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Il blog di Francesco Colonna
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L’Italia dei piccoli centri: Montepescali, la coscienza dei luoghi Opinion leader

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Firenze – La rivista Testimonianze diretta da Severino Saccardi ha dedicato il suo  numero doppio n. 507-508 all’Italia dei piccoli centri. Sabato 14 gennaio alle 17,30 (Montepescali, chiesa dei SS. Stefano e Lorenzo) la rivista sarà oggetto di un incontro curato dall’Associazione Culturale di Montepescali con la partecipazione, oltre che di Saccardi e di Gianluca Franci esponente dell’Associazione, anche della vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, dal giurista e scrittore Giovanni Maria Flick, già ministro della Giustizia, e dal direttore di Stamp Piero Meucci, autore dell’articolo su Montepescali, qui riprodotto. 

Se volete una conferma che esiste una “coscienza dei luoghi”, secondo la suggestiva definizione dell’economista Giacomo Becattini, venite a Montepescali, 222 metri sopra il livello del mare, uno dei  paesi arrampicati sulle alture intorno a Grosseto.

Visto dal cielo il borgo medievale assomiglia a un “Fiore di pietra” dice il poeta Domenico Aleotti, e tutto intorno è “equilibrio e bellezza”, nell’immagine di Attilio Bertolucci. Ma non è questa la ragione che fa di una frazione di Grosseto di circa 300 abitanti un caso di scuola. Tanti borghi, anche più belli, si trovano in tutta la Toscana, contenitore di prodezze naturali e umane.

La coscienza di Montepescali si scorge nella vitalità della sua comunità. Nella molteplicità di associazioni e iniziative, nel suo inespresso ma costante riferirsi a una storia e a una cultura del territorio che risale a quando la piana di Castiglione della Pescaia era  il lago Prile, grande bacino commerciale prima degli etruschi e poi dei romani fino a che tutto non divenne la palude fetida e insalubre dei canti della Maremma amara.

La  gente viveva sulle colline per sfuggire alle febbri perniciose creando quei borghi murati che diventavano altrettante stazioni sulla via del mare della Francigena. Montepescali ne aveva sette di chiese per la preghiera dei pellegrini e una succursale dell’ospedale della Scala, dato che era un possedimento senese, come rivela lo stemma feudale che sfila nel corteo del Palio.

La storia vi è passata insieme alle truppe di Carlo V che ancora non sapevano che avrebbero messo Roma a sacco e, alla fine, con i granduchi Leopoldo, prima Pietro e poi Canapone che bonificarono la palude creando una delle aree agricole più fertili della zona.

Il paese sull’altura perse qualcosa del suo vantaggio strategico, ma quasi niente della sua coscienza. Del resto, a indicarne lo status di nobile comunità c’è quella pieve San Niccolò dell’anno Mille, uno di quei templi sorti dopo la grande paura della fine del mondo, arredato e impreziosito con il  “kit” utilizzato per tante chiese dalla Repubblica di Siena: affreschi con grande crocifisso ligneo del 300/400, e una tavola fondo oro di Matteo di Giovanni con l’effige del santo locale, San Guglielmo d’Aquitania, personaggio di discussi ma principeschi natali che è all’origine della rinata civiltà maremmana.

Così, il villeggiante fiorentino che per buona fortuna ha scelto Montepescali come base per il suo buen retiro, entra in punta di piedi in un mondo che di tutto ha bisogno tranne che di un paternalistico atteggiamento che è sempre frutto di un errato sentimento di superiorità.

Qui, Signori, si respira a pieni polmoni la cultura e la storia del territorio. Persino nelle espressioni meno edificanti, le liti, i rancori, le rivalità. Ma anche questo fa parte integrante della coscienza e della dinamica con la quale essa si sviluppa.

