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Il Pd, Renzi e la debolezza delle percentuali bulgare Breaking news, Opinion leader

Firenze – Percentuali bulgare si registrano nei risultati del primi congressi dei circoli del Pd a Firenze città, con una punta del 94 per cento a favore di Renzi ieri al circolo San Lorenzo-Stazione, dove Renzi ha ottenuto 65 voti su 70 votanti.
Sono risultati prevedibili, perché negli ultimi anni gli iscritti ‘storici’ si sono progressivamente allontanati, sostituiti in parte da nuove adesioni, in particolare intorno al 28 febbraio, ultimo giorno utile per il tesseramento 2016, necessario per votare al congresso.
Non posso ovviamente festeggiare questi risultati, perché sono dalla parte di chi ha perso: sostengo Orlando e non Renzi.

Ma non festeggerei neppure se fossi dall’altra parte, perché queste percentuali sono il chiaro sintomo di un partito monopolizzato da una corrente, che di fatto si è trasformato nel comitato elettorale di un leader.
Per vincere le elezioni –a giugno le amministrative, nel 2018 le politiche- occorre al contrario un partito pluralista e inclusivo, capace di portare al voto tutti i potenziali elettori del Pd e non solo una parte.
E non si tratta solo delle elezioni: un partito opera sempre, il suo ruolo più importante è di garantire e organizzare la partecipazione e la cittadinanza attiva tra un’elezione e l’altra, anche perché gli eletti non si trovino privi del sostegno dei cittadini e dell’opinione pubblica, in balia dei vari comitati di strada o di gruppi di interesse.

Questi sono dati limitati a Firenze città, nella provincia le percentuali sono diverse, e ancora non conosciamo i risultati su base nazionale. Emiliano a esempio qui riscuote pochi suffragi, ma potrebbe andare forte in Puglia e in altre regioni del sud.
C’è poi l’incognita delle primarie, dove il voto è aperto anche ai non iscritti.
Un atteggiamento trionfalistico della maggioranza –qualunque maggioranza – sarebbe in ogni caso sbagliato: il partito democratico è oggi l’unica forza che, in un’alleanza di centro sinistra, può garantire la governabilità del Paese ed è in grado di convincere gli elettori. Purché si presenti come partito pluralista e inclusivo.

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