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Firenze, il centrosinistra in cerca di una difficile unità Breaking news, Politica

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Firenze – Graziano Cioni è diretto: “Sono qui – esordisce ieri sera, al dibattito sul futuro della sinistra nella tana del Pd, la festa dell’Unità alle Cascine – perché vedo Salvini e Di Maio sulla porta di Palazzo Vecchio”. Il vecchio leone ruggisce ancora, e la sua lista civica potrebbe essere importante negli equilibri del prossimo governo fiorentino. Più sfumato Filippo Fossati Mdp-art.1,che però concorda sia sul pericolo (in buona parte già realtà, come lui stesso tiene a sottolineare) che l’elettorato di “riferimento” della sinistra diventi prateria dove scorrazzano le truppe salviniane o quelle della destra dichiaratamente nazifascista, sia sulla necessità di una unione della “sinistra”. Unione sì, però con distinguo: vale a dire, in primo luogo, non unità per unità fine a se stessa, ma unità su idee, programmi e candidature.

E qui casca l’asino. Vale a dire, è giocoforza che si parli della candidatura di colui che correrà, per il centrosinistra, alla poltrona di sindaco. E per il Pd, si sa, è Dario Nardella. Punto. Ma il tavolo, l’unità che dovrebbe portare, attraverso a un percorso di confronto, alla scelta del candidato, come di solito accade nei casi in cui vari soggetti politici decidano di fare fronte unico?  … Cioni esordisce sul punto e in sintesi dice che, pur non escludendo che sia proprio “Dario” la scelta finale, tuttavia, “non possiamo accettare la candidatura di un sindaco due volte nominato”. E il “nominatore”, si sa, è Matteo Renzi. Da parte di Fossati, l’obiezione viene posta con ancora più forza: se si deve andare a un tavolo di costruzione dell’unità del centrosinistra, allora è necessario che il tavolo sia “tabula rasa”. vale a dire, sgombro anche del nome del prossimo candidato, oggetto, dice ancora Fossati, di necessario confronto. Senza escludere, fa capire anche lui, che la scelta finale possa essere proprio “Dario”. E quale potrebbe essere il metodo? Lo dice Cioni, quasi con l’aria di fare una battuta: “Primarie”.

Ma su questo punto l’assessore Federico Gianassi, il più politico degli assessori della giunta Nardella (l’unico politico, dice qualcuno), non ci sta. Dopo un’ampia illustrazione di tutti i meriti dell’attuale governo cittadino, arriva alla questione: “Non possiamo concedere a nessuno – dice – di chiederci di rinunciare alla nostra storia recente”. Fuori dal politichese (ma Gianassi su questo punto è estremamente chiaro), Nardella non si tocca. Come Domenici, ricorda Gianassi, è naturale che si ricandidi per un nuovo mandato. Insomma, Nardella e ciò che è stato fatto dall’attuale giunta, il che equivale a dire che non si è sbagliato proprio niente, sono blindati. Scatta la battuta feroce di Cioni: “Hai parlato come candidato a sindaco?” chiede al suo interlocutore.

Impasse della discussione, che arriva alla sua naturale conclusione. Se le parole di Fossati, che chiede che il centrosinistra ripensi ai suoi errori (quelli che l’hanno portato alla perdita delle piazze rosse di Siena, Pisa e Pistoia, tanto per intendersi) sembrano cadere nel vuoto, se le richieste congiunte di “scegliere” un candidato condiviso non trovano spazio, allora l’unità del centrosinistra parte davvero in salita.

Se questo è ciò che produce la discussione, interessanti le reazioni del pubblico, piuttosto consistente ma ben lungi dal pienone che ha salutato la comparsa di Renzi, la settimana scorsa. Pochi gli applausi, qualcuno di più per Gianassi, risicati per Fossati, qualche applauso più convinto e trasversale per Cioni.  Qualcuno contesta anche ad alta voce proprio il rappresentante di Mdp, a riprova che la sensazione di aver davanti “compagni traditori” nella base sempre più risicata del partito, resiste. Insomma, le due anime del Pd, proprio mentre cercano di mettersi insieme, rivelano la loro profonda frattura. E alla fine, è forse proprio Cioni con la sua lista civica l’unico ad avere qualche chance per “fare ponte”.

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