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Il Falstaff di Mehta – Ronconi all’Opera di Firenze Spettacoli

falstaff

Firenze - Finalmente Falstaff. L’opera verdiana debutta sabato 29  (ore 19,45, repliche fino al 12 dicembre) al Teatro dell’Opera di Firenze con la direzione del Maestro Zubin Mehta che  dirige l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, regia  di Luca Ronconi. (www.operadifirenze.it). L’opera dell’estrema maturità di Verdi, secondo libretto tratto da William Shakespeare nella geniale riduzione di Arrigo Boito, arrivò dopo anni di silenzio e direttamente dal successo dell’ Otello del 1887 . Così un Verdi ultrasettantenne  si scherniva nell’estate del 1889, allorché il progetto cominciava a prendere piede: “Voi nel tracciare Falstaff avete mai pensato alla cifra enorme dei miei anni? -scriveva  a Boito –  …e se non reggessi la fatica? Se  non arrivassi a finire la musica?”    Ma nell’estate del 1892 la partitura era terminata.

Il debutto avvenne il 9 febbraio 1893 alla Scala, un trionfo alla presenza dei grandi  d’Italia tra cui Puccini, Mascagni, Carducci. Verdi che aveva iniziato  la propria carriera con un’opera comica “Un giorno di regno” la termina, quarant’anni dopo, con un’altra opera comica. Un unicum per un compositore che  si era imposto al mondo come autore di opere drammatiche.

Luca Ronconi affronta la regia del Falstaff per la terza volta. La prima volta  al Festival di Salisburgo nel 1993, con Georg Solti sul podio, l’altra  al Maggio Musicale Fiorentino nel 2006 con la direzione di  Zubin Mehta. Messe in scena rimaste negli annali. “In entrambi i casi, in particolare a Salisburgo – afferma il regista- lo spazio scenico era molto dilatato, e di conseguenza anche l’opera doveva essere giocata su quegli spazi. I trenta metri di apertura del boccascena di Salisburgo hanno fatto sì che la scenografia fosse  bella,  ma non rispecchiasse l’intimità dell’opera. Io ho sempre pensato che Falstaff sia un’opera quasi ‘da camera’, che ha bisogno di una situazione raccolta, e ritengo che anche Verdi ne fosse convinto.

In questa edizione c’è un alleggerimento, sia nel segno registico,  sia per quello che accade  nella buca dell’orchestra. Falstaff  è un personaggio astorico. È vero che appare burlone, ma è anche burlato; vive di espedienti, ma è anarchico, è squattrinato e vuole fare soldi. È vecchio, ma si sente giovane, e quindi risulta un po’ mitomane. Insomma, è tantissime cose: a me non dispiace vedergli dentro anche una sorta di infantilismo, come quelli che passano da collere furibonde a folgorazioni immediate. Per quanto riguarda la scenografia nel corso dell’opera cambiano solo tre tappeti, e nel terzo atto tra il primo e il secondo quadro non c’è intervallo, né soluzione di continuità visiva. Spero di essere riuscito a fare un Falstaff  lineare e senza stupidaggini, senza finte trovate, leggibile da ogni persona di buon senso.”

A vestire i panni del protagonista il baritono Ambrogio Maestri, che ha interpretato più di 200 volte la parte di Falstaff nei maggiori teatri di tutto il mondo e che proprio con quest’opera ha debuttato nel 2001 alla Scala e a Busseto per il centenario verdiano con la direzione di Riccardo Muti.  Il 13 aprile scorso, al Theatro Municipal di San Paolo del Brasile, il suo Falstaff è interrotto da venti minuti di applausi: per riprendere l’opera il maestro John Neschling lo ha invitato a bissare la fuga finale tra l’entusiasmo del pubblico. Nel  ruolo di protagonista si alterna  con Roberto De Candia (  nelle repliche del 9 e 12 dicembre), che nelle altre recite vestirà i panni del   suo avversario, Ford. Un compito affascinante e difficile. “un’impresa folle –afferma- quando il titolo è stato inserito nella programmazione dell’Opera di Firenze  per la parte del protagonista era stato scelto colui che oggi è il Falstaff per eccellenza,  Ambrogio Maestri. Solo che in alcune date era già impegnato, quindi sono stato scelto io al suo posto, nonostante fossi già inserito nel cast come Ford. Una sfida superata con un grande sforzo mnemonico ma supportata dall’accurata preparazione in sede di prove”.

 

 

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