La comunità di Montepescali è una realtà complessa sia dal punto di vista dei suoi ordinamenti originari, sia da quello delle relazioni e delle gerarchie di valori che si sono stratificate nel corso dei secoli. Ci ha pensato Giotto Minucci, autore di saggi di storia locale, per lungo tempo presidente della comunità, a tenere viva e a far conoscere questa realtà, valorizzando e restaurando monumenti ed edifici storici grazie ai finanziamenti del Giubileo 2000.

Alla base di tutto ci sono gli Statuti del Libero Comune di Montepescali, organizzatosi in forma democratica fin dal 1147 sotto la protezione della Repubblica di Siena, che definiscono gli usi civici.

La proprietà collettiva è un retaggio feudale della gestione comune del territorio. In base a questi statuti, difesi con grande energia e con successo dai montepescalini di fronte a tanti potenti ”negazionisti”, i residenti hanno diritto a godere di alcuni beni (la legna, i pascoli, l’oliveto) che rimangono di proprietà comune. Tale privilegio è stato riconosciuto nella legislazione italiana che anzi ne ha valorizzato il ruolo di tutela del paesaggio e delle tradizioni rurali. In Toscana sono circa 30mila gli ettari di territorio interessati dagli usi civici principalmente nelle province di Lucca Grosseto e Massa Carrara.

Se altrove questo particolare ordinamento convive tranquillamente con le altre regole, a Montepescali è da tempo la causa di una dolorosa frattura fra il paese sull’altura e la frazione in piano, Braccagni, che nel giro di pochi anni è diventata una cittadina di 3mila abitanti.

La questione è delicata. Chi può usufruire della proprietà comune? Soli gli abitanti del paese alto, che sono coloro che ne hanno goduto fin dai tempi del feudatario, o anche quelli della piana? Non si tratta solo di una questione formale, perché gli usi civici sono gestiti da un consiglio direttivo che viene eletto periodicamente con un presidente e dei consiglieri che poi amministrano, dividono e assegnano.

Sta di fatto che una dozzina di anni fa fu deciso di unificare le due comunità e da lì è nata la controversia, perché la gestione è passata nelle mani dei braccagnini dieci volte più numerosi dei compaesani. Da qui le accuse di cattiva gestione, di favorire i “bassi” invece che gli “alti” sollevate dai montepescalini doc.

E’ una situazione complicata che normativamente in agosto ha avuto una prima soluzione giuridica dal momento che la Cassazione ha riconosciuto ai braccagnini gli stessi diritti dei montepescalini. Ma la questione comunque resta aperta.

Tutto ciòpuò sfuggire all’attenzione di chi sale sul colle per visitare il paese o per farne una base per andare al mare distante una ventina di chilometri. Ma non può non accorgersi che in questo borgo si svolge un’attività associativa e culturale eccezionale se si considera la dimensione della sua popolazione.

Intanto la strenua difesa dei diritti dei borghigiani è portata avanti dal circolo dei Cacciatori, che rappresentano il nucleo duro delle tradizioni paesane. Sono loro che organizzano l’evento che ha fatto di Montepescali una meta obbligata per villeggianti e maremmani di tutta la provincia. La Sagra del tortello e del cinghiale, che quest’anno festeggia il 40° compleanno, per dodici giorni attira sotto tendoni e gazebi più di mille persone per volta  venuti per godersi le serate estive al fresco e per ballare al baluardo panoramico che le guide chiamano “il balcone della Maremma”.

Tutto il paese è mobilitato: le donne cucinano, gli uomini pensano ai servizi, i ragazzi danno una mano a tavola. E’ un esercizio che contribuisce a unire la comunità e soprattutto  fornisce le risorse per le altre attività, prima fra tutte la Società di mutuo soccorso che organizza i servizi per gli anziani. Un altro investimento è stata la realizzazione di un parcheggio davanti al cimitero. Poi ci sono le gare sportive come il “Memorial Rigoli Remo” che richiama centinaia di ciclisti, giunto alla nona edizione.

