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Da Firenze messaggio al mondo: cultura e pace, nodo indissolubile Società

manifestazione per la pace

Firenze – E’ con la presa di posizione del sindaco di Firenze Dario Nardella sul Centro culturale  di Kobane distrutto dall’Isis che si misura la capacità di Firenze di esportare concretamente il messaggio che pace e cultura non possono andar disgiunte: “Firenze è disponibile e pronta, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità, a supportare la ricostruzione del Centro culturale di Kobane distrutto dall’Isis, un luogo simbolo dell’urgente ricostruzione della città. Mi auguro che questa idea possa essere raccolta con entusiasmo e con generosità dalle città che partecipano al forum affinché si possa compiere anche qui, da Firenze, un gesto concreto di supporto a una città che ha sofferto e sta soffrendo ancora moltissimo”.

Ecco, è questo il senso dell’incontro che ha messo insieme, 60 anni dopo La Pira che per primo volle l’evento, migliaia di sindaci da tutte le città del mondo per parlare e “agire” di pace: passare dalle idee alle proposte, dall’ontologia all’azione. Così, è quasi processo naturale che l’appello del sindaco di Kobane, Mustafa Abdi, venga accolto da Firenze con la concretezza di chi ha vissuto l’emergenza di una ricostruzione. 

Una traccia, quella della concretezza, che sarà di nuovo protagonista oggi, giornata in cui il tema sarà quello delle migrazioni. Questo il programma delle sessioni mattutine: la prima sessione del mattino, dal titolo ‘Migrations: Challenges and opportunities. Refugees: Embracing the crisis’, vedrà la partecipazione tra gli altri di Laurens Jolles, referente del Sud Europa per l’Alto commissariato dei rifugiati dell’Onu. Nella seconda sessione mattutina, dal titolo ‘How Research and Technology can support cities in peace building strategies, social and development policies’ si alterneranno professori universitari e ricercatori. Interverranno i ricercatori Lorenzo Giorgi e Giacomo Battaini per illustrare il progetto di energia alternativa ‘Liter of Light’; Francesco Pavone del Lens dell’ateneo fiorentino; Ellen Baker dell’università di Houston; Sune Svanberg della Lund University (Svezia) e South China Normal University di Guangzhou in Cina; e Fernando Quevedo, direttore del centro internazionale di fisica teoretica Abdus Salam di Trieste. Nel corso della mattinata interverrà anche Fadhel Moussa, avvocato tunisino, professore di Diritto pubblico a Tunisi.

Un tema, quello delle migrazioni, che era stato anticipato ieri pomeriggio dall’importante dibattito sulla solidarietà e sul ruolo della cultura nella sua interiorizzazione, che aveva occupato la sessione pomeridiana. Di “obblighi” morali e responsabilità politica nei confronti dei profughi aveva parlato il sindaco di Reims Arnaud Robinet, mentre il sindaco di Fes aveva sottolineato: “Violenza ed esclusione non sono una fatalità. La cultura è il vettore della pace e può unire attraverso il rispetto dell’altro”.

Falca Gheorghe, sindaco di Arad (Romania) ha ricordato come la sua città “nel 2010-2011, proprio nel periodo della crisi economica” abbia “aumentato i fondi per la cultura”. “Solo così – ha proseguito – si sarebbero potuti risolvere i problemi, anche quelli economici”.
L’assessore alla pubblica istruzione del Comune di Milano, Francesco Cappelli, ha ricordato l’iniziativa dell’amministrazione di istituire un ‘albo civico delle comunità religiose’, al quale si sono iscritte 52 diverse comunità, oltre al progetto  “Incontriamo le religioni del mondo”, rivolto alle classi quinte delle scuole primarie: alle principali comunità religiose cittadine è stato chiesta la presenza di alcuni loro testimoni, durante una serie di incontri con i ragazzi, per parlare delle loro esperienze. Il progetto ha coinvolto 350 ragazzi.

“La cultura – ha ribadito il sindaco di Mogadiscio Hassan Mohamed Hussein – può portate la pace e rendere le persone più aperte nell’accettazione degli altri”.
Secondo Lia Olguta, primo cittadino di Craiova (Romania), “l’opinione pubblica non ha reagito in modo adeguato ai fatti che hanno colpito la città di Pamira”. “Noi – ha dichiarato – abbiamo il dovere di proteggere il patrimonio culturale che abbiamo. Lo dobbiamo ai nostri figli. La nostra città ha investito moltissimo nella cultura, negli ultimi anni, perché crediamo che rivesta un ruolo fondamentale nell’identità delle persone”.

Il progetto dell’amministrazione di Kuldiga per far capire l’importanza della loro identità e del loro patrimonio culturale è stato al centro dell’intervento di Inga Berzina, sindaco della città polacca. Si tratta di “laboratori artistici, culturali, eccetera, per aiutare i cittadini che vivono nel centro storico, a mantenere inalterato l’aspetto dei palazzi”. “Questi sono l’espressione architettonica della nostra identità culturale – secondo Inga Berzina – ed è importante che chi li abita conosca il loro valore”.
John Toiti, primo cittadino di Nairobi (Kenia), ha ricordato che questa metropoli “Nairobi oggi ospita oltre 5 milioni di persone, e 42 diverse tribù, che hanno culture diverse, ma vivono in armonia”. “Questo è un perfetto esempio di coabitazione – ha commentato -. Nel tempo siamo diventati anche un importante centro economico dell’Africa orientale. La nostra costituzione stabilisce che le donne devono avere un terzo della rappresentanza politica e siamo molto felici del fatto che negli ultimi anni abbiamo ospitato numerose personalità internazionali, come Obama o il Papa che sarà da noi tra poco”.

 

 

 

 

 

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