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Alberto Tirelli, un fiorentino a Siena: “La grande sfida è l’accessibilità” Breaking news, Politica

alberto tirelli

Firenze – Un fiorentino a Siena. Un fiorentino che fa l’assessore, con due deleghe importanti per la città del Palio come commercio e turismo. Se poi il fiorentino in questione è Alberto Tirelli, due volte, a Firenze,  assessore alla casa nelle giunte Morales e Primicerio, politico a tutto tondo, classe 1961, iniziato alla politica giovanissimo, la questione si fa interessante. Anche perché, con un percorso che lo ha portato dalla formazione cattolico-sociale primigenia mai tradita all’approdo prima al Pd e poi a Forza Italia, con la responsabilità di deleghe “pesanti” come la casa nelle giunte di centrosinistra Morales e Primicerio, ed ora in quella senese di centrodestra di De Mossi sempre con deleghe importanti, Tirelli ha sempre dato prova di coerenza e fedeltà a metodologie di confronto e dialogo che ne hanno costituito una caratteristica precipua. A partire da quella stagione degli anni ’90  in cui Firenze, per quanto riguarda l’emergenza abitativa, costituiva“il modello Firenze”. Una stagione di cui ci racconta Alberto Tirelli, in una specie di “prodromo” rispetto alle attuali responsabilità senesi.

Assessore,  come funzionava all’epoca l’emergenza casa?

“Devo dire che avevo un ottimo rapporto con tutte le organizzazioni sindacali e non solo che si occupavano di emergenza abitativa e quindi anche con il Movimento di lotta per la casa, ad esempio con Arianna Squillante e Lorenzo Bargellini, che era a quei tempi il leader del movimento, con cui c’era un dialogo che non è mai stato chiuso da nessuna delle parti, perché effettivamente si guardava a chi aveva bisogno, senza corsie preferenziali, ma talvolta anche superando la burocrazia, in quanto davanti ai bisogni ci si accorge che non sono spesso inquadrabili in un punteggio perché possono essere momentanei. Negli anni in cui sono stato assessore ho avuto anche assegnatari che hanno avuto la casa dame e che mi hanno restituito le chiavi dell’abitazione, perché era finito il loro momento di disagio, avevano trovato soluzioni abitative autonome, e pensavano giusto che quella abitazione andasse a chi effettivamente ne avesse bisogno. Si trattava anche di una lotta contro l’abusivismo, intesa come cercare di buttare fuori chi non aveva titolo, prevalentemente persone che avevano un reddito superiore e che avrebbero potuto addirittura tranquillamente comprarsi una casa sul libero mercato e che invece preferivano rimanere nelle case di proprietà comunale. Quindi in queste battaglie, il Movimento di lotta per la casa, Lorenzo Bargellini, li trovavo vicini”.

Cosa ne pensa del fatto che sempre più spesso si tende a far “uscire” dal patrimonio Erp immobili che magari si trovano in zone di pregio come il centro storico fiorentino?

“Per quel che riguarda il centro storico, sono sempre stato contrario alla vendita degli immobili di proprietà comunale, soprattutto quelli del centro storico perché quando parliamo di favorire la residenza, l’amministrazione comunale deve dare il buon esempio. In tal senso, se l’amministrazione comunale vende i propri immobili di “pregio” perché prevalentemente quelli che sono nel centro storico sono di pregio, è ovvio che questi vengono presto sostituiti da alberghi, bed and breakfast, appartamenti che vengono dati in affitto a turisti. Mentre io sono stato molto attento a recuperarli, questi appartamenti. La giustificazione che può venire portata a questa mia considerazione è quella di dire “ma ci costa molto rimetterli a norma”. Su questo punto avevo fatto un bando definito degli alloggi da ristrutturare, vale a dire alle famiglie che avevano una minima disponibilità a ristrutturare oppure delle professionalità, muratori, elettricisti o quello che potevano essere, potevano partecipare  un bando che era fatto per persone disponibili a prendere un casa in affitto dal comune impegnandosi a fare loro manutenzione della casa spuntando la somma dall’affitto e dopo la casa rimaneva nella loro proprietà. Queste case le recuperammo anche in via dei Pepi, alcune erano state murate, ricordo episodi col piccone in mano….”.

Dunque, via dei Pepi, dunque, case popolari. Un punto fondamentale,  in vista della vicenda giuridica, ben nota ai lettori di Stamp, che vede l’opposizione di alcuni assegnatari alla vendita tentata dal Comune delle case del blocco Pepi (ce ne sono anche altre, ma la vicenda madre nasce da lì) vendita che verte sulla natura giuridica delle case: popolari o no?  Il Tar regionale ha dato ragione al ricorrente, confermando la natura popolare delle case (http://www.stamptoscana.it/articolo/tag/comune-vendita). Contro questa sentenza, pende il ricorso dell’amministrazione comunale  al Consiglio di Stato.

