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Il giorno di Mandela in un Sudafrica diviso e in crisi Opinion leader

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Pisa - In Sudafrica è il giorno dedicato alla memoria di Mandela. Il 18 luglio, l’uomo che ha incarnato la resistenza al segregazionismo dell’apartheid, avrebbe compiuto 100 anni. Il colore giallo e il volto sorridente di quell’icona intramontabile sventoleranno nelle piazze di Johannesburg e nelle polverose e sterminate baraccopoli di Ekurhuleni.

Anche se a cinque anni dalla sua morte, da Pretoria a Città del Capo, il Paese è ancora profondamente diviso. E molti si chiederanno se ci sarà mai un nuovo Mandela. I nove anni di presidenza Zuma sono stati contrassegnati da ripetuti scandali, tra accuse di corruzione, evasione fiscale, appropriazione indebita, stupro e nepotismo. Politiche populiste, sconfinamento dei vincoli del proprio mandato hanno generato lo svilimento delle istituzioni e un declino della fiducia per lo storico partito di Mandela.

Le rivelazioni su legami poco chiari con clan spregiudicati, il caos di molte imprese statali, la caduta di Mugabe in Zimbabwe, la crisi energetica e quella idrica, la sconfitta alle amministrative del 2016, hanno convinto, lo scorso dicembre, i dirigenti del movimento ANC a dare la spallata definitiva a Zuma. Sostituendolo, a febbraio, con una figura che richiamasse alle nobili origini. Cyril Ramaphosa ha il compito di traghettare la nazione e il partito alle elezioni del prossimo anno. In Sudafrica la situazione è, tuttavia, poco ottimistica: il 47% della popolazione è in povertà, la disoccupazione è al 30%, circa l’80% delle terre appartiene alla minoranza bianca, alto tasso di criminalità, l’inflazione è al 7%, il costo del carburante e dei generi alimentari è in crescita.

La concentrazione delle ricchezza è a livelli pre-apartheid, le multinazionali che estraggono minerali hanno fatturati del 300% e le condizioni salariali degli operai restano basse. La classe media nera è stata assimilata da quella bianca e ora ne condivide i privilegi. Una borghesia esigua e ambiziosa, non in grado di essere un reale cuscinetto sociale. E’ questo il Sudafrica di oggi che intanto si aggrappa a “Nelson Mandela”. Un uomo che per 10 mila giorni è stato privato della libertà. Rinchiuso nel carcere di Robben Island, dove ha scontato gran parte della pena in isolamento, alla porta della cella impresso il suo numero 466/64, costretto ai lavori forzati e a punizioni corporali. Era nato nel villaggio della tribù degli xhosa di Mvezo a Rolling Hills, è sepolto a Qunu. Si è battuto contro un regime razzista e i pregiudizi, come un “invincibile”. 

Alfredo De Girolamo

Enrico Catassi

 

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