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Fiorentina: un respiro di sollievo, ma senza allegria Opinion leader

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Firenze - Anche l’anno scorso, più o meno, passammo un girone di ritorno nel quasi nulla assoluto. Annoiandoci, senza un obiettivo, nella sola attesa di cambiare tutto pur di uscire da quel torpore. L’anno scorso però avevamo una Fiorentina potenzialmente da quarto posto (forse ce ne siamo accorti dopo), e un tecnico, sempre che tale fosse, che neanche una squadra in lotta per non retrocedere avrebbe tenuto.

La classifica della Fiorentina risultava da una media tra i due valori. Quest’anno invece siamo riusciti a somigliare perfettamente a quello che, tra mille ipocrisie e altrettante malefatte, si è cercato di nascondere sotto il trucco: una squadra finalmente mediocre come la voleva la proprietà, con un buon tecnico (ci voleva poco a migliorare) e il più efficiente dei DS nel disfare. Ieri eravamo ansiosi di sapere se le ultime disastrose prestazioni della Viola erano una tendenza irreversibile o un incidente. Sappiamo che erano un incidente, ma lo sappiamo però dopo aver affrontato in una partita pressoché non giocata un Bologna che, di spirito, stava assai peggio di noi. In quanto a tecnica e a qualità di gioco, tra tutt’e due, meglio non commentare.

La vittoria di ieri ha almeno avuto il merito di rianimare gli ossessionati dal risultato. Abbiamo vinto e staccato di quattro punti una squadra che avrebbe potuto approfittare della partita per superarci in classifica. Qualcuno, Corvino di sicuro, riprenderà fiato anche per dire che i giochi per l’Europa sono sempre aperti. E a proposito di Corvino. Dopo l’impegnativo mercato di riparazione, è in missione a spiegare ai tifosi e ai giornalisti che ha appena salvato la Fiorentina dal fallimento (questa poi è nuova! Fallimento? O chi lo sapeva!).

E guai a chiedergli se forse non gli riusciva meglio quel salvataggio non regalando Mancini all’Atalanta (ieri titolare nell’Atalanta e addirittura in gol) o tenendosi Ilicic (quest’anno sempre il migliore in campo)  e magari anche Tomovic, risparmiando i milioni spesi per Vitor Hugo e per quel mazzetto di carciofi, da Saponara a Eysseric, da Diks a Laurini, che avrebbero dovuto farceli dimenticare. Ma di calcio non si parla, a Firenze. Si parla dello scampato fallimento, degli umori della società, della visita dei patron in settimana, dei tifosi da ringraziare perché seguono fedeli la squadra (all’opera si è prestato anche il Sindaco), ma non si parla di gioco e di giocatori; né, purtroppo, si parla di chi li compra.

Giuro che da ora smetto di parlare di Corvino, dato che non servirà più almeno fino a fine campionato. Ma a memoria futura qualche considerazione in più sul mercato di gennaio, anche alla luce della partita di ieri, la voglio fare. La squadra titolare è rimasta quella che era, anche a dispetto dei titoli dei giornali che in settimana annunciavano una “rivoluzione” da parte di Pioli. Dabo sarà pure un buon giocatore, senz’altro è persona educata e con una cultura superiore alla media (assai bassa) dei pedatori nostrali.

Ma se giocherà, giocherà al posto di Benassi, e questo fa già pensare; perché Benassi (costato 10 milioni), giocatore con ambizioni da Nazionale, doveva essere uno dei pochi punti di forza della squadra. E invece farà la fine di Vitor Hugo, pagato caro anche lui, finché il DS (magari imbeccato dall’allenatore) non capì in extremis che era meglio prendere anche Pezzella, vanificando così quei milioni spesi e aumentando il monte costi di riscatto. Da notare, dopo ieri, che addirittura Milenkovic, nella graduatoria dei gradimenti dell’allenatore, viene come stopper prima di Vitor Hugo.

Questo per ribadire quanto bene sono stati spesi i 9 milioni per lui! Anche con Laurini era successo lo stesso. L’acquisto per il ruolo di terzino destro, del genere “se non lo conoscete, peggio per voi”, era Gaspar. Poi il ripensamento in extremis e l’acquisto di Laurini insieme alla cessione di Tomovic, a conferma che si era sbagliato.

E Falcinelli?  Non vorrei che anche quest’ultimo arrivo fosse l’ennesima vanificazione di una spesa fatta male. Simeone è costato 18 milioni (troppi, ho sempre detto). Prima aveva in panchina l’alternativa inoffensiva di un Baba ormai demotivato. Ora ha Falcinelli, che ieri non è affatto dispiaciuto nei minuti in cui è stato in campo. Vuoi vedere che alla fine titolare diventa lui, che magari il neo-arrivato Vlahovic reclama la sua parte di attenzione nel ruolo, e che il “colpaccio” di mercato Simeone diventa l’ennesimo flop del Corvo? Ma importante è che siano contenti i DV, che intanto hanno evitato il fallimento e di conseguenza hanno premiato il DS con il rinnovo fino al 2020! A noi digerire i carciofi.

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