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Province, come risparmiare salvaguardando le identità locali Opinion leader

In effetti la Provincia è un Ente intermedio le cui funzioni potrebbero essere accorpate da Comuni e Regioni senza troppe scosse. Ma è altrettanto vero che i risparmi sarebbero modesti,a fronte di una perdita di identità territoriale che non potrebbe essere certo sostituita da associazioni di Comuni di area vasta (già  il nome  mi sembra assai scialbo ovvero indeterminato )
Ma ancora  peggio  l’accorpamento di alcune province che sarebbe vissuta dagli abitanti dei territori in questione come una  capitis deminutio nei confronti delle altre realtà

Pensiamo alla Toscana dove l’identità locale ha un forte impatto  e dove sono addirittura forti le identità culturali sub-provinciali (la Valdinievole, il Valdarno, il Mugello etc). Le province  “accorpate”  si sentirebbero Infatti,  è proprio su base provinciale il sedimento storico culturale più significativo; pensiamo alla lingua: pisani, livornesi, fiorentini, aretini  e via dicendo hanno un diverso accento ma anche differenti espressioni lessicali, modi di dire e usanze che non si sono mai trasmessi e, quindi condivisi,  tra  le varie realtà ma che, invece, sono comuni all’intero territorio provinciale. Eppure l’opinione pubblica (nel momento in cui tutti siamo chiamati a tirare la cinghia) reclama giustamente  un ridimensionamento di apparati e uffici  e  lo sfoltimento di  una classe politica ridondante.

Come uscirne allora? Un’ipotesi ventilata nello scorso autunno, in occasione della manovra economica mi pareva la più efficace e  provo a  formulare una proposta prendendo spunto da essa : le Province restano ma con competenze solo consultive e di programmazione e quindi senza più bisogno di una Giunta provinciale .Potrebbero, invece, mantenere la figura del Presidente con un Consiglio formato da un certo numero di Sindaci eletti da un’Assemblea dei Sindaci. Tutto ciò porterebbe a risparmi senza far scomparire l’istituzione. E potrebbe avere un effetto benefico anche sulla classe politica; perché trovo negativo che da qualche tempo i  partiti siano sempre più “partiti degli assessori”: ovvero, il fatto che i l quadri dirigenti regionali e provinciali siano formati in larga parte da amministratori locali li rende autoreferenziali, finisce inevitabilmente per isolarli dalla società.

Questa, dunque, potrebbe essere un’occasione per accorpare uffici e apparati burocratico e anche per avere una classe politica più snella riducendo il numero delle cariche pubbliche. Ma i partiti sapranno e vorranno cogliere questa occasione?

Gabriele Parenti

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