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Radiografia di una insensata partita di fine stagione Opinion leader

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Firenze – La partita della Viola questa volta è contro avversari che non giocano certo un calcio catenacciaro e lasciano spazi. All’inizio si registra una interessante novità. Sousa si affida a Cristoforo, un centrocampista utile nella fase offensiva come in quella difensiva, al posto di Ilicic o di Saponara (soltanto offensivi) e riequilibra la squadra, anche grazie alla miglior disposizione di Chiesa, preferito finalmente a Tello, di giocare a tutto campo.

È più o meno la stessa Fiorentina della vittoria contro la Juve, e la soluzione somiglia anche a quella della bella partita dell’anno scorso contro il Napoli in casa, quando inaspettatamente Sousa fece giocare Mati Fernandez e ripropose una squadra corta e manovriera, con più densità a centrocampo.

Nei primi minuti il Sassuolo gioca meglio ed è più pericoloso, ma la Fiorentina mostra di saper umilmente difendere anche in otto o nove e di saper orchestrare efficaci ripartenze. Poi c’è l’episodio del (mezzo) rigore a favore che un Kalinic irriconoscibile butta via; c’è l’episodio del rigore (questa volta tutto) a favore del Sassuolo che l’arbitro non concede; c’è il bellissimo gol di Chiesa su perfetto lancio di Borja e c’è un conseguente chiaro avvilimento degli avversari che accusano qualche difetto di gioventù e i ritmi troppo alti impressi alla partita.

L’inizio della ripresa è tutto della Viola, disinvolta e tecnicamente apprezzabile, ma esce Badelj per infortunio. E qui Sousa non resiste. La ragione occidentale, quella logocentrica, avrebbe indicato una soluzione anche troppo facile: Sanchez, sempre più palesemente a disagio nel ruolo non suo di stopper, riportato al suo posto a centrocampo, e uno dei due stopper in panchina, o Salcedo o De Maio, che vanno a fare il loro mestiere in mezzo alla difesa a tre.

Del resto anche Allegri, pur di vincere, non esita a mettere un Barzagli in più in difesa! Ma Sousa no. Deve essere ricordato come quello che gioca all’attacco sempre e comunque, e chissenefrega del risultato! E così, il mitico Sousa improvvisa una soluzione da artista strafatto di oppiacei. Entra Berna (e siamone contenti, perché poteva anche entrare Tello!), che si dispone diligentemente al servizio della squadra e gioca più che altro in aiuto alla marcatura ma, ahimè, il sacrificato a retrocedere a far da diga davanti alla difesa è Borja; notoriamente inadatto al ruolo (sia per attitudine tecnica che per fisico) sin dalla seconda di campionato dell’anno scorso persa 3-1 a Torino contro il Toro, dove il poveretto in quel ruolo fu asfaltato ripetutamente da giocatori ben più veloci e atletici di lui.

Naturalmente la scelta ha vistose conseguenze sul gioco della squadra, porta a lasciare il pallino agli avversari e infine, quasi inevitabilmente, a subire il pareggio (anche se su un rigore discutibile). E qui Sousa si libera definitivamente, come se avesse sofferto la normalità che ci aveva regalato a inizio partita come un’umiliazione della sua personalità straripante e del suo ingegno.

E, nonostante si ritrovi in dieci contro undici, prima mette il “fresco” Tello (resterà fresco fino alla fine della partita) al posto di Chiesa, e poi toglie Cristoforo, uno dei migliori, e forse per questo un po’ stanco, e mette Babacar. Pare che qualcuno sia corso al Match Point a scommettere che in cinque minuti la Viola avrebbe perso la partita, ma l’agenzia dava non quotata la sconfitta.

Arriva infatti puntuale il gol dell’ex Iemmello, arrivano altre occasioni per il Sassuolo in praterie dove il solo Tomovic sembra trovare un orientamento; ma poi c’è l’ingenuità finale dei baldi giovani in neroverde e il gesto tecnico straordinario di Berna per il pareggio. Tanto per far dire a Sousa la solita frase che “i giocatori ci hanno creduto fino in fondo”! Se il risultato contasse qualcosa, si potrebbe dire che è stato giusto, malgrado l’arbitro; ma siccome conta il gioco e conta quello che, in questo delirante finale di annata, si può tesaurizzare per il futuro, eccoci alle solite.

Si fa appena in tempo ad assaggiare una squadra sensata (si fa per dire, perché c’è sempre il nonsense di Sanchez stopper) e poi riecco il delirio, lo spregio, l’autolesionismo, il tutto inutile!  L’unica cosa che possiamo confermare è che i giocatori non sono poi così male come li ha voluti far sembrare Sousa da due anni a questa parte; che Tomovic forse meritava anche un po’ più di fiducia, prima che gli si preferisse chiunque; che Cristoforo a tutto campo può ambire anche a un posto di titolare; che un Chiesa, anche se sottotono e nervoso, è sempre “strameglio di un Tello” (suggerisco ai tifosi di farci uno striscione, giocando sulla rima!). Ma anche: che Berna non sembra sereno rispetto al suo futuro; che Kalinic forse sta imparando l’inglese o il tedesco pensando al suo; che Gonzalo, di squalifica in squalifica, si sta riposando per le “fatiche” dell’anno prossimo altrove…

Dunque niente di nuovo sul fronte tecnico-tattico. Mentre qualcosa di interessante (anche se non proprio di nuovo) c’è sul fronte del “progetto”. Mi riferisco alla liquidazione di Farias e al discorso di Corvino in settimana. Cominciamo da questo. Corvino ha voluto commentare lo striscione dei tifosi che, tra le colpe della società, additava all’”assenza della proprietà”, non riuscendo a capire che certe cose si dicono anche in metafora, e che non si trattava di vedere se la proprietà aveva timbrato il cartellino o meno, ma di rispondere al tifoso deluso che legittimamente parlava di un’assenza morale, di un mancato rispetto degli impegni e di una mancata assunzione di responsabilità.

E invece lui imperterrito: la proprietà c’è sempre stata! E infatti c’è talmente sempre stata e sempre c’è che continua a pronunciarsi con la voce del ventriloquo Corvino, l’inamovibile, quello che non ha colpe né difetti (visto anche che i tifosi non lo mettono nell’elenco dei reprobi), e visto che con lui va a scovare qualche capro espiatorio. Questa volta in campo è toccato pagare a Ilicic e a qualche altro “insufficiente” della domenica prima, mentre fuori campo ha pagato Farias (per il caso Diks!). Ora siamo tutti più tranquilli. E confermati che la proprietà c’è, e pensa al futuro.

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