Assessore, ma quelli di via dei Pepi e del quadrilatero alle spalle di Santa Croce erano alloggi popolari?

“A essere sinceri, non ho mai fatto distinzione, nelle assegnazioni,  fra case del patrimonio del Comune di Firenze storiche e alloggi riconducibili all’edilizia residenziale pubblica, li ho sempre considerati tutti uguali. Anzi, mi è capitato ad esempio spesso di ricondurre anche i cosiddetti alloggi di servizio che così non erano o non lo erano più, all’Erp. Cioè, il Comune di Firenze aveva all’epoca determinati appartamenti che insistevano in aree che potevano essere considerate di servizio (campi sportivi, acquedotti, cimiteri) che però se avevano la possibilità di un accesso esterno, potevano essere tranquillamente ricondotti alla funzione dell’Erp”.

Del resto, buona parte degli assegnatari di case popolari nel centro storico (in particolare Santa Croce) hanno la sua firma nell’assegnazione.

“Devo dire che per la gestione delle emergenze abitative avevo attivato due strumenti: uno il dialogo continuo con la prefettura, perché con la prefettura dialogavamo in merito alla concessione o meno della forza pubblica dal momento che volevamo favorire il più possibile il cosiddetto passaggio da casa a casa dei casi che effettivamente avevano manifestato bisogno, che spesso però non erano i primi in graduatoria dell’Erp; per dare trasparenza alle assegnazioni, avevo costituito la commissione per l’emergenza abitativa che vedeva nelle sue componenti i 5 presidenti dei quartieri, i sindacati, un assistente sociale. Devo dire che si giungeva a conoscere vita, morte e miracoli delle persone in stato di bisogno, cercando poi di ottenere dalla prefettura un rinvio di un mese, due, il tempo necessario per arrivare a una soluzione. Un fenomeno grave, quello dell’emergenza abitativa, da gestirsi nel modo il più concertato possibile”.

Il metodo dell’apertura e del confronto, della concertazione … verrà portato anche a Siena? E soprattutto: come arriva un fiorentino a Siena, in questo momento particolare, la prima volta del centrodestra, senza Mps, con un partito ex egemone come il Pd “imploso”?

“Per quanto riguarda la prima domanda, è senz’altro un sì. Per quanto riguarda la seconda, come giunge un assessore fiorentino a Siena in questo particolare momento storico, innanzitutto giunge  in punta di piedi, perché Siena è un gioiello così prezioso e così fragile, che richiede un ingresso in punta di piedi. Soprattutto su due deleghe così importanti in questo momento per Siena come il turismo e il commercio. Fino a poco tempo fa c’era la presenza di una realtà bancaria come il Monte dei Paschi, che faceva da babbo, da mamma. Tante garanzie sono venute meno. Sul commercio e sul turismo si basa buona parte dell’economia senese. Proprio per questo ho ritenuto opportuno innanzitutto incontrare  due soggetti: le guide turistiche che sono il primo rapporto che il turista ha con la realtà di Siena e con la provincia senese, e da loro verranno, vengono e sono già venuti suggerimenti interessanti e non di parte, non legati a una categoria, ma dei consigli obiettivi per rendere Siena una città ancora più accogliente. L’altro tavolo che ho avviato è quello di un confronto con tutte le categorie economiche, e quando parlo di categorie economiche non mi limito a Confcommrecio e Confesercenti, e quindi i commercianti, ma anche e soprattutto agli artigiani, dal momento che Siena aveva ed ha ancora un tessuto artigiano importante che chiede di non essere mandato via dalle mura , ma di poter permanere nel centro storico. Magari ipotizzando delle forme di sostegno anche da parte dell’amministrazione comunale per far sì che in una strada magari di seconda o terza “fascia” dove gli affitti sono meno importanti alcune botteghe artigiane possano rinascere e rifiorire. Inserendole magari anche in percorsi turistici”.

“Attorno a questo tavolo c’erano anche altri soggetti importanti dell’economia senese che sono i coltivatori diretti e gli agricoltori (Cia e Coldiretti) proprio perché possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma se vogliamo favorire la permanenza di questi tipi di attività nella provincia di Siena e a Siena bisogna dargli comunque degli sbocchi commerciali.Siena può costituire da questo punto di vista un’opportunità come già lo è, per alcuni mercatini diretti senza fare concorrenza all’ortolano e agli altri commercianti che comunque stabilmente svolgono la loro attività. Però una volta alla settimana, una volta al mese si dà la possibilità ad agricoltori e coltivatori diretti di vendere i loro prodotti”.

