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Il blog di Francesco Colonna
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Il bando al Qatar: lotte di potere per la supremazia nel Golfo Opinion leader

al jazzera

Pisa - Il Golfo è in una spirale senza precedenti. La rottura delle relazioni tra gli Stati, che si è aggrovigliata su se stessa, non permette, almeno per il momento, che qualcuno faccia il fatidico passo indietro. L’ultimatum “inviato” al Qatar dal blocco composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein ed Egitto, non è negoziabile.

Questa è la linea che gli ambasciatori sauditi hanno espresso alle cancellerie di mezzo mondo, allarmando ulteriormente la Comunità Internazionale. La conditio sine qua non per “raffreddare” l’escalation e ristabilire la situazione delle relazioni preesistenti è scritta in calce nelle 13 richieste che Doha deve soddisfare, tra le quali: la chiusura dell’emittente televisivo Al-Jazerra e l’espulsione di personaggi “scomodi”, la riduzione dei rapporti con l’Iran e la “scomunica” dei Fratelli Musulmani.

Il limite di tempo imposto per provvedere all’ingiunzione è stretto. Allo scadere il piccolo Stato del Golfo dovrà aspettarsi altre rappresaglie a catena, a partire dalla probabile espulsione del Qatar dal Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), opzione sollevata da Riyad. Ovviamente da parte qatariota le richieste dei vicini sono ritenute inaccettabili: “un atto illegale finalizzato a limitare la sovranità, nazionale ed estera, del Qatar”.

La disputa del Golfo non è solo “una questione familiare” come qualcuno a Washington vuole far credere. In gioco c’è: la supremazia culturale e politica sul mondo arabo, il controllo del Medioriente negli anni a venire. Un conflitto, in tutto e per tutto, che lascerà sul campo di battaglia un vincente e un perdente. Vuoi che sia il blocco composto dai sauditi, Emirati Arabi, Bahrein ed Egitto o vuoi quello ancora in fase embrionale, almeno sulla carta, che ipoteticamente potrebbe coagulare Qatar, Turchia e Iran. L’ipotesi di uno scontro tra sunniti e sciiti, maggioranza e minoranza dell’islam, passa quindi ad un livello più allargato e trasversale, globale.
Una situazione dove, ancora una volta nella storia sfortunata del Medioriente, è la gente a rischiare di pagare le dirette conseguenze. La mossa di isolare commercialmente il Qatar non ha avuto l’effetto sperato e dopo lo shock iniziale, con l’assalto ai supermercati per accaparrarsi generi alimentari di prima necessità, nella piccola penisola araba è tornata una parvenza di tranquillità. E sugli scaffali sono comparsi tonnellate di prodotti turchi e iraniani.
Mentre il caso Al Jezeera montava diventando un fragoroso classico esempio di casus belli. La “BBC di Doha” era da tempo nel mirino di molti Stati arabi che ne vietano la trasmissione. Accusandola di essere il megafono del moderno jihadismo, fiancheggiatori del terrorismo, quinta colonna dell’Is. La notizia che nella lista nera del CCG ci fosse Al Jazeera e che si imponesse la sua immediata chiusura ha fatto insorgere le associazioni per i diritti alla libertà di stampa: “una pretesa mostruosa”.
Silenziare, censurare e sopprimere un organo di stampa è un grave atto ai diritti dell’uomo, anche in una regione dove la parola diritto non ha radici. Al Jazeera ha da poco festeggiato i vent’anni di attività con qualche problema, oltre alle “serrande” srotolate in alcuni Paesi con giornalisti incarcerati o espulsi, il colosso ha anche registrato un notevole calo negli ascolti. Al Jazeera trasmette nel globo in inglese e in arabo. Nella versione araba, con un taglio editoriale molto diverso da quello in onda sul canale in lingua inglese, trovano spazio protagonisti alquanto discutibili. Predicatori di scuola e appartenenza fondamentalista. Figure che non hanno mancato di strumentalizzare le apparizioni in video, criticando l’Occidente ed esaltando il martirio jihadista.
La libertà, compresa quella della stampa, non è gratis. Nella guerra degli ascolti dietro ad Al Jazeera ci sono le più influenti famiglie qatariote e gli avversari di Al Arabiya sono sovvenzionati dai ricchi sauditi. Spegnere una televisione, comunque voce plurale, non è combattere il terrorismo. In democrazia basterebbe cambiare canale.
Alfredo De Girolamo
Enrico Catassi
Leggi anche su www.ilmedioriente.it

 

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