Chiti: nuovo rapporto fra potere, istituzioni e cittadini | StampToscana
energee3
logo stamptoscana
thedotcompany

Chiti: nuovo rapporto fra potere, istituzioni e cittadini Politica

chitivanninio.png

Fatti nuovi sono accaduti in queste settimane, fatti che aprono incertezze e interrogativi, ma che sono anche finestre importanti di nuove opportunità per andare avanti sulla strada del rapporto fra potere, istituzioni e cittadini. Fatti di segno diverso, la grande rinuncia di Benedetto XVI e i sommovimenti politici in Italia e in Europa, ma che impongono nuove prospettive. Vannino Chiti, già presidente della Regione Toscana, neoeletto senatore, esponente di primo piano del Pd nazionale, che per anni ha riflettuto sui pilastri della società italiana e sui valori che esprimono a partire dalla Chiesa cattolica (il suo libro “Laici e Cattolici” è del 1999) nonché sul ruolo dell’Italia nell’ambito dell’Unione Europea (un suo volume sul Mediterraneo è del 1994) rilancia temi che nel dibattito politico estremamente provinciale dell’Italia di oggi rimangono sempre al margine, ma che al contrario sono decisivi per il futuro del nostro Paese.

L’evento certamente più traumatico per la sua portata storica sono state le dimissioni del Pontefice in carica: erano sette secoli che questo non avveniva e comunque anche i pochissimi episodi del secondo millennio erano considerati anomalie irripetibili. “Nella vita della Chiesa  la decisione di papa Ratzinger ha aperto un fatto innovativo di enorme portata”, commenta Chiti avvicinato da Stamp a margine della presentazione di un libro sull’identità europea avvenuta in Consiglio regionale.

I cardinali stanno per riunirsi in conclave e dunque nei prossimi giorni e mesi si vedrà se questo evento “produrrà l'effetto della ripresa delle grandi impostazioni del Concilio Vaticano II”,  se cioè verrà affrontato il problema della riforma del governo della Chiesa: "Se a prevalere sarà la linea del ripensamento su qual è il modello di governo della Chiesa cattolica nel rispetto del principio dell’unità nella diversità”. Che è quanto si augura il senatore, certo “che quanto sta accadendo è profondamente innovativo nella vita della chiesa cattolica, con un grande impatto sul mondo nel suo insieme, anche sul mondo laico”.  Nella sostanza si apre una riflessione sul potere “che non è fine a se stesso, ma finalizzato a quello che si vuole fare, che deve operare per un obiettivo”.  E’ questo in estrema sintesi, al di là della mancanza delle forze fisiche e psicologiche, il messaggio che ha lasciato il papa prima di chiudersi nel suo silenzio e nella sua preghiera.

L’Italia, la cui cultura è profondamente legata alla Chiesa cattolica, dovrebbe riconsiderare la presenza di un’organizzazione con un riferimento concreto di tipo universale: “Ragionare su come potrebbe essere una protagonista del XXI secolo in Europa proprio grazie a questa presenza”.  Al contrario, se si esclude  la fase di Prodi, i governi italiani non si sono preoccupati di capire e rafforzare il ruolo dell’Italia, restando in confini ristretti. Abbandonando per esempio l’attenzione al Mediterraneo, quindi il ruolo di primo piano che potrebbe giocare verso l’Africa e l’Oriente: “La politica della destra si è chiusa in piccoli e grandi egoismi: il conflitto fra Nord e Sud, fra lavoro protetto e lavoro precario etc.”

Analogo ragionamento si può fare guardando all’Europa nel momento in cui le elezioni di febbraio hanno messo in evidenza un’ondata di euroscetticismo: “Ora ci sono troppi euroscettici – afferma Chiti  – che sono il frutto di una fase difficile dell’Europa che fa solo politiche di austerità e di taglio, allontanando le popolazioni e riducendo la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa”. Invece l’obiettivo deve restare quello della  costruzione di un Europa sovranazionale: “Stiamo vivendo una crisi della democrazia rappresentativa. Se non  vogliamo essere gli ultimi beneficiari fortunati della democrazia rappresentativa bisogna interrogarsi su alcuni aspetti decisivi”.

Ecco quelli che stanno più a cuore al senatore. Gli stati nazionali hanno bisogno di una profonda riforma verso l’Europa. Una serie di sovranità sono già passate all’Ue, ma gli stati sono fermi per le loro decisioni al metodo intergovernativo, un metodo che mantiene i rapporti di forza fra gli stati. Allora, per cominciare, l’Europa unita deve essere in grado di non annullare le diversità, ma all'interno del principio che la nazione non si identifica più con il territorio. Poi bisogna reinventare nuovi strumenti di partecipazione. Per esempio cominciando dal fare un’unica legge elettorale, uguale per tutti. Poi stabilendo che, con le elezioni nel 2014, chi vince indichi anche il presidente della Commissione europea per andare verso un governo federale dell’Europa. Insomma la prima condizione è che “le grandi famiglie politiche europee ritrovino i giusti obiettivi e i valori ideali”. E’ su questo che si dovrebbe tornare a discutere in Italia. Ne va del nostro futuro europeo.

Print Friendly


Translate »