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Il blog di Francesco Colonna
Voltagabbana

Migranti: il caso dei somali specchio del grande dilemma nazionale Opinion leader

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Firenze – Le tempeste della storia lambiscono le nostre vite quotidiane. Gli sbarchi sulle coste italiane proseguono a un ritmo incalzante, in progressione inarrestabile. Migliaia di migranti, l’80% dei quali alla ricerca di una sopravvivenza che non trovano nei loro paesi,  si riversano lungo la penisola suscitando sempre più allarme e paura da parte delle comunità. Cresce il disagio aggravato dal fatto che il sistema pubblico è sempre meno in grado di gestire l’impatto di questa massa sia nella prima accoglienza, sia nell’offerta di una situazione più stabile anche se non definitiva.

Così la questione diventa il punto di frattura politico, l’argomento sul quale si vincono o si perdono le elezioni.  La sinistra dell’accoglienza, la destra del rifiuto, mentre Papa Francesco ammonisce sull’obbligo morale di aiutare i diseredati del pianeta.

Ma è possibile impostare ideologicamente il problema? Si tratta davvero solo di una posizione etica e di principio? O piuttosto in gioco c’è soprattutto la sostenibilità, parola abusata che significa: non si possono forzare le soluzioni e gli interventi al di là di quanto le condizioni siano esse materiali di risorse o di strutture o anche immateriali, psicologiche ed emotive, lo permettano.

Non c’è dubbio che le condizioni attuali impongono gradualità, tempi necessari per la preparazione e l’organizzazione, nonché tempi per la persuasione e la rassicurazione dei cittadini. Non è possibile far maturare questi due aspetti mentre infuriano i problemi del giorno per giorno. La pressante richiesta di chi arriva e la risposta rapida per ridurre al minimo gli effetti di un impatto che non dà requie.

Siamo dunque impigliati in una contraddizione fra problema morale e problema concreto, dalla quale bisogna avere il coraggio di uscire, accettare le responsabilità e costruire più rapidamente possibile un sistema di accoglienza che si armonizzi sia con le strutture sia con il sentire delle nostre comunità. Facendo tesoro delle esperienze, positive e negative.

Il caso dell’occupazione della Casa dei Gesuiti di Firenze occupata da un centinaio di persone fra somali e altre nazionalità è la rappresentazione al livello locale di ciò avviene al livello nazionale: lo stesso nodo gordiano, lo stesso intreccio di questioni, la stessa situazione gravida di rischi e pericoli.

Ultimo atto di una lunga e dolorosa vicenda di mancata sistemazione di rifugiati e migranti generici, l’occupazione è cominciata alla metà di gennaio ed è andata aggravandosi sempre di più sia dal punto di vista della qualità della vita quotidiana degli occupanti,  sia da quello della sicurezza, vista la quantità di bombole a gas e cucine difettose di cui dispongono.

Una degradazione costante che nasce proprio da quell’ intreccio di problemi di cui si parlava. L’atteggiamento di aiuto e accoglienza che fa parte della natura dei nostri concittadini è evidentemente un pilastro della missione di un ordine religioso che infatti si è prodigato il più possibile per aiutare i somali nonostante l’evidente violazione della legge.

Tale posizione tuttavia si è scontrata fin dall’inizio con la debolezza del sistema di accoglienza del territorio, con  l’impotenza  dei responsabili delle istituzioni, che possono comunque portare a loro parziale giustificazione la dimensione del fenomeno, e con la sostanziale indifferenza dei responsabili delle comunità di cui fanno parte.

Intanto però i vicini vivono nella paura per quanto potrebbe accadere e nella diffidenza ostile nei confronti degli occupanti che il tempo ha reso sempre meno disponibili a cedere un tetto che hanno conquistato con l’aiuto del Movimento di lotta per la casa. Una situazione dunque esplosiva sia dal punto di vista dei protagonisti che da quello degli abitanti degli edifici adiacenti, sia in generale da quello della difficoltà di mettere in campo un sistema di accoglienza severo ma rispettoso della dignità di chi chiede aiuto e soprattutto capace di dare soluzioni in tempi rapidi, prima che la situazione precipiti.

Sono questi gli aspetti che fanno dell’immigrazione il tema su quale si gioca l’evoluzione politica del Paese.  Il segretario del Pd Matteo Renzi ha posto la questione in termini diretti: dobbiamo salvarli ma non possiamo accoglierli tutti. Il governo Gentiloni ha ingaggiato una lotta con i partner europei, i quali però al massimo sborseranno più soldi per aiutare l’Italia e non apriranno di più le loro frontiere.

Ma il tempo stringe e occorre affrontare questo fenomeno epocale con una “carità organizzata” che impone nuovi modelli e nuovi  percorsi.  Una carità che suo malgrado non diventi complice di illegalità e situazioni abitative disumane.

 

Foto: UNHCR Unhcr

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