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Gioco d’azzardo, solo in Toscana 4 miliardi bruciati nel 2012 Società

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Firenze - Il gioco d’azzardo è una piaga sociale che riporta ogni anno dati sempre più allarmanti: lo ribadisce oggi Stefania Saccardi a Palazzo Strozzi – Sacrati per presentare una campagna di sensibilizzazione contro i rischi di quella che ormai è classificata come una patologia. Bisogna smantellare la convinzione – diffusa soprattutto tra i più poveri – che “la fortuna può cambiarti la vita in meglio”.

Il decreto Balduzzi 158/2012 ha previsto che il gioco d’azzardo godesse del livello sanitario di assistenza, che attualmente è garantito dai Sert; tuttavia non si prevedono fondi nazionali ma è la Regione che deve farsi carico di questa emergenza che è addirittura più estesa della tossicodipendenza – i dati nazionali parlano di trecentomila giocatori patologici a fronte di duecentomila tossicodipendenti.

saccards“Nei comuni, dove dovrebbe esserci socializzazione, ci sono in realtà isolamento ed esclusione”, osserva l’assessore e presidente dell’ANCI Biagiotti, “è necessario un intervento comunale tramite regolamenti che ad esempio prevedano una localizzazione delle sale lontano da luoghi come le banche, le poste e le scuole”.

Il problema è complesso e  trasversale: non sono solo gli anziani ad essere stretti nella morsa della dipendenza, ma molti adolescenti non ancora o appena maggiorenni. Una ricerca del 2013 ha mostrato come su 3296 studenti intervistati, l’11% fosse classificato come patologico.

A sostegno della campagna ci sono molte associazioni e soggetti istituzionali come la CISL, il cui segretario regionale Rossella Bigiani era presente alla conferenza stampa: “Il gioco d’azzardo è un problema sociale perché ci si indebita, si perde il lavoro e si rovinano le famiglie. In italia si spende un miliardo all’anno per curare questa patologia.” Solo in Toscana nel 2012 sono stati giocati 4 miliardi di euro.

La regione ha investito 50mila euro nel progetto “Ortos”, una cooperativa senese che sta lavorando su una sperimentazione residenziale apposita, quando l’ambulatorio non basta. Per Antonio Lucchesi, che si occupa della gestione delle comunità per tossicodipendenti, c‘è ancora molto da fare. Bisogna agevolare una legge quadro che dia più potere agli enti locali. La campagna “Mettiamoci in gioco” prova a cambiare il modo di pensare degli individui ribaltando alcuni slogan pubblicitari: ad esempio “più giochi, più perdi” vuole riprendere il “più giochi, più vinci”, di un noto spot televisivo.

I comuni daranno un contributo da 50 a 500 euro a seconda della grandezza e popolosità.

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