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Ettore Bernabei e il Giornale del Mattino Opinion leader

Firenze – La sede della Rai di Firenze ha celebrato il 50° anniversario della sua realizzazione con un incontro dedicato alla figura di Ettore Bernabei che è stato uno dei costruttori del network televisivo nazionale. Promosso dalla Fondazione Giorgio La Pira, l’incontro era incentrato sugli anni nei quali Bernabei è stato direttore del Giornale del Mattino (1951-1956), che fu protagonista della grande stagione di confronto politico che contribuì alla costruzione della nuova democrazia italia. Di quella esperienza, in vista di una pubblicazione che vedrà la luce nei prossimi mesi hanno parlato con il direttore della sede Andrea Jengo e il presidente della Fondazione Giorgio La Pira, Mario Primicerio,  Sergio Lepri, che fu il capo redattore del quotidiano, stretto collaboratore di Bernabei, e successivamente direttore dell’Agenzia Ansa. lo storico Pier Luigi Ballini, i giornalisti Giuseppe Fedi e Piero Meucci e Marco Bernabei, figlio di Ettore. Pubblichiamo l’intervento del direttore di Stamptoscana che fa parte del gruppo che sta lavorando alla publicazione.

Cercheremo di andare all’origine del successo della formula politico – editoriale del giornale diretto da Ettore Bernabei, successo che si deve all’eccezionalità dei protagonisti della scena politica e culturale del tempo che trova il suo epicentro in Firenze, ma che si proietta grazie alla qualità dei personaggi formatisi in Toscana anche nella politica nazionale.  Al punto che quanto accade in questa città diventa immediatamente paradigmatico per la comunità nazionale, dal momento che il conflitto ideologico fra Est e Ovest ha di fatto paralizzato le spinte di rinnovamento.

A Firenze, invece, in tutte le sue componenti politiche, ideologiche, culturali e religiose, si svolse una dinamica nelle idee e nel confronto politico che andava al di là degli schemi imposti dal quadro internazionale.

Aria fresca che continuamente irrompe fra le contraddizioni, i dogmi, le difese ad oltranza degli interessi, e che vede gli stessi giornali nati dalla Resistenza e da quell’eccezionale laboratorio di democrazia che fu La Nazione del Popolo interloquire fra di loro, dialogare nonostante i fronti opposti.

Un esempio per tutti – ma sono moltissimi e di questi parleremo nel nostro capitolo – l’episodio dell’intervento di Sergio Lepri nell’inchiesta sull’anticomunismo lanciata da Romano Bilenchi sul Nuovo Corriere dal titolo “Apriamo un dibattito sull’anticomunismo (febbraio 1954). Non era mai accaduto che un giornalista firmasse un intervento sulla prima pagina di uno die principali concorrenti.

In questo contesto particolare, un gruppo di giornalisti molti dei quali provenienti dall’esperienza della guerra e della liberazione, altri che si sono formati all’interno della redazione (saranno per la maggior parte punte di eccellenza della loro generazione), cercarono di mettere a disposizione di questa realtà così ricca e stimolante, il loro bagaglio professionale.

La concorrenza è molto dura. Ben altre risorse possiede la Nazione che viene da una lunga tradizione e dunque da una altrettanto sedimentata consuetudine da parte dei lettori toscani, nonché espressione di interessi economici importanti.

Il Mattino, prima Mattino dell’Italia centrale (1947) poi dal 21 febbraio 1954 Giornale del Mattino, come del resto il Nuovo Corriere, è un giornale di battaglia politica, formalmente schierato con un partito, la Democrazia Cristiana, ma non abbandona, come hanno fatto altri fogli analoghi, il fondamentale principio che il giornale è “al servizio dei suoi lettori” : “Il nostro giornale deve essere fatto in maniera che vada in mano non solo ai democristiani, ma a tutti. Un giornale aperto e moderno”, così Bernabei nei suoi interventi ed editoriali.

Un programma ambizioso. “Un processo di rinnovamento del giornalismo quotidiano in Italia è una necessità largamente sentita. Noi vogliamo porci all’avanguardia di tale processo di rinnovamento”. Il successo diventa anzi un invito a fare ancora di più: non solo un giornale che sia un dialogo con i lettori, ma “un giornale scritto in collaborazione con i lettori (così è scritto in pagina con lettere maiuscole), un giornale non solo vicino alla sensibilità dei lettori, ma aperto alle loro critiche e ai loro consigli, libera tribuna delle loro opinioni e dei loro giudizi”, come scrive Lepri nel trarre un bilancio dal referendum fra i lettori che ebbe un risultato straordinario di risposte.

