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Firenze Rock: la questione delle 22 tonnellate di indifferenziata Breaking news, Politica

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Firenze –  La questione delle 22 tonnellate di rifiuti indifferenziati prodotti da Firenze Rock e “scaricati” sulle spalle di ALIA arriva in consiglio comunale. A porla, è il gruppo di Firenze riparte a Sinistra, che ricostruisce la vicenda.

Il punto critico, secondo Grassi, Verdi e Trombi, risiede nell’accordo che era stato stabilito fra gli organizzatori e il Comune, che riguardava la presenza di una raccolta differenziata che avrebbe dovuto accompagnare gli eventi. Di fronte alla cifra resa nota da ALIA, pare proprio che l’accordo sia stato violato. Al di là dei “pare”, lo stesso Comune ritiene evidentemente che ciò sia avvenuto, in quanto ha emesso una penale nei confronti dei responsabili dell’organizzazione della kermesse, penale che ammonta a 1130 euro.

Poco, troppo poco, secondo i consiglieri. “Abbiamo allora chiesto di sapere a quanto ammonti la quantità raccolta nel parco, al di fuori dell’arena, e quanto sia costato alla collettività (sia in termini economici che ambientali) lo smaltimento di tutti questi rifiuti indifferenziati – spiegano i consiglieri – il Comune ha candidamente ammesso che i costi di smaltimento non sono facilmente calcolabili (e non ha fornito dunque alcuna cifra) e tantomeno lo sono quelli ambientali. Non parliamo poi della richiesta di sapere quanto superiore alla media fosse ciò che ALIA ha raccolto nel parco dopo il concerto: si parla di valori neppure confrontabili, secondo l’assessora Bettini. Non solo: quello che ALIA ha scritto all’assessora stessa – che diligentemente lo ha riportato in Consiglio – è che il vero problema è che questi rifiuti finiscono in discarica e che abbiamo bisogno di impianti di incenerimento sul nostro territorio”.

Tirando le fila, “una penale irrisoria applicata ad un evento che ha fruttato verosimilmente diversi milioni di euro; un evento di grande bellezza “rovinato” da una “gestione completamente priva di qualsiasi riguardo nei confronti dell’ambiente”; e, infine, apprendere, concludono i consiglieri, “che la soluzione del problema è l’inceneritore” A conti fatti, tutto il percorso  “ci conferma nei nostri peggiori timori. Altro che 70% di differenziata, l’inceneritore, se si farà, dovrà bruciare rifiuti per generare profitti”.

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