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Oroscopo viola: più che il favore degli astri ci vuole un numero 10 Opinion leader

Firenze – Non è certa la data di nascita della Fiorentina. Si sa che con il nome Fiorentina e con i colori sociali bianco e rosso  una squadra scende in campo per la prima volta il 19 settembre del 1926. Ma si dà per convenzione, anche senza documentazioni probanti, che la società di appartenenza fosse nata il 26 agosto di quell’anno. Dunque, tutto sotto il segno zodiacale della vergine. Gli astri, per il 2018, promettono ai nati della Vergine mirabilie, e a noi che sta a cuore il destino della Viola non resta che sperare in Giove, Saturno e Urano in transito nel segno, perché la “scienza” e i Della Valle di speranze ne danno poche.

Ieri, nella partita contro il Milan, abbiamo rivisto lo stesso film. Un copione scontato, attori mediocri; dedizione e voglia di fare, ma poca fantasia e poco costrutto. Come fare allora per assecondare i favori del cielo nel 2018? Ovviamente cominciare con una scrematura e con qualche spesa. Le 20 partite ufficiali giocate hanno dato indicazioni abbastanza chiare. La rosa è al minimo e va rinforzata; alcuni giocatori sono in esubero o non sono all’altezza; altri sono bravi ma servono il giusto alla causa.

Facciamo i nomi. La squadra titolare conta undici uomini, ormai quelli, con l’aggiunta di un Milenkovic o di un Vitor Hugo al posto di Laurini se la difesa è a tre. Io continuo a preferire il 4-3-3 (o 4-3-1-2) che sembra preferito anche da Pioli. I punti critici, qualsiasi schema si adotti, sono, ormai è noto, i due esterni bassi e il “trequartista”. Ora il lavoro di raccordo tra centrocampo e attacco lo svolge prevalentemente, e con risultati modesti, Thereau. Ci vorrebbe…un Ilicic, che però non c’è più.

Conviene aspettare ancora un po’ Eysseric più che Saponara, ma diventa davvero fondamentale avere un “numero dieci” che inventi qualcosa, che dia palla di prima, che attacchi gli spazi tra le linee con classe e soprattutto con senso del gol e dell’assist da gol. Gil Dias è l’alternativa in rosa. Ma il giocatore è un’ala, un doppione di Chiesa; bravino, con margini di crescita, ma con il limite di non essere nostro (e con un costo alto per il riscatto) e di non essere secondo me propriamente l’uomo giusto (come del resto, in Italia, non lo è nessuna “ala pura”).

Si è fatto il nome di Barella, che a me piace molto, ma sembra che 20 milioni non si vogliano spendere; e poi Barella segna poco, ed è più regista tradizionale che non trequartista. L’ideale sarebbe Verdi, che però costa anche di più. E Ciceretti? Costa troppo anche lui?

Allora non resta che sperare nel miracolo astrale, che ci porti un nome ora poco noto che possa diventare un Hazard, un De Bruyne o un David Silva. Purtroppo, come ho sempre sostenuto, non abbiamo uno staff dirigenziale in grado di fare scouting “miracolosi” a questi livelli. Ci basterebbe un Tare che si inventa Luis Alberto, o un Pradè che si inventa Praet e “riscopre” Ramirez. Ma noi abbiamo Corvino; tra l’altro Sagittario, con pronostici poco incoraggianti per l’anno a venire.

Comunque vi dico cosa farei io a gennaio. Intanto cederei Badelj alla Roma, ma non per Gonalons, bensì per il prestito di Emerson. Al posto di Badelj prenderei Viviani (prima che ci arrivi Pradé), per il quale pare siano avviate promettenti trattative. Poi accontenterei Pioli con Cataldi, cedendo Cristoforo, Olivera, Hagi, Zekhnini e Saponara (se qualcuno lo vuole).

Cataldi potrebbe servire anche a pungolare un Benassi finora deludente e smarrito. Farei anche rientrare Venuti e manderei Caspar a “fare esperienza” (sempreché gli serva a qualcosa). Ma soprattutto monetizzerei, finalmente, con la cessione di Babacar. La sua partita da titolare contro la Lazio in Coppa Italia ha dimostrato definitivamente che su di lui non si può contare.

Quei quarti d’ora in cui diventa risolutivo ci fanno pensare più a casualità che a meriti. E io sono convinto che anche un giovane come Vlahovic, in arrivo a gennaio, possa tranquillamente farne le veci (come lo stesso Thereau, una volta riportato nel suo vecchio ruolo di centravanti).  E allora, per affrontare l’emergenza ma anche per impostare una squadra interessante per il futuro, resta  il solo problema del “numero dieci”, costi quello che costi.

Coraggio, Fiorentina! Spendiamoli questi benedetti 20-30 milioni. Tra sei mesi li potremmo tranquillamente recuperare con gli interessi cedendo Chiesa o cedendo…quello stesso numero dieci! Se non vogliamo vincere, impariamo almeno a investire. E rileggiamola insieme questa formazione per l’anno nuovo: Sportiello, Laurini, Pezzella, Astori, Emerson; Benassi (o Cataldi), Viviani, Veretout; Chiesa, Verdi (o chi per lui, ma del suo valore e con le sue caratteristiche), Simeone.

Una formazione che avrebbe anche il merito di valorizzare giocatori giovani e italiani. Allora non sarebbero soltanto gli astri a farci sperare…

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