Danza: la cucina, spazio privilegiato dei sensi e dei sentimenti | StampToscana
energee3
logo stamptoscana
thedotcompany

Danza: la cucina, spazio privilegiato dei sensi e dei sentimenti Spettacoli

theKITCHEtheory_ph Giovanni Bocchieri_sosp

Firenze – La cucina come luogo della casa dove ci si incontra al mattino e alla sera,  dove sono sollecitati tutti e cinque i sensi. Dove soprattutto ci si lascia andare scaricando problemi e frustrazioni, ma anche momenti  di affetto e complicità.

Parte da questa idea The Kitchentheory, il racconto teatrale che la DaCru Dance Company , il progetto nato nel 1996 per iniziativa di Marisa Ragazzo e Omid Ighani, ha presentato al Florence Dance Festival nel cortile del Bargello. Sulla scena c’è un grande tavolo di formica con sei sedie coordinate sulle quali siedono i sei danzatori, quattro uomini e due donne.

In primo piano una grande gonna bianca a campana che verrà utilizzata da una delle due nel corso della performance. Si parte da una grande litigata e da una girandola di movimenti, gesti, espressioni, anche parole, “numerose come chicchi di riso, necessarie tutte per dire in mille modi la stessa cosa e troppo poche per riuscirci”: frammenti di flussi di coscienza, di solitudine, di richiesta d’amore, di rabbia.

La musica cambia nei diversi episodi della performance: si parte da una chitarra flamenco, per arrivare a diversi stili e generi. Del resto tutta la composizione coreografica è caratterizzata da un’infinita contaminazione di generi, stili e tecniche coreografiche proprie dei concetti artistici dei due coreografi Marisa Ragazzo e Omid Ighani.

The Kitchen theory raggiunge in modo compiuto gli obiettivi della sperimentazione estrema e delle contaminazioni di stili e linguaggi. Del resto i due coreografi provengono da esperienze diverse che si fondono  alla ricerca di nuovi linguaggi: dall’Hip Hop, alla danza contemporanea, al jazz rock e alla Break dance.

Questa estenuante ricerca tecnica tuttavia corre il rischio di restare talvolta fine a se stessa facendo perdere l’unitarietà artistica. Per cui, alla fine, the Kitchen, resta lontana,  uno spazio fisico dove si compiono  virtuosismi tecnici.  Li aspettiamo quando la loro ricerca avrà raggiunto la meta di un nuovo linguaggio capace di raggiungere l’anima degli spettatori.

 

Foto: theKITCHEtheory di Giovanni Bocchieri

Print Friendly


Translate »