I 500 anni dalla Riforma: l’etica della responsabilità collettiva del credente | StampToscana
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I 500 anni dalla Riforma: l’etica della responsabilità collettiva del credente Opinion leader

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Firenze - Intervento di Valdo Spini alla tavola rotonda : “Il cinquecentenario della Riforma: coscienza e libertà” svoltosi a Palazzo Medici Riccardi il 2 Dicembre 2017 con la partecipazione di Massimo Cacciari, don Cristiano Bettega, il pastore Paolo Ricca e con i saluti del cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betòri, e della presidente del consiglio dei pastori delle chiese evangeliche fiorentine, Letizia Tomassone.

E’ importante, anche per la stessa dimensione europea dell’Italia, che il tema del V centenario della Riforma  venga discusso a fondo anche nel nostro paese e certamente Firenze è una città particolarmente adatta a questa riflessi.

E’ bene ricordare  che la storia delle chiese protestanti comincia non tanto con uno scisma quanto con una scomunica.

Exsurge Domine, è il titolo  della bolla papale  di condanna. emessa da Papa Leone X  il 15 giugno 1520  contro il riformatore Martin Lutero e le sue tesi affisse nella cattedrale di  Wittemberg il 31 ottobre 2017. La bolla del papa fiorentino , già cardinale Giovanni de ‘Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, nella traduzione italiana, così infatti iniziava:. “Sorgio Signore e giudica la tua causa; un cinghiale ha invaso la tua vigna…”

Il monaco agostiniano Martin Lutero si opponeva al papa rifiutando la dottrina delle indulgenze e affermando una teologia , che si consolidò con la riforma protestante e che poteva essere  riassunta nei cinque  “soltanto”:, espressi nei termini  latini di: : “Sola fide, sola scriptura, sola gratia, solus Christus, soli Deo gloria”, dall’evidente significato dirompente nei confronti della struttura ecclesiale della Chiesa Cattolica del tempo.

In genere la condanna papale per l’eretico significava esecuzione capitale, ma nel caso di Lutero non fu così: il suo rinnovamento teologico si incontrava con le aspirazioni politiche di parte dei principi tedeschi, uno dei quali, Federico il Saggio, lo “rapì”, nascondendolo nella fortezza della Wartburg e permettendogli, con un lavoro di dieci mesi, di procedere, con grande successo, alla traduzione in tedesco della Bibbia. Uno dei capisaldi della fede riformata era l’importanza che il credente avesse accesso direttamente alle Sacre Scritture e si ponesse in diretto rapporto con il loro insegnamento. L’importanza sociale di questo assunto fu evidente. Da allora, protestantesimo e alfabetizzazione delle masse procedettero in simbiosi. La Bibbia fu tradotta nelle vare lingue nazionali che ne ricevettero a loro volta un significativo rafforzamento. È solo un esempio della profonda influenza che ebbe la Riforma nell’affermazione dell’Europa moderna.

Quello che va sottolineato è come, a distanza di cinquecento anni da questa separazione, l’anniversario della Riforma luterana venga concelebrato insieme  da protestanti e cattolici. L’anno del cinquecentenario si è infatti aperto il 31 ottobre 2016 da una celebrazione comune a Lund in Svezia, dove è andato Papa Francesco, che alla fine ha anche firmato una dichiarazione congiunta col presidente della Federazione Luterana Mondiale , il vescovo Munib Yunan, che è personalmente un palestinese e che ha parlato qualche tempo addietro anche nella nostra città per un’iniziativa di area cattolica.

Il positivo significato ecumenico di questi avvenimenti di avvicinamento reciproco è evidente, così come  è evidente il significato di profondo rinnovamento che questo implica per la testimonianza cristiana nel mondo di oggi. I prodromi di questo riavvicinamento furono posti dal Concilio vaticano II voluto da Giovanni XXIII e  convocato nell’ottobre 1962. Si può pertanto parlare, sia pure in un ambito certamente più ristretto di quello della Riforma protestante  che fu (in realtà una vera e propria rifondazione ) di una riforma cattolica, del resto poi sviluppata nella prassi dall’attuale Papa Francesco .

