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L’Europa riparte da Firenze con la difesa comune e le strategie degli investimenti Opinion leader, Politica

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Firenze – Di fronte alle crisi attuali l’ Europa deve andare avanti con pazienza e determinazione. La raccomandazione del pragmatico presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha concluso stamani nel salone dei Cinquecento la sessione politica della seconda giornata di State of the Union l’evento di riflessione sull’ Europa organizzato dall’Istituto universitario europeo.

Pazienza e determinazione necessarie per affrontare le trattative con Londra sulle condizioni della separazione consensuale; pazienza e determinazione nell’affrontare la crisi dei flussi migratori. Pazienza anche nel parlarsi chiaro sulle ragioni che spingono tanti cittadini europei ad aderire ai movimenti populisti che propongono parole d’ordine improntate agli egoismi nazionali.

I leader europei che hanno preso la parola in Palazzo Vecchio hanno usato toni volti a trasmettere un’immagine di forte impegno a salvaguardare le conquiste dell’Unione europea di fronte alle minacce di ogni tipo. “Non è l’ Europa che si separa dal Regno Unito, ma è il contrario”, ha detto Juncker che ha scelto di parlare francese primo per riaffermare l’antica koiné degli stati fondatori e poi per rivolgersi agli elettori dell’Esagono che domenica non sceglieranno solo il loro presidente ma anche il futuro dell’Europa.

Così dal ministro degli esteri Angelino Alfano, al presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, al sindaco Dario Nardella e alla vicepresidente della Regione Monica Barni fino anche al presidente della Camera di commercio fiorentina Leonardo Bassilichi (“Reagiremo a qualunque tipo di complessità, ma per favore non ci logorate”), tutti hanno avuto accenni tutt’altro che di circostanza, con toni decisi quasi da comizio con un forte richiamo istituzionale all’identità europea.

Questo è tempo di scelte cruciali e ciascuno ha fatto la sua parte. Nardella, ribadendo che “l’ Europa trova la sua identità nel pluralismo delle culture attraverso le quali ogni cittadino ha gli strumenti per affrontare fenomeni complessi: “Contro coloro che ci spingono verso la paura e dicono che è meglio tornare indietro, dobbiamo affermare la volontà contraria: se sei in mezzo al guado di fronte alle correnti e alle difficoltà è il momento di spingere ancora di più in avanti”.

La Barni ha chiesto un bilancio europeo che non sia al ribasso: “la politica di coesione è il modo in cui l’ Europa riesce di più ad avvicinare i cittadini”. Il presidente dell’Istituto universitario europeo Renaud Dehousse ha ribadito l’importanza del tema dell’incontro 2017 “Building a People’s Europe”, costruire un’Europa dei cittadini, di fronte alle frustrazioni e ai timori del popolo che vuole sentirsi europeo.

Improntati a euro-entusiasmo i discorsi di Alfano e Tajani accolti da applausi dalla platea internazionale soprattutto il primo che ha parlato di “patria europea ed orgoglio della cittadinanza e dei diritti che questa comporta”, come lo aveva il civis romanus: “Abbiamo creato il più grande esperimento istituzionale della storia dell’uomo e sarebbe un grave errore considerare irreversibili queste conquiste”.

Però bisogna “aggiornare le promesse mantenute dei padri fondatori” soprattutto in tre campi. Quello dell’arrivo di grandi flussi migratori in cui l’Italia ha fatto la parte principale salvando centinaia di migliaia di persone (Juncker ha avuto parole di lode non formali) e quello della creazione di una comunità di difesa: “C’è una nuova occasione per rilanciare il progetto degasperiano della difesa comune è questa la nuova sfida dell’integrazione europea che non nega l’appartenenza alla Nato”.

Sul piano interno la priorità va verso l’Europa sociale con i suoi 15 milioni di disoccupati. Per affrontare i problemi della disuguaglianza e della povertà “l’Europa è la soluzione: bisogna salvarlza da quelli che ritengono che sia il problema”.

Temi ripresi con impeto da Tajani. Alla questione sollevata dalla Barni ha detto che “bisogna cambiare anche il modo di pensare il nostro bilancio ribaltando il metodo di approccio”. Non partire dalla disponibilità, ma dalle priorità come per esempio affrontare il problema dell’immigrazione e quella del terrorismo”. Nel primo caso occorre una grande strategia di investimenti in Africa, altrimenti accadrà che milioni di persone si sposteranno verso le nostre coste. Bisogna dunque agire attraverso la diplomazia economica per puntare alla creazione di un grande mercato per la crescita lo sviluppo e la stabilità del continente africano”.

Il parlamento europeo ha già cominciato a fare la sua parte incontrando nelle prossime settimane il segretario generale delle Nazioni Unite e quello dell’organizzazione degli stati africani. Per la lotta al terrorismo pensa a una sorta di Fbi europeo e soprattutto alla realizzazione della politica comune di difesa.

Infine l’intervento di Juncker: se l’economia ha cominciato ad andare meglio, bisogna attrezzarsi per il futuro affrontando con franchezze le debolezze dell’Europa anche quelle che hanno favorito la Brexit “che è una tragedia”. Una debolezza è la perdita di popolazione, un’altra è il rapporto con i vicini che creano problemi”. E anche la commissione ha i suoi peccati: “Ha fatto troppe regolamentazioni, troppe interferenze nei rapporti con i cittadini e invece dobbiamo concentrarci sull’essenziale: clima, demografia, commercio, investimenti e lavoro”. Come quelli previsti dal suo piano. “La grande assente in questo momento è la solidarietà”.

Foto: EUI’s State of the Union conference – European University Institute

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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