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Immigrazione, Cpt e jus soli, cresce il dibattito ma anche i bimbi nati in Toscana Breaking news, Politica

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Firenze – Continua il dibattito a distanza fra il sindaco di Firenze Dario Nardella e il governatore toscano Enrico Rossi. Mentre infatti il sindaco di Firenze continua a esternare la sua “simpatia” per i Cpt, “centri di permanenza temporanea” per immigrati irregolari che hanno commesso reati, ricordando che la previsione dell’ultimo governo era quella di un Cpt in ogni regione e ricordando anche che la Toscana non ce l’ha, Rossi continua a rimanere perlomeno perplesso sull’utilità di questa misura.

Ed è stato oggi, nel corso del consueto briefing che si svolge per illustrare i provvedimenti salienti passati nella giunta regionale che Rossi, a domanda diretta, ha precisato alcuni punti. Intanto, ricordando che lo jus soli non è affatto battaglia tramontata, anzi, non occuparsene significa in buona sostanza non occuparsi di quelle diverse migliaia di persone che attendono di diventare cittadini italiani.

“Quanto ai Cpt – dice Rossi – ho una opinione mia, che è diversa da quella del sindaco, che rispetto, ma intanto se viene fatta una proposta, ne parlerò con lui”. Con alcune precisazioni: intanto, come ricorda Rossi, il “mio parere non è vincolante”, ma, aggiungiamo, bisognerà pur sentire il presidente della Regione Toscana; in secondo luogo, la diversa opinione di Rossi parte anche dalla proposta di legge Bonino (“Ero straniero”) cui hanno aderito Giorgio Gori e lo stesso Rossi che riguarda il tentativo di mettere un punto di chiarezza sull’immigrazione. Infatti, la nota saliente della proposta riguarda il ruolo del lavoro, che potrebbe diventare strumento di emersione dell’illegalità e di conversione degli irregolari che dimostrino di svolgere attività lavorative nel nostro Paese. Oltre all’allargamento del sistema Sprar, la proposta di legge cui fa riferimento Rossi vederebbe l’accoglienza interfacciarsi con i centri per l’impiego, che ovviamente dovrebbero essere rafforzati. Non solo: la proposta contiene anche forme di regolarizzazione su base individuale degli stranieri irregolari in grado di dimostrare di essere già integrati e radicati in Italia, grazie al lavoro e a legami familiari. Un punto questo fondamentale perché riguarda strettamente i tanti richiedenti asilo cui non viene concessa la protezione, ma che resteranno ugualmente in Italia da irregolari. Verrebbero posti in essere, grazie a questa legge, anche canali diversificati di accesso al lavoro, come ad esempio permessi temporanei finalizzati giustappunto alla ricerca di un’occupazione. Tutto ciò potrebbe, come ricorda Rossi, fare giustizia anche dell’odioso fenomeno dell’intermediazione da parte di gruppi criminali della forza lavoro. Un fenomeno diffuso, che diventa un’ulteriore gabbia per gli irregolari. Con l’aumento della percezione di “insicurezza”.

Insomma, secondo Rossi, dopo aver messo in atto questa operazione che permette i necessari distinguo fra criminali e fragilità, e dopo aver concretizzato il diritto allo jus soli che permette di rispondere alle aspettative di svariate migliaia di cittadini nati sul suolo italiano, allora si possono anche pensare ad iniziative come quelle dei Cpt. “Sapendo però chi ci va a finire”.

Anche perché la storia la si può interpretare, ma non fermare: mentre continua il dibattito sulla questione sicurezza Cie, Cpt e jus soli, l’assessore Vittorio Bugli ricorda che la Toscana nell’ultimo anno ha visto aumentare di 5mila unità i migranti regolari. E 4.500 circa sono bambini “nati”. Il che significa, ricorda ancora Bugli, “che nei 5mila, più di 500 stranieri sono probabilmente stati regolarizzati dal percorso dei richiedenti asilo”. Infatti, mentre nel passato il trend era sempre stato in aumento per le richieste di chi veniva nel nostro Paese a cercare lavoro, i  migranti adulti ora provengono quasi tutti dall’alveo dei richiedenti asilo. Restano tuttavia quei bambini nati in Toscana che dovrebbero avere il “diritto-dovere” alla cittadinanza. E che rimangono invece nel limbo, in una sorta di terra di nessuno. 

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