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Verso il voto: la stagione degli illusionisti è finita Opinion leader

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Firenze - Faticoso è stato il cammino per comporre le liste dei candidati che si presenteranno il prossimo 4 marzo. Questo accidentato percorso ha interessato tutti i partiti o movimenti politici, e non sfugge a nessuno che per chiudere le liste si è dovuto ricorrere ad una procedura poco democratica e sostanzialmente le decisioni finali sono state assunte “dal capo”. Si, il capo ha deciso e il resto ha obbedito. Ogni differenziazione interna è stata schiacciata, all’interno del partito o movimento: chi rappresenta sensibilità diverse, opinione diversa o anche opposta sul singolo tema nei confronti del capo.

Questa è la prima conseguenza di una legge elettorale profondamente sbagliata e anche con evidenti tratti incostituzionali. E’ dalla fine della cosiddetta “prima Repubblica” che questa nostra democrazia fatica a stento a respirare con tutti e due i polmoni che dispone. Questa non vuole essere una difesa acritica della prima Repubblica: è calata costantemente la partecipazione dei cittadini, le strutture dei partiti come canale di partecipazione sono spariti, le diseguaglianze  fra i cittadini sono aumentate, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Il calo della partecipazione al voto dipende molto anche dallo strumento della legge elettorale. Ci rendiamo conto che ciascuno di noi entrerà nella cabina elettorale sapendo che non potrà scegliere niente: né i propri rappresentanti né i singoli partiti. Con questa legge elettorale può accadere che si vota un partito e l’attribuzione del voto viene assegnata ad altro partito.

Questo modo di concepire il rapporto con il cittadino è profondamente sbagliato e antidemocratico. Tutte le promesse elettorali finiranno di essere sciolte come neve al sole. Il 5 marzo forse saremo ancora più delusi dai partiti, ma è possibile che non si capisca che questo discredito dei partiti porta con se molti pericoli per la stessa democrazia.

L’Italia ha bisogno, e questo sarà ancora più evidente il 5 marzo, di un ritorno alla “Costituzione” con una società articolata e con varie forme di partecipazione dai partiti, alle forze sociale, alle forze del volontariato, la nostra Costituzione mette al centro la persona i suoi bisogni, i suoi diritti e i suoi doveri.

Certamente è un diritto-dovere recarsi a votare, ma è un diritto del cittadini di scegliersi chi lo deve rappresentare nelle assemblee legislative. Certamente sarebbe anche affascinante esaminare le varie promesse elettorali. Assistiamo che nelle stesse coalizioni una promessa ha diverse interpretazioni contribuendo ancora di più a creare confusione e tanta nebbia sulle stesse promesse elettorali.

Mi auguro che questo periodo di campagna elettorale serva anche a riflettere su questi temi, e non si soffermi su chi è “traffichino” o chi è “trafficone” sia una campagna elettorale che guardi al futuro proponendo prospettive e provvedimenti diversi, sulla legge elettorale sul fisco, sulla sanità, sul lavoro, sul come l’Italia riprende il cammino dello sviluppo e torni ad essere guida in Europa.

Il popolo Italiano si aspetta una riduzione del fisco ma ai redditi medi e bassi, ci sia una svolta vera e concreta sulla Sanità che torni ad essere una Sanità pubblica e universale, si ritorni a ragionare su una riforma delle pensioni che in primo luogo separi la previdenza dall’assistenza e quest’ultima sia a carico generale della fiscalità. Si facciano proposte concrete sul degrado delle periferie dove nasce e si consolida la povertà, rendere le periferie vivibili e con i servizi che funzionano a partire dai trasporti, si rilanci un piano casa nazionale e anche si faccia un controllo severo su chi merita e chi non merita una casa pubblica a prezzi controllati, si rilanci un piano straordinario di rilancio dell’agricoltura dove molto occupazione giovanile potrebbe essere occupata.

La stagione degli illusionisti è finita qualunque sia  il risultato elettorale, perché ancora oggi si rischia che sia quello del non voto. Mi rendo conto che tutto questo detto può apparire un ragionamento pessimistico, ma non è così. Questo mio ragionamento vuole essere un ragionamento per un futuro diverso più innovativo e per questo più legato allo spirito della nostra Costituzione.

I governi  devono aggiornarsi con il mondo che cambia, ma cambiare è una cosa e peggiorare è un’altra. La nostra Costituzione guarda al futuro, ha in sé tutto quello che si chiama,democrazia e partecipazione, giustizia sociale e rispetto della persona.

Una ultima riflessione sulla immigrazione. E’ possibile guardare al futuro senza essere convinti che questo futuro si costruisce anche con popoli che vengono da lontano? E’ possibile ancora oggi parlare di” razza bianca” quando sulle nostre tavole arriva i prodotti di migliaia di immigrati sfruttati e ridotti molto spesso alla schiavitù? Parlare di “razza bianca” quando l’Occidente da cento anni o forse più sfrutta le risorse naturali di quelle terre che non sono “razza bianca”?

Vedo che i partiti o movimenti sfumano sempre di più questi argomenti in questo periodo perché si rischia di “bruciarsi” molti voti. Questo atteggiamento è miope e non darà respiro al nostro sviluppo, né ad una visione per una società mondiale più giusta. Credo che questo tema sia uno di quelli che dovrebbe essere assunto dall’intera classe politica. 

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