Alla Riforma protestante non si può peraltro guardare in sede storica, con riguardo all’Europa del cinquecento o all’Europa e all’America del Nord del seicento, ma nelle sue conseguenze nella contemporaneità.

Alla domanda su quali siano  le personalità protestanti più importanti e significative dell’età contemporanea, personalmente  risponderei con due nomi: quello del pastore e teologo  luterano della chiesa confessante tedesca, Dietrich Bonhoeffer, impiccato  dai nazisti il 9 aprile del  1945 e quello di un pastore battista dal significativo nome di Martin Lutero, il leader del movimento di emancipazione della gente di colore americana, Martin Luther King, ambedue  veri e propri testimoni (martiri in senso greco) della loro fede di fronte ai grandi problemi del totalitarismo da un lato, e dell’uguaglianza degli appartenenti al genere umano dall’altro.

In Italia (nel senso moderno del termine) abbiamo avuto la presenza dei Valdesi fin dal XII secolo, quattrocento anni circa prima di Lutero e di Calvino. Anche nel caso di Valdo vi fu una scomunica  seguita da lunghi secoli di resistenza alle persecuzion nelle cosiddette Valli Valdesi. I tentativi di diffusione della Riforma in Italia nel XVI secolo furono stroncati, anche se non mancò chi, come Michelangelo Buonarroti, fu vicino a cenacoli simpatizzanti per la fede riformata. Alla piccola minoranza dei Valdesi il merito di avere preservato nei secoli questo momento importante di pluralismo religioso cristiano nel nostro paese.

Papa Francesco nel 2015 ha proprio voluto recarsi nel tempio valdese di Torino e chiedere con parole molto belle e sentite il perdono per le persecuzioni che i valdesi stessi avevano subito nei secoli.

Ma quale può essere oggi nel XXI secolo in Italia, il significato di questa celebrazione comune, per cristiani di confessione riformata e per i cristiani cattolici, e più in generale il significato della riforma  per i credenti e non credenti, senza contare i credenti delle altre fedi religiose?

Credo che nell’Italia di oggi ci siano le condizioni perché cattolici e protestanti facciano proprio il messaggio di quell’etica della responsabilità collettiva del credente  che è stata caratteristica dei momenti più alti della storia della Riforma. Insomma quello che per Piero Gobetti era il peso della mancata riforma religiosa nella storia del paese, e in particolare nel Risorgimento, oggi deve essere assunto sulle spalle sia dei protestanti che dei cattolici per essere naturalmente condiviso  con i  non credenti e con i  credenti delle altre religioni.

Penso ai manifesti contro la mafia affissi dal pastore valdese di Palermo dopo la strage di Ciaculli, penso ad esempio all’importanza di quanto va facendo in questi anni la Chiesa cattolica nel mezzogiorno d’Italia per  mettere fine a quelle forme di omaggio alle famiglie mafiose (gli inchini delle immagini nelle processioni e quant’altro)  intese a sancirne il potere e la rispettabilità. Su un altro versante, quello dell’emigrazione sono molto importanti le iniziative sui corridoi umanitari condotte insieme da protestanti e cattolici della Comunità di sant’Egidio con il sostegno dell’otto per mille della Chiesa valdese.

Il problema di un’etica individuale della responsabilità verso la comunità e verso le istituzioni democratiche che la sostengono è ormai in Italia non solo problema etico-politico, ma anche socio-economico, tanto è evidente il ruolo di zavorra dello sviluppo del paese assunto dai fenomeni di illegalità che percorrono la società italiana. Dobbiamo essere tutti consapevoli della necessità che il nostro paese si scrolli questa zavorra dalle spalle anche se uquesto significa ribellarsi in un modo o in altro a dei poteri o meglio a degi antipotei forti e costitutii.

L’obiettivo di una profonda riforma della coscienza etica del nostro paese  credo possa essere un modo coerente di celebrare il “Qui sto, non posso fare altrimenti e che Dio m’aiuti!” pronunciato da Martin Lutero rifiutando cinquecento anni fa l’ossequio alla bolla papale richiamata all’inizio di questo intervento  e  dando inizio alla Riforma Protestante.

 

 

 

 

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