I Cacciatori gestiscono l’azienda faunistica La Grancia di proprietà degli usi civici ma in concessione al conte Venier Grottanelli e ogni anno, l’8 dicembre, danno vita alla “cacciata dell’Immacolata” che richiama gli appassionati dell’arte venatoria da tutta Italia. Ma vorrebbero fare ancora di più, come dice il loro leader storico Angelo Castellucci. Vorrebbero per esempio creare un parco fotovoltaico per fornire energia elettrica gratuita a tutta la comunità. Ma occorrerebbe dirimere la lite con Braccagni, cioè riprendere in mano la gestione degli usi civici, o quanto meno mettere in minoranza i “parvenu” della pianura.

Intanto, alla fine di maggio, si è conclusa la 22ma edizione del Premio nazionale di poesia (più di 650 componimenti di 231 autori) che è l’evento più importante organizzato dal Circolo culturale, onorato due anni fa anche  dalla presenza di Giorgio Albertazzi. La poesia è una delle arti più praticate anche per la presenza e l’attività di Elena Cipriani Mazzantini, insegnante e poetessa, che ogni anno d’agosto propone un tema poetico nel suo “Giardino di Elenina”, l’ex cinematografo del paese, trasformato in un hortus conclusus sede di concerti, letture, eventi artistici. Fa riferimento al Circolo culturale anche il gruppo di paesani impegnati nelle attività religiose della chiesa di san Niccolò con il parroco don Giorgio Nencini. Sono loro che ogni anno allestiscono il grande presepe nell’altra pieve trecentesca dei santi Lorenzo e Stefano, che richiama  tanti visitatori.

Già perché Montepescali ha subito la sorte di tanti borghi antichi che un tempo avevano il cinema, la posta, la stazione dei carabinieri, la macelleria, la scuola di musica, gli alimentari, il calzolaio, il falegname etc. Erano i tempi in cui gli uomini andavano a lavorare alla polveriera nella vallata limitrofa o a fare i contadini lungo i pendii. Oggi invece tutti i servizi si trovano in  basso, a Braccagni, vicino all’Aurelia nuova, dove c’è anche l’area fieristica più importante del Grossetano, il Madonnino. Lo spopolamento cominciò nel 1952, quando l’Ente Maremma distribuì cento poderi in pianura e la gente prese le sue cose e se ne andò per sfuggire alla povertà.

Quelli rimasti non si rassegnano e coltivano l’antica nobiltà attraverso o cosiddetti asset intangibili: la cultura, la musica i valori della campagna. Così sta facendo Claudio Pisapia, milanese trapiantato in  Maremma dove ha messo su un artigianato di ceramica artistica e un laboratorio di produzione musicale che organizza insieme a Stefano Ortimini, e per iniziativa del Circolo culturale, ogni anno il Festival Rock Blues Montepescali, giunta alla nona edizione, vetrina delle band del territorio, e si è posto come polo di riferimento per molti giovani musicisti. n

In questo mondo ricco di umori e contraddizioni interagiscono le dieci famiglie “forestiere” che hanno deciso di sceglierlo per trascorrervi  i periodi di riposo. Una minoranza bene accolta anche per il contributo che possono dare alla comunità grazie alla loro professione: l’avvocato che sta nella Torre del Guascone, il cardiologo, il professore universitario, il giornalista, l’imprenditore pittore che ha ritratto i personaggi del paese prima che sparissero botteghe e mestieri, il dentista, l’esperto in restauro.

Ne sono passati tanti, anche stranieri. Un professore tedesco, per esempio, amava esercitarsi all’organo di san Niccolò, così il tardo pomeriggio estivo si poteva guardare la vallata e le alture lontane, Roccatederighi, Sassoforte, Roccastrada, Sticciano ascoltando le toccate e i corali di Bach. Esperienza magnifica.

Forse sta in questa miscela non facilmente definibile di bellezza ed equilibrio del paesaggio, di coscienza della terra e degli uomini, di un turbine di sensazioni, di profumi, di sentimenti anche contrastanti  la forza di attrazione del  borgo. E’ come se in questo microcosmo si  percepisse la forza (e la relatività) dell’esistenza.

 

Foto: DronePills

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DronePills

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