Nei quattro anni di lavoro il team di Bernabei ha messo in campo una grande quantità di innovazioni sia nella confezione del giornale, sia nei contenuti di informazione e servizio che sono stati ripresi e sviluppati anche dalla stampa nazionale.

Il fatto di essere al centro dell’elaborazione politica e sociale, di essere collegati con la grande politica internazionale grazie soprattutto a Giorgio la Pira, il fatto di essere un quotidiano che era letto e contava a Roma, era un grande stimolo per la ricerca di soluzioni e idee per conquistare lettori.

Si mettevano alla prova oggi diremmo format giornalistici in tante e sempre più creative declinazioni. Basta fare l’elenco delle inchieste e delle iniziative collegate alla cronaca. Ne cito solo alcune: l’inchiesta sui minatori di Maremma dopo la tragedia di Ribolla, nella quale morirono 42 minatori, quella sulla riforma agraria alla quale ha contribuito lo stesso Bernabei, quella sulla religiosità dei toscani di Ugo Guidi, o sulla musica contemporanea curata da Leonardo Pinzauti che fu direttore del Mattino negli ultimi anni prima della chiusura.

Ma ce ne sono tante che vanno a toccare gli interessi dei lettori, sulla scuola o sul traffico e gli incidenti stradali. Sono i diritti contenuti nella giovane Costituzione italiana, soprattutto quello al lavoro, che offrono gli spunti per approfondire, individuare le criticità, far parlare la gente.

L’orientamento al lettore emerge anche dal gran numero di rubriche e di interventi che si propongono di spiegare in modo tecnicamente corretto, ma semplice e divulgativo, questioni e problemi della vita quotidiana delle persone. A cominciare dalle parole che si impongono nei resoconti dei cronisti. Una delle rubriche che ebbe maggior successo fu quella di consulenza tributaria

Il Giornale del Mattino fu, in definitiva, uno di quei giornali che riusciva ad anticipare l’agenda del dibattito pubblico in anni nei quali si costruiva la Repubblica e si ammodernava la città aprendola anche ai ceti più disagiati.

Lasciando agli storici il compito di ricostruire il ruolo che il giornale ebbe in quella fase storica, le sue battaglie, il suo schierarsi per una via sociale fra il comunismo totalitario e il liberismo meccanicistico sulla base dell’insegnamento lapiriano, noi vorremmo in definitiva riscostruire il modello di un gruppo creativo coeso e capace che realizzò un prodotto giornalistico per quei tempi originale e innovativo. Nel confronto con gli altri quotidiani che venivano pubblicati in quegli anni.

E anche con l’ambizione di dare un contributo al dibattito in corso su come superare la crisi che il giornalismo nelle sue varie espressioni sta attraversando.

Vorrei chiudere con la citazione di una lettera che Bernabei inviò ai suoi giornalisti, citata da Lepri e un omaggio anche al direttore dell’Ansa che non mancava di sostenere e lodare i suoi giornalisti quando lavoravano bene:

“Oggi ho sentito il bisogno di riaprire il giornale più e più volte e di rileggermi le cose già lette. Ogni volta mi entusiasmavo e con rinnovata gratitudine pensavo a te e ai colleghi che vi avevate travasato la vostra intelligenza e la vostra passione. Anche a nome di lettori e di amici autorevoli devo esprimerti il sincero e fraterno grazie, con la preghiera di estenderlo a tutti i colleghi della redazione. Penso che il numero di oggi possa essere una buona premessa per quel rinnovato e più bel giornale che faremo”.

Bernabei lasciò la direzione del Mattino per andare a dirigere Il Popolo a Roma il 5 agosto 1956, due giorni dopo, il 7 agosto, veniva chiuso dal Pci Il Nuovo Corriere di Romano Bilenchi che nell’editoriale sulle repressioni delle proteste operaie in Polonia aveva ribadito l’indipendenza di giudizio sugli errori nel sistema comunista.

Finiva così una delle più straordinarie stagioni del giornalismo italiano di cui il Mattino di Bernabei fu un grande protagonista.

Foto: da sinistra Ettore Bernabei e Giorgio La Pira

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