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Renzi e Franceschini contro tutti: per la cultura e per la Leopolda Dibattito politico, Politica

Firenze – Spada e fioretto sulla pedana della Leopolda con Renzi e Franceschini in coppia a infilzare o sforacchiare chi aveva dubitato delle virtù della loro comune idea di cultura.

Una singolar tenzone, che non era in scaletta ma annunciata dall’improvviso ingresso di Renzi  sul palco per abbracciare uno dei tanti protagonisti di testimonianze –  da quella sulla Reggia di Caserta a quelle sullo spreco  dei carciofi, da quella sulle tecnologie contro gravi malattie a quella sulla sicurezza informatica – e per  abbracciare e quasi scuotere la folta platea presente.

Un colpo di teatro che ha visto il segretario del Pd vestire i  panni di animatore e presentatore – annunciando la scaletta del pomeriggio comprendente Minniti e Boschi- ma anche di intervistatore  del ministro Franceschini che con tempi da Instragram – 59 secondi come ha specificato Renzi- doveva commentare ognuna delle 10 fotografie proposte. “Da buon democristiano Franceschini ci metterà un po’ di più ma noi lo aspetteremo” ha avvertito Renzi. Non parleremo di alleanze e legge elettorale hanno poi promesso insieme.

E allora in guardia e via con la prima foto: quella di Pompei “Dove appena arrivati al governo si succedevano i crolli – ha ricordato Franceschini – e che era per questo conosciuta al mondo. E che ora invece registra 35 milioni di incassi, ha un’illuminazione notturna, dà occupazione ai giovani ed è modello di riferimento per l’utilizzo dei fondi europei. E ora annuncia il ministro dei beni culturali toccherà a Ostia Antica”.  Con lui, ha ribadito Renzi, la cultura ha smesso di essere la cenerentola del paese.

E ora avanti con la seconda foto: il Colosseo. “Con l’art bonus si è verificata una trasmissione di filantropia aiutata da incentivi fiscali d che ci ha permesso, in questo caso con i Della Valle, di intervenire sul Colosseo”. E questo non è che l’inizio ha proclamato Renzi visto che in uno dei tavoli che avevano caratterizzato la mattinata, quello con il ministro Lotti, si è parlato di sport bonus.

Arriva poi la stoccata vincente della nomina dei direttori dei musei voluta dal ministro, della diversa utilizzazione delle risorse e conseguenti risultati ottenuti: dai 38 milioni di biglietti del 2013 ai previsti quasi 50 milioni.

Poi un’immagine sui cantieri e Renzi che sciabola: “C’è chi ha detto che con la cultura non si mangia e poi Tremonti fa un partito con Sgarbi” mentre in punta di fioretto Franceschini riassume gli obiettivi centrati con i cantieri delle opere più diverse.

Ecco la foto con i premi nobel del cinema, da Benigni a Sorrentino, con le maggiori risorse che Franceschini ha ottenuto per la settima arte, con gli obblighi che ora ha la tv di trasmettere film e fiction di creatività italiana. Ma a Renzi non basta e come una carica dei cavalleggeri del generale Custer si precipita a intervistare i ragazzi dello staff sui loro film preferiti. Una galoppata finita al piccolo trotto dopo le numerose citazioni per  Dunkirk e Supereroi. Meglio ripiegare sull’offerta dei film del mercoledì a 2 euro – prediletti anche dalla platea della Leopolda – e meglio far finta di niente e non ribattere a chi ha gridato: “Io i film me li scarico”.

Poi in rapida successione la legge sullo spettacolo per il jazz e per la canzone popolare d’autore, la 118app con la card che fa felici librai, chi vende dischi e i genitori che vedono – ha infiorettato Renzi – i figli tornare a casa con un libro sotto il braccio. Siamo quasi ai colpi di grazia con in dati esaltanti della stagione turistica, di un turismo che per il ministro deve essere diffuso e sostenibile. E poi con l’Expo di Milano “Quella che Grillo non voleva fare” ha più volte ricordato Renzi. Con il G7 della cultura  Renzi alla fine gioca in casa.

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