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Una nuova visione riformista attende Renzi trionfante Opinion leader

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Firenze –  Le Primarie del PD 2017 hanno sancito un vero e proprio capolavoro politico del neo-rieletto segretario Matteo Renzi che in quattro mesi ha azzerato l’effetto negativo della dura sconfitta referendaria e ha ripreso in mano le redini del partito trionfando con il 70% dei  voti. Per i prossimi quattro anni sarà dunque sostenuto da una super maggioranza che promette una sostanziale stabilità nel portare avanti programma e proposte.

E’ stato tuttavia un successo che non si misura solo in termini di quantità di voti ottenuti. Il capolavoro di Renzi è stato quello di ottenerlo senza snaturare il partito  (“non è il partito di un uomo solo al comando”), mantenendo la stessa configurazione politica della sua storia e dunque la stessa dinamica che deve avere chi rappresenta la sinistra italiana.

La componente di Orlando (19,5%) a sua volta rappresenta  la tradizione che viene dall’antico movimento operaio e che ha attraversato le esperienze del Pci, del Pds e dei Ds. Ne facevano parte con autorevolezza gli scissionisti il cui problema, però, era quello di non riuscire a rassegnarsi che si è chiusa la loro esperienza generazionale. Quella di Emiliano (10,5%) avrà il compito di mediare la spinta dei leader locali che da sempre si oppongono alla tutela del centro.

Detto in poche parole: alla fine i vecchi leader si sono davvero auto rottamati, mentre i nuovi leader della minoranza hanno tutto l’interesse a sostenere il segretario con lealtà perché non hanno rendite di potere da conservare, ma le hanno da sviluppare attraverso il dibattito interno sulle cose da fare. Su ciò che ora il Pd di Renzi deve affrontare.

Se la campagna delle primarie è stata necessariamente frenata da numerose variabili politiche, il primo compito del segretario riconfermato plebiscitariamente è quello di sciogliere l’incognita decisiva della nuova legge elettorale. Da essa dipende tutto il resto: una legge che si basa sul maggioritario comporta una strategia diversa da quella che conduce a un parlamento eletto con una legge basata sul proporzionale.

Qualora  il compromesso che verrà alla fine trovato fosse di natura prevalentemente proporzionale, sarà il nuovo Parlamento a decidere le alleanze di governo come si faceva una volta, e dunque saranno inevitabili intese e alleanze e la più probabile (nell’attuale situazione di stallo politico) è quella fra Pd e il partito di Silvio Berlusconi. Se invece si deciderà per il premio di coalizione, allora si potrebbe concretizzare la nascita di un centrosinistra ampliandolo alla forza alla quale sta lavorando Giuliano Pisapia.

Su questo e poco altro si è discusso nel dibattito delle primarie, ma ora che il PD ha superato i travagli degli ultimi mesi e Renzi parla di “nuovo inizio e non di secondo tempo della stessa partita”, è decisivo che accanto ai tatticismi metta a fuoco una visione del futuro e gli obiettivi per realizzarla con un nuovo e più coraggioso programma riformista per l’Italia e per l’Europa.

Coloro che hanno votato alle primarie e quelli che guardano a sinistra, e sono disposti con convinzione e rinnovata fiducia a sostenerlo, non solo apprezzano la sua intelligenza politica e la grande capacità di manovra ma si aspettano delle proposte chiare e distinte da mettere sul tavolo delle eventuali trattative di coalizione o di alleanze.

Se quello del 30 aprile è un nuovo inizio le cose fatte bene vanno in archivio, così come le cose che non hanno funzionato, e si dica agli italiani qual è la rotta che il principale partito italiano vuole seguire per portare la nave fuori dalle secche nelle quali da troppo tempo è incagliata. Solo così potrà recuperare quella fascia di elettori del PD che nel Centro-Nord devono ancora essere convinti che si tratta di un nuovo inizio.

 

 

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