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Verso elezioni decisive per l’ Europa e il futuro dell’Italia Opinion leader

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Firenze – Ma quale regalo a Salvini? Il presidente Mattarella ha esercitato le sue prerogative di Presidente della Repubblica italiana e di guardiano della Costituzione con tutti i crismi della saggezza e della correttezza che si richiedono alla sua carica. Non era mai accaduto prima che un governo in fase di costituzione andasse a sbattere per colpa di un nome.

I leader e i loro referenti hanno sempre alla fine trovato una soluzione e nessuno si è mai lamentato del fatto che il capo dello stato, colui che controfirma la lista dei ministri, eserciti i minimi poteri di controllo sui ministri proposti, soprattutto quando questi, come nel caso di Paolo Savona, hanno espresso ripetutamente e con forza idee che vanno addirittura anche in senso contrario al “contratto” di governo che doveva favorire la nascita del nuovo esecutivo.

Idee non smentite neppure quando sarebbe stato necessario farlo per agevolare l’approvazione di Mattarella. Fra l’altro è anche risultato evidente che Giuseppe Conte, presidente del Consiglio incaricato era davvero solo un esecutore, un “pony express” dell’alleanza populista. Doveva essere lui il condottiero del cambiamento?

E’ talmente evidente il bluff del segretario della Lega che cercava un pretesto per capitalizzare prima possibile il vento elettorale favorevole che esprimere la propria solidarietà al Presidente minacciato anche da una richiesta di impeachment che segnala solo la grande frustrazione del leader del Movimento 5 Stelle a “un tanto così” dal realizzare il suo sogno di conquistare il potere.

Tuttavia, è scontato che con la sua mossa Salvini si è procurato un vantaggio importante in campagna elettorale, presentandosi come vittima di un sistema che non vuole cambiare.  Più a lui che al Movimento che ha dato l’impressione di essere il classico vaso di coccio fra strategie e operazioni assai più astute delle sue petizioni di principi e rivoluzioni.

Ma la partita si è improvvisamente riaperta e tutti ritornano in gioco. Berlusconi, che ora può tornare in parlamento e guidare quel che resta di Forza Italia o, e il partito democratico che ha ritrovato un punto di appoggio su cui mobilitare militanti e simpatizzanti.

Sarà una campagna elettorale accesa, tesa e antagonistica: stavolta si sceglierà davvero per l’ Europa o contro l’ Europa, per l’accoglienza ragionevole degli immigrati o la chiusura delle frontiere. Fra un’Italia che vuole diventare più grande e una che vorrebbe regredire a un territorio di provincia periferica dove il mondo dei potenti potrà tornare a fare le sue scorribande che tanto dolore e sofferenza hanno creato nel secolo scorso.

Finalmente vengono in primo piano le strategie che sono state tenute sotto traccia nella consultazione del 4 marzo. E’ il momento della chiarezza e della decisione.

Ci auguriamo che gli esponenti della prima Italia ne siano all’altezza.

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