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Elezioni, Della Vedova (centrosinistra): “Ecco perché mi sento pratese” Politica

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Prato - Ospite dei Giovani Democratici Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri del governo uscente, esponente radicale di “+Europa”, candidato del centrosinistra nel collegio uninominale di Prato per la Camera, si è presentato agli amministratori e alla città nel circolo Arci Casa del popolo di Coiano, in una sala affollatissima.

Parlamentare a Roma, è nato a Sondrio (la stessa città di Tullio Buzzi che ha dato il nome all’Istituto tecnico più famoso di Prato) ha alle spalle una storia politica con ruoli importanti da ultimo senatore (eletto in Lombardia nella lista Scelta Civica Con Monti per l’Italia) e, dal 28 febbraio 2014, sottosegretario di Stato del Ministero degli Esteri nel governo Renzi e nel governo Gentiloni.Non si è inventato – dicono i militanti del Pd – come l’esponente grillina del Movimento 5 Stelle che ha detto “conosco la realtà pratese perché per un periodo della mia vita ho vissuto nel Mugello”,  un’appartenenza al territorio che non c’è.

Della Vedova dice la sua sul fatto di non essere più nel centrodestra, perché negli anni ’90 quel centrodestra, con Berlusconi e le sue idee di rivoluzione democratica, insieme alla Lega, il partito del federalismo, a lui dal passato liberale appariva come il segnale di una discontinuità politica e riformista, rispetto a una sinistra chiusa in se stessa.  Ma,prosegue, “Forza Italia ha cambiato a 180 gradi, così come è cambiata la Lega, e da radicale e liberale  posso dire che non ho mai conosciuto un Pd migliore di questo”.

Il candidato si conferma esperto di piccole e medie imprese. In molti convegni pubblici ha esternato  le sue tesi  sul sistema finanziario italiano che deve fornire una serie  di strumenti (private equity e cosi via) che siano in grado di sostenerle perché crede nello slogan: “piccolo e bello, soprattutto quando riesce a crescere”.  Della Vedova non ha mai nascosto la sua fiducia nel Jobs Act, (che fu inventato da D’Alema ma che ricevette il “niet” di Cofferati, e fu dallo stesso D’Alema riposto in un cassetto). Certo – afferma – ci sono problemi nel sistema economico da affrontare, magari con una realtà sindacale che dovrebbe ammodernarsi, però l’Italia ha,nonostante tutto, un export assai significativo a cui non si sottrae nemmeno il distretto tessile pratese visto che i dati in anteprima forniti dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord, registrano nel 4° trimestre 2017 un +4,3%:  “Percentuali che in tendenza con le altre realtà imprenditoriali italiane ne confermano la vitalità, anche in virtù del fatto che  in Italia ci sono poche multinazionali e questo grazie al lavoro svolto dai governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e da Calenda come ministro”.

Convinto europeista, il pannelliano Della Vedova, come ama definirsi, con l’Europa c’è cresciuto, perché fu tra i primi nel 1994 a fare la sua campagna elettorale da militante sventolando un libretto con scritto Stati Uniti d’Europa. Un’Europa che sicuramente va migliorata, e riformata, ma che oggi è sotto attacco paradossalmente per i suoi successi, come l’aver  garantito la pace e il mercato unico. Forse oggi la vera sfida è  per Della Vedova su “come stare in Europa”,vmagari partendo dalle scuole attraverso il ripristino della materia dell’educazione civica che insegni ai giovani la storia europea dei traguardi e dell’inclusione sociale e ne bandisca l’odio”

Non  le manda a dire né al leghista Salvini che “domina culturalmente il centrodestra, (al di là di poche figure come Tajani), che diceva fino a pochi mesi fa che l’euro è un’operazione sostanzialmente criminale”, né ai grillini, Luigi Di Maio ed Alessandro Di Battista,”che propongono un giorno sì e uno no un referendum sull’euro”.  L’Italia può contare di più in Europa solo se crede in un Europa forte ed unita al contrario di altri partiti che hanno scelto il nazionalismo,non la libertà,l’etnia e il protezionismo.

Il candidato non nasconde che queste elezioni si possono paragonare a quelle del 1948, che segnarono una svolta nel Paese, perché allora l’Italia era appena uscita dalla guerra e cercava una sua identità democratica. Sul fronte dei diritti civili se la XVII legislatura ha portato molti importanti risultati, dal testamento biologico, alle unioni civili, dall’introduzione del reato di tortura al divorzio breve, alla tutela degli orfani vittime di crimini domestici e femminicidio, al provvedimento sul ‘Dopo di noi’, al principio di unicità dello stato di figlio, alla legge sull’autismo.

E’ vero che manca all’appello lo “ius soli”, una legge  di garanzie civili rimandata probabilmente per opportunità elettorali, ma portata avanti anche da Della Vedova convintissimo che gli immigrati in Italia lavorano, producono Pil, sostengono l’agricoltura, il made in Italy ma anche l’export italiano, per il quale è stata impiegata in maniera produttiva una parte di immigrazione. E sui clandestini ricorda che tra il 2001 e il 2008 anni in cui il centrodestra era al governo ne furono regolarizzati 11 milioni e lo ius-soli,se fosse stato approvato,avrebbe legalizzato  i figli di quegli stranieri.

Nonostante si sbandieri la retorica dell’invasione e si giochi sulle paure della perdita dell’identità nazionale – dice il candidato – i numeri dicono che gli extracomunitari  in Italia diminuiscono. Chi afferma  che l’Italia è un paese insicuro, le tabelle dimostrano che dal 1992 al 2016 compreso,gli omicidi sono in calo e l’anno  che ne conta di meno è il 2016, paradossalmente l’anno  in cui c’è stato il maggior numero di sbarchi. Alimentare l’idea che l’Italia stia precipitando in un baratro per colpa di una politica assente vuol dire dar vita a una grande fake news , regalare voti ai populisti e agli irresponsabili,ma a questo ci dobbiamo sottrarre ribadendo con forza  l’idea di una politica aperta circolare ed inclusiva”.

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