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Politica

Eataly, 50 assunti a tempo indeterminato, nessun rinnovo per i lavoratori “scaduti” Società

cgil per eataly

Firenze – Stabilizzazione e garanzie sindacali. È questo il frutto dell’accordo siglato ieri dalla CGIL e Francesco Farinetti, amministratore delegato del gruppo Eataly, a margine dello sciopero organizzato sabato scorso per il mancato rinnovo del contratto. Saranno cinquanta i dipendenti dello store enogastronomico ad ottenere il contratto a tempo indeterminato, ad oggi privilegio di soli 22, su un organico totale di 97 lavoratori (120 al momento dell’apertura, lo scorso dicembre).

I tempi della trattativa prevedono la firma per il prossimo gennaio, scadenza entro la quale saranno dunque 72 i dipendenti al sicuro. Restano fuori i lavoratori a termine non rinnovati. Ma l’accordo tira anche per la giacca Farinetti sul rispetto delle norme del CCNL, evaso – questa la denuncia – soprattutto in merito all’esubero di contratti di somministrazione. “Fin dall’apertura abbiamo denunciato il numero troppo alto di lavoratori somministrati rispetto all’applicazione contrattuale”, ha dichiarato Massimiliano Bianchi, segretario generale della Filcams CGIL Firenze. “Con quest’accordo riportiamo la percentuale prevista dal contratto nazionale all’8%, anche per evitare un uso massiccio di tale forma contrattuale nell’apertura di altri punti vendita”. Rispetto delle norme e agibilità sindacale. “All’interno di Eataly un organismo sindacale costituito non c’è”, denuncia Enrico Talenti (Filcams CGIL), che riconduce l’assenza di un dialogo con i lavoratori proprio all’eccesso di contratti di somministrazione e non, come ventilato nei giorni scorsi, da un qualche diktat dell’azienda. “Oggi la situazione non è a norma – chiarisce Talenti – e ad Eataly abbiamo chiesto qualcosa in più del rispetto delle norme nazionali. Chiediamo un contratto integrativo aziendale nazionale in cui si rispettino le regole a tutela dei lavoratori. Abbiamo provato a farlo, senza successo, in fase di apertura del punto vendita. Non vogliamo, adesso, che quanto successo a Firenze si verifichi in altre città. Lavoreremo per costruire relazioni sindacali buone ed efficaci, che ci permetteranno anche verifiche periodiche. Da questo punto di vista, rientrare nelle regole entro gennaio è fondamentale”.

Il polverone di Firenze non è tuttavia l’unico precedente. Momenti di conflittualità si sono verificati a Bari e Bologna. Inaugurata lo scorso dicembre sulle ceneri della Libreria Martelli (di cui, ad oggi, soltanto 4 ex dipendenti sono confluiti nel punto vendita), Eataly “ha aperto i battenti con elementi di stabilità molto ridotti e una fisarmonica di opportunità di lavoro molto ampia – prosegue Bianchi - Era difficile prevedere gli step della stabilizzazione e tutti i nodi sono venuti al pettine alla scadenza dei contratti. Ma Farinetti deve capire che l’azienda non dovrà essere sempre una startup. Da qui, il senso della nostra azione, che vuole arrivare a creare un modello unico per tutti i punti vendita”. Un accordo, dunque, che scongiuri anche il rischio emulazione: “è un patto importante anche a livello generale per il settore dei pubblici esercizi, perché aziende così grandi sono un modello. Se passa il messaggio che una realtà come Eataly possa stare fuori dalle regole del CCNL, anche aziende meno famose possono sentirsi libere di fare come vogliono”.

 

 

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