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Fiorentina ritrovata nel nome di Astori con una certezza, l’allenatore Opinion leader

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Firenze – Anche in medicina si assiste a “miracoli” del genere. La chiamano resilienza, parola che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici o ai postumi di una grave malattia. I resilienti riescono a riorganizzare positivamente la propria vita a dispetto delle difficoltà, e a recuperare un ottimismo della volontà che li fa essere volitivi eproduttivi nonostante un qualche handicap che farebbe invece prevedere performance meno efficaci.

Resiliente è l’Andrea Sperelli de Il piacere di D’Annunzio, che rinasce come un “uomo nuovo” dopo una gravissima ferita subita in duello. E a guardar bene, anche il personaggio del poeta indirizza le sue ritrovate e moltiplicate energie non soltanto a pro suo, come se una spinta vitalistica lo rimettesse egocentricamente a proprio agio con il corpo e con il mondo, ma anche a pro degli altri; coi quali ritrova una solidarietà e una lealtà che (tipico tema dannunziano) l’affarismo della nostra società, la “religione della roba”, non gli avevano consentito di apprezzare prima.

Forse Pioli voleva dire questo, quando accennava al fatto che “i ragazzi”, dopo il lutto per la morte del loro capitano, rendevano di più perché pensavano meno alle stupidaggini. Il ritrovato spirito di gruppo della squadra, l’attenzione e la dedizione di tutti, sono un po’ frutto di questo momento in cui i ragazzi sono d’un tratto dovuti diventare uomini. Bene, bello e soprattutto buono (nel senso morale più alto). E niente di miracoloso e di soprannaturale.

Anzi, riflettendo su quello che sta succedendo a Firenze si capisce quello che si potrebbe ottenere altrimenti, senza dover passare per il dolore di una tremenda disgrazia e per l’elaborazione di un lutto. Perché qui, in buona sostanza, si tratta di trovare motivazioni e di credere davvero nelle cose. E questo lo devono saper ottenere una società che funziona, un presidente presente e primo tifoso, e un allenatore aziendalista e bravo psicologo con un progetto vero davanti.

Non serve altro. Ma che cosa abbiamo, a Firenze, del necessario? Intanto un ottimo allenatore. Pioli ha dimostrato di essere capace di tirar fuori il meglio dai suoi (non eccelsi) giocatori e di saperli motivare. Si è anche saputo ravvedere, e per ragioni nobili: “vedeva” poco Saponara, ma ha cominciato a vederlo dopo la toccante lettera-preghiera che il giocatore ha dedicato ad Astori. Lì è scattato qualcosa che ha messo in sintonia i due.

Saponara si è sentito apprezzato, ha ritrovato fiducia, ha sentito di essere importante anche per aver interpretato con sincerità e con verità il dramma di tutti. Ora è un leader morale ed è un leader in campo. E mi chiedo: ma se nel calcio, invece di coltivare ignoranza e frasi fatte, si desse un po’ più peso alla cultura! La cultura sembra non servire, sembra essere qualcosa di lontano dalla vita.

Finché la vita non se ne va da un corpo giovane e aitante, e allora ti mancano le parole per esprimere il dolore, per partecipare un’emozione profonda, per dare un senso a quell’esperienza ma anche a quello che rimane (quanti messaggi dei compagni e degli amici di Astori ripetevano che “non c’erano parole”!). Dobbiamo essere grati a Pioli che è riuscito a tenere in mano con sapienza una situazione che poteva degenerare in depressione generale, in sfiducia, in resa. E lo ha fatto parlando, trovando eccome le parole, dicendo cose semplici ma che volgevano gli umori in positività. Guai arrendersi all’ineffabile!

Ma soprattutto (e ora rimettiamo i piedi per terra), guai illudersi, guai pensare di aver risolto per “miracolo” tutti i problemi, guai assolvere chi è responsabile di scelte sbagliate e di una gestione della società piena di contraddizioni e di inganni (autoinganni compresi). Approfittiamo per far chiaro e per mettere le carte in tavola senza ipocrisie. Sarà difficile, con la Roma, la Lazio, il Napoli e il Milan che ci aspettano nelle prossime otto partite, arrivare davanti ad Atalanta e Sampdoria.

Sarà quasi impossibile farlo con questi giocatori, che ora stanno dando il meglio e forse di più, ma che restano i giocatori non eccelsi che erano prima. Alla Viola manca un terzino destro (o due, per sicurezza), manca un terzino sinistro d’esperienza e che sappia difendere, manca molto all’attacco, forse manca un portiere; di sicuro manca una rosa affidabile e sufficientemente ampia.

L’unica certezza è il centrocampo. Benassi-Badelj-Veretout con il Dabo di ieri e il Saponara a tutto campo che ha movimentato e cambiato in meglio il rigido 3-4-3 di un mese fa, sono una risorsa sulla quale costruire. I due centrali di difesa, cui si aggiungono Milenkovic e Hristov giovanissimi di belle speranze, sono altrettante certezze. Il resto va pensato e fatto pensare a Pioli (che per ora sa chi e come scegliere) ma anche a un Direttore Sportivo che non sbagli più un colpo. A proposito, lo sanno i DV che Sabatini è in giro senza contratto? Ecco: con Sabatini e Pioli a garantire tecnicamente (e moralmente) troverei sensato cominciare a riparlare di un progetto.

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