Venerdì 4 Maggio, 2012 - 14:32 da Anna Luisa Freschi
Il cosiddetto “urban farming” comincia ad affermarsi anche in Italia, dopo il boom negli Usa e in Inghilterra. L'orto “fai da te” conquista due famiglie su dieci, e due tipi di italiani, secondo la Cia: maturi con profilo green e pensionati che devono risparmiare in tempi di grande crisi. Nuove tendenze: piace anche ai giovani
Roma -
Si chiama “urban farming”, con radici profonde anche nel horticulture therapy molto diffusa nei paesi anglosassoni, e muove ogni anno un giro d’affari di oltre un miliardo di euro, coinvolgendo attivamente oltre 4,5 milioni di italiani. E' la pratica sempre più diffusa, secondo l'analisi della Confederazione italiana Agricoltori (Cia), di chi sceglie di portare un po’ di campagna in città, ricavando un orticello dove si può. Si va dai giardini in cui zucchine, lattuga e peperoni prendono il posto di rose e gelsomini ai balconi in cui i pomodori sostituiscono gerani e margherite, fino ai piccoli appezzamenti pubblici abbandonati che ormai centinaia di Comuni mettono a disposizione dei cittadini urban farmer. La passione per l'agricoltura amatoriale non è più solo appannaggio delle cities Usa e del Regno Unito, ma comincia a prendere piede stabilmente anche nel nostro Paese, in particolare nel Nord Italia (45%). C’è chi lo fa per necessità, per tamponare così alle conseguenze della crisi, conclude la Cia, ma sempre più spesso si tratta semplicemente di appassionati del mangiar sano e dell’aria aperta, “contadini per caso” che dopo il lavoro si cambiano d’abito e imbracciano zappa e rastrello. Anche i giovani ne sono attratti.
Almeno quattro i benefici, anche pubblici, prodotti dagli agricoltori “amatoriali”: sottraggono al degrado le tante aree verdi, spesso interstiziali e abbandonate delle città e delle aree metropolitane, migliorano così la qualità dei paesaggi urbani, fanno attività fisica all'aria aperta e promuovono la cultura di quel mangiare sano che rispetta la stagionalità dei prodotti naturali. A propostio di attività fisica all'aperto, la Cia ricorda lo studio dell’Università di Uppsala in Svezia pubblicato sul “British Medical Journal”, che dimostra come coltivare un orto o prendersi cura di fiori e piante sul terrazzo e in giardino, allunga la vita soprattutto nelle persone di mezza età.
I nuovi “farmer” urbani - spiega la Cia - sono una comunità variegata che cresce di anno in anno: oggi, infatti, il “fai da te” agricolo incuriosisce e attira due famiglie su dieci.
Il profilo dell'agricoltore per passione, l'identikit ricostruito dalla Cia: in media 45enne, con una buona istruzione, sensibilità ambientale e una buona dose di tempo libero. E’ diplomato nel 55%dei casi e molto spesso ha una laurea (30%). In genere si avvicina all’agricoltura mosso prevalentemente da input culturali. Solitamente è un insegnante (20%) o un impiegato (13%), meno frequentemente un operaio (10%) e un imprenditore (3%). E’ un hobby che piace anche ai giovani: gli studenti rappresentano il 5% ma, anche se questa è la nuova tendenza, sono chiaramente tantissimi i pensionati (40%) che si avvicinano al lavoro della terra innanzitutto per risparmiare in tempi di crisi economica, oltre che per maggiore familiarità con le tradizioni contadine e per tenersi in forma.
Quello degli orti urbani è un fenomeno in costante espansione, non più etichettabile solo come una moda passeggera ispirata dagli orti “vip” di first lady o di attrici di Hollywood. Così, dopo la famiglia Obama e la Regina d’Inghilterra - continua la Cia - cresce la voglia di prodotti agricoli “fatti in casa”, freschi e genuini e che riportano nelle nostre case il senso della stagionalità dei cibi.
Foto it.paesaggioix.wikia.com
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