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Il blog di Francesco Colonna
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Referendum, indagine IUE: no in vantaggio, ma molti indecisi per il sì Politica

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Firenze - Uno studio condotto da ricercatori dell’ Istituto Universitario Europeo/European University Institute (EUI) e dell’Università di Zurigo mostra che il supporto per la riforma cala quando questa viene esplicitamente associata al Governo. Fiducia in Renzi e supporto per i partiti sono fra i fattori determinanti per il voto, mentre su alcuni punti della riforma esiste un accordo condiviso.

Ecco i risultati dell’indagine condotta da Andrea De Angelis, Hanspeter Kriesi, Davide Morisi (EUI) e Céline Colombo (Università di Zurigo) assieme ad SWG. L’indagine è basata su un campione rappresentativo di elettori italiani con accesso a internet. I partecipanti sono stati contattati due volte: la prima volta fra il 5 e il 10 ottobre (prima “ondata”, totale intervistati: 2279) e la seconda volta fra il 27 e il 3 novembre (seconda “ondata”). Per ulteriori informazioni, vedi nota informativa in fondo.

1) Il No è in vantaggio, ma fra gli indecisi ci sono più sostenitori che oppositori della riforma

Fra gli intervistati della prima ondata, se consideriamo solo chi dichiara un’intenzione di voto, il 56% voterebbe No, mentre il 44% voterebbe Sì. Se consideriamo l’intero campione, tuttavia, un quinto degli intervistati si dichiara indeciso. Fra gli indecisi, troviamo più sostenitori che oppositori della riforma (39% contro il 21%), mentre il resto si dichiara neutrale

2) Associare la riforma al Governo riduce il supporto fra gli intervistati

Nella seconda ondata, alcuni partecipanti sono stati assegnati in maniera casuale a un gruppo di controllo o a un gruppo di “trattamento” con circa 200 persone ciascuno. Entrambi i gruppi hanno letto la prima frase del paragrafo seguente, mentre solo quelli assegnati al gruppo di trattamento hanno letto la seconda frase fra parentesi: il gruppo di trattamento è meno favorevole alla riforma rispetto al gruppo di controllo. Questo indica che il favore degli elettori per la riforma cala quando la riforma viene esplicitamente associata al Governo. Una possibile spiegazione deriva dallo preponderanza nel campione di elettori con poca fiducia in Renzi (circa la metà) rispetto agli elettori con molta fiducia (circa un quarto). A causa di questo sbilanciamento fra sostenitori e oppositori di Renzi, menzionare in maniera esplicita il Governo rischia di avere effetti controproducenti per la riforma.

3) I più ricchi votano Sì, donne e giovani fra gli indecisi

Fra gli intervistati della prima ondata, le donne sono più indecise degli uomini, mentre i giovani sono più indecisi degli anziani. I maggiori sostenitori del No si trovano nella fascia dai 35 ai 64 anni, mentre le maggiori percentuali di sostegno per il Sì si trovano fra i giovanissimi e gli anziani. I dati, inoltre, mostrano che al migliorare della condizione economica, aumenta il supporto per la riforma: mentre solo un quinto di chi fa fatica ad arrivare a fine mese sostiene la riforma, quasi la metà di chi vive senza difficoltà voterebbe Sì. (La correlazione fra reddito percepito e supporto per la riforma è indipendente dal supporto per Renzi e dal livello di istruzione

4) Due terzi di chi vota Sì è a favore dell’elezione diretta dei senatori

Nella prima ondata abbiamo chiesto ai partecipanti quanto erano d’accordo con alcuni argomenti pro e contro la riforma. L’argomento più forte per il Sì riguarda la velocizzazione del processo legislativo, mentre gli argomenti più forti per il No riguardano la mancata elezione diretta dei senatori e l’accentramento del potere. I risultati mostrano che ben due terzi di chi vota Sì è d’accordo con l’affermazione “I senatori dovrebbero essere sempre eletti direttamente dai cittadini”. Sempre due terzi dei votanti per il Sì e solo la metà di chi vota No, inoltre, è d’accordo con il fatto che il Senato andava completamente abolito.

5) Due terzi di chi vota No è d’accordo con la riduzione del numero dei senatori

Nonostante la chiara divisione fra le due fazioni, su alcuni elementi della riforma esiste un largo accordo. Tre quarti del campione e due terzi di chi vota No sono d’accordo con la riduzione del numero dei senatori. Inoltre, la metà di chi vota No è d’accordo con il punto della riforma che introduce i referendum propositivi d’indirizzo e obbliga le camere a discutere le leggi d’iniziativa popolare.

6) Fiducia in Renzi e sostegno ai partiti dividono l’elettorato

La fiducia in Renzi è un elemento decisivo nelle intenzioni di voto: fra coloro che hanno poca fiducia in Renzi (circa metà del campione intervistato), il 72% voterebbe No, mentre fra coloro che hanno molta fiducia in Renzi (circa un quarto del campione), l’84% voterebbe Sì. Il referendum spacca l’elettorato anche per quanto riguarda il supporto ai partiti. Fra chi si sente vicino al Partito Democratico, l’81% è a favore della riforma, segno che chi supporta il PD segue la linea Renzi, nonostante i dissensi interni al partito. Fra gli altri partiti, i maggiori sostenitori del No sono nel Movimento 5 Stelle (75% di votanti per il No), a cui seguono la Lega Nord (65%), Sinistra Italiana (63%) e Forza Italia (51%). Fra chi non si identifica con nessun partito, prevalgono i No anche se di pochi punti percentuali.

Nota informativa

L’indagine quantitativa è stata condotta mediante una rilevazione online con metodo CAWI (Computer Assisted Web Interview), all’interno di un campione di 2279 soggetti maggiorenni residenti in Italia. I metodi utilizzati per l’individuazione delle unità finali sono di tipo casuale, come per i campioni probabilistici. Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall’ISTAT.

I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di zona, sesso, età, livello scolare e partito votato alle ultime elezioni. Il margine d’errore statistico dei dati riportati è del 2,05% a un intervallo di confidenza del 95%.

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