni sensibili, delicate che riguardano loro stretti familiari e in generale persone viventi. Nel mio caso c’è un grosso fascio di lettere che si sono scambiate i miei genitori negli anni della guerra nelle quali si raccontavano tutto di tutti.

Con l’aiuto del notaio Mario Piccinini si è dunque stabilito un regolamento in base al quale  per lo studio e la pubblicazione dei documenti ci vuole sempre l’autorizzazione della famiglia proprietaria. La quale comunque può ritirare la dotazione concessa in qualunque momento con la sola restrizione che se lo fa passati due anni, deve prima aspettare che sia concluso lo studio e la sistemazione del fondo.

Così ne 2012 abbiamo costituito l’Associazione Arcton Associazione degli archivi dei cristiani toscani del novecento, che si propone  di conservare la memoria di personalità toscane attive nel panorama cattolico a partire dal secolo scorso e del loro impegno in campo sociale. Il nostro primo presidente è stato il cardinale Silvano Piovanelli che ha accettato con grande generosità e disponibilità di presiederla e lo ha fatto fino alla sua scomparsa avvenuta il 9 luglio 2016.

Il problema più urgente era quello di trovare una sede e qui è intervenuto un altro personaggio determinante per l’esistenza del nuovo archivio degli archivi: don Vincenzo Russo, uno dei responsabili dell’Opera Madonnina del Grappa e cappellano del carcere di Sollicciano.

Grazie a lui  è stata firmata una convenzione in base alla quale l’Opera ha concesso ad Arcton  l’uso di una stanza dotata dei dispositivi di sicurezza necessari in cambio di collaborazioni nell’attività di archiviazione che in un futuro potrebbe prevedere l’unificazione degli archivi di Arcton con quello di don Giulio Facibeni, una delle figure fondamentali per capire l’origine di quel fermento di rinnovamento e ricerca di una religiosità al servizio dei più deboli che caratterizzò la stagione del cattolicesimo fiorentino e toscano prima accennata.

Tutto bello, tutto avviato, ma come finanziare il lavoro degli archivisti? Qui bisogna dire che il nostro territorio dispone di quella infinita risorsa che è l’Ente Cassa di Risparmio, oggi Fondazione Crfirenze.

Con due successevi contributi, uno concesso pochi mesi fa, e per questo ringrazio la vicepresidente Donatella Carmi, siamo arrivati al momento che aspettavamo da tempo. Proprio nei giorni scorsi abbiamo aperto la sede con due giovani archiviste in modo che non solo possa cominciare il lavoro volto a ordinare e schedare e catalogare le carte, dando loro una struttura e dotandole di  inventari che consentiranno al tempo stesso di avere una chiara panoramica del materiale presente e della sua natura, ed eviteranno possibili dispersioni. Si può legittimamente prevedere, inoltre, un futuro intervento di digitalizzazione della documentazione, volto sia alla tutela dei supporti originali che a favorirne la consultazione.

A questi due interventi si è aggiunto quello davvero decisivo nelle fasi più critiche dell’avvio dell’attività della Soprintendenza archivistica che non solo ci ha sostenuto con il lavoro e l’accompagnamento della dottoressa Monica Nocentini, ma ha in questi giorni anche deliberato un contributo finanziario che garantirà la continuità dell’attività nei prossimi mesi.

Partita con il conferimento degli archivi di Giampaolo Meucci, Anna Ninci Meucci e don Ajmo Petracchi, Arcton si è in fasi successive arricchita degli archivi di don Renzo Rossi, mons. Gino Bonanni, don Danilo Cubattoli e don Paolo Giannoni . Presto verranno conferiti dalla famiglia Torricelli parti dell’archivio di Raffaello Torricelli. Altri eredi di personalità del mondo cattolico hanno dichiarato il loro interesse.

Con il 3 ottobre abbiamo dunque aperto la sede nella quale non solo si procederà al lavoro di sistemazione, ordinamento e catalogazione a disposizione degli studiosi, ma si porrà come centro di attrazione per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione nella quale mi sono trovato io. Dove mettere le carte trovate nelle scrivanie e nelle biblioteche dei miei?

Una volta terminata la fase di riordino e archiviazione, il materiale sarà a disposizione di ricercatori e storici, con modalità d’accesso dettate dalle volontà degli eredi e dalla normativa vigente. E’ speranza dell’associazione che altri archivi si aggiungano all’elenco, evitando così la dispersione di importanti fonti per la storia contemporanea fiorentina e toscana.

Foto: David Maria Turoldo 

 

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