La Novella de' Gatti | StampToscana
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La Novella de’ Gatti Rubriche

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Il nucleo significante della fiaba è nel triplice tentativo di danneggiare e distruggere la protagonista, che si traduce in una crescita della Bella Caterina:  il primo "la madre e la sorella brutta la vessano in ogni modo per imbruttirla e lei diventa sempre più bella", il secondo "la mandano dalle fate perché la graffino irreparabilmente e lei ottiene ricchi doni e una stella in fronte", il terzo "la chiudono in un tino per poi riempirlo di olio bollente e lei sposa il figlio del re che elimina definitivamente le rivali".

La prima parte de "La Novella de' Gatti" vi aspetta lunedì 7 novembre, non mancate !

Immagine: http://nl.wikipedia.org Anne Anderson: The Seven Crows, da: Grimm's Fairy Tales, Glasgow: Collins 1922.

Riferimenti
Bibliografia e sitografia
- La bella Caterina oppure la Novella de’ Gatti, raccontata dalla Ragazza Silvia Vannucchi, è la quinta (pp. 37-42) delle Sessanta novelle popolari montalesi di Gherardo Nerucci; Firenze: Successori Le Monnier 1880.
- Una ristampa anastatica dell’edizione fiorentina è stata pubblicata con introduzione e note di Roberto Fedi; Milano: Biblioteca Universale Rizzoli, 1977.
- Il testo integrale della prima edizione è liberamente accessibile online: http://www.archive.org/stream/sessantanovelle00nerugoog#page/n53/mode/2up.
Gherardo Nerucci (1828-1906)
Gherardo_Nerucci_ST_wikipedia.gif Discendente da una nobile famiglia pistoiese, Gherardo Nerucci fu patriota, partecipando ai moti del 1848 (combattente a Curtatone e Montanara), e alla sollevazione contro Canapone, il Granduca Leopoldo II. Avvocato, insegnante, uomo di grande cultura, fu in contatto con i maggiori studiosi del suo tempo, ma non ebbe molti riconoscimenti ufficiali.
Fondò a Montale Pistoiese nel 1862 una Scuola Notturna Rurale Privata, e contribuì attivamente al dibattito sulla scuola pubblica, nel 1871 sposò una londinese, con la quale sarebbe vissuto fino alla morte nella sua villa di Montale.
La sua raccolta di novelle è fra le più piacevoli di quelle che nel fervore culturale di quegli anni si andavano stampando in Italia, nei dialetti di tutte le regioni, studiati da filologi e glottologi di fama europea.
Il metodo scrupoloso di studiosi che mantenevano una fedeltà assoluta al dettato popolare stava un po’ stretto al Nerucci, che dando alle stampe la sua opera si permise qualche licenza, avvertendo con un detto popolare che La novella nun è bella se sopra non ci si rappella.
Italo Calvino lo avrebbe ricordato lavorando alle sue Fiabe italiane: delle quali vengono proprio dalla novelle di Montale:
In tutto questo mi facevo forte del proverbio toscano caro al Nerucci, “La novella nun è bella se sopra non ci si rappella”, la novella vale per quel che su essa tesse e ritesse ogni volta chi la racconta, per quel tanto di nuovo che si aggiunge passando di bocca in bocca
(Fiabe Italiane [1956], Introduzione; edizioni varie).
Il lavoro appassionato con cu si dedicò alla raccolta delle fiabe montalesi potrebbe averlo aiutato a sopportare la morte dei due figli, ancora bambini. Non di rado la vita dei narratori di fiabe è segnata da un lutto irreparabile: le fiabe possono anche sospendere un dolore, e far scorrere un tempo altrimenti irrigidito.

Adalinda Gasparini

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