Ma come nasce quest’avventura senese?

“L’assessore Tirelli nasce in quel di Siena per un rapporto personale di fiducia da parte del sindaco De Mossi nei suoi confronti. Ho conosciuto Luigi De Mossi un anno fa in piazza del Campo dopo il palio di luglio. Già allora aveva intenzione di muoversi per proporsi come sindaco della città di Siena. Da allora si è instaurato un rapporto di stima reciproca e di amicizia. Mi considero un assessore tecnico diciamo, in questa giunta, più che politico perché io e l’assessore Fazzi che è l’assessore al bilancio (di Lucca, ndr) siamo i due assessori che il sindaco De Mossi ha voluto personalmente in questa giunta”.

Incarico di fiducia insomma.

“Esatto. Cerco di mettercela tutta: sono deleghe molto importanti rispetto alle quali il sindaco stesso si sta spendendo anche in prima persona in quanto per l’importanza che hanno sono deleghe che devono necessariamente dialogare con un’altra delega altrettanto importante che il sindaco ha tenuto per se’, quella alla cultura. L’obiettivo è quello di destagionalizzare la presenza turistica, fare in modo che attraverso delle iniziative e degli eventi che si aggiungono a quelli già in calendario, in particolare nei mesi in cui gli operatori hanno più difficoltà, da novembre a gennaio, l’amministrazione comunale possa venir loro incontro valorizzando il patrimonio che ha. Spesso e volentieri infatti continuiamo a promuovere alcune cose, ma Siena è ricca di tante altre cose, tanti altri tesori o itinerari nascosti sui quali occorre investire”.

Una logica, quella della differenziazione dell’offerta  turistica, che purtroppo ha portato a Firenze un proliferare, ad esempio, di punti dedicati al cibo. Un rischio che corre anche Siena o saprete difenderla?

“Una cosa da cui difenderò sicuramente Siena con i denti sarà dall’invasione di risciò o cose di questo genere, non passa giorno che non arrivi richiesta per l’attivazione di  questi nuovi mezzi di trasporto che non sono legati a una tradizione. Mentre credo che a Firenze il decentramento della presenza turistica, con la decongestione del centro storico, verrà agevolato dalla tramvia, che porterà alla valorizzazione di zone, dal punto di vista commerciale (di vicinato), che finora non hanno mai goduto della presenza turistica, per Siena il discorso è diverso. Oltre a essere patrimonio Unesco, c’è ancora una residenza forte dentro le mura, è un patrimonio che va tutelato e difeso..”.

Residenza, forte, contrade. E le contrade funzionano. Ma sono così chiuse come si vocifera, impermeabili dall’esterno?

“No, non sono chiuse. Sono una cosa bellissima e invidiabile. Le contrade svolgono ancora un ruolo fondamentale, dal punto di vista sociale, culturale, di rapporto, di tutela del territorio, che in altro modo l’amministrazione comunale non avrebbe la capacità di garantire”.

Ma una città orba di un grande protagonista come Mps, ha davvero le energie e le capacità  per non ricadere nel ruolo di città di provincia?

“Assolutamente sì, a patto che al di là di quelle che possono essere pacchetti, aiuti, percorsi (proprio in questi giorni c’è stato un incontro in Regione con l’assessore Stefano Ciuoffo in cui parlavamo di turismo, ogni amministrazione comunale illustrava le proprie proposte e i bisogni) ma al di là di questo (a Siena sono partiti due nuovi percorsi stupendi, legati alla Francigena e alla Lauretana) per quanto riguarda Siena, abbiamo necessità, per farla “uscire” e non farla allontanare di più, di puntare tantissimo sul fatto che l’Autopalio e la Siena -Grosseto devono essere collegamenti garantiti sempre, non è possibile sopportare ogni giorno tre-quattro interruzioni per andare a Siena, tre-quattro interruzioni per venire a Firenze. Il turismo e il commercio, ma anche determinati investimenti che le aziende potrebbero fare in un ambito come quello senese, hanno bisogno di un sistema di accessibilità e mobilità  funzionale. Senza parlare della strada ferrata: ora Firenze-Siena sono collegate da un binario unico e ci vuole un’ora e 55 per arrivare. La scommessa è quella di assicurare almeno due collegamenti diretti al giorno, che permettano anche ai senesi di spostarsi in modo civile. Insomma, la scommessa di Siena è legata alla sua accessibilità e mobilità”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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