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Gino Paoli: musica d’autore italiana più viva che mai Spettacoli

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Il quintetto ha dato vita a uno spettacolo che ha proposto in chiave jazz i successi del cantautore, ma anche classici della canzone internazionale e inediti. Un concerto curato, raffinato, in cui le canzoni più note di Paoli si sono armonizzate sapientemente con la nuova rilettura. La serata si è svolta lunedì scorso nel contesto di “Undici Lune” a Peccioli (Pisa), manifestazione giunta all’ottava edizione e curata dalla Fondazione Peccioli, con la produzione esecutiva del Teatro Verdi di Pisa.

Un’ora e mezza di musica di alto livello eseguita da grandi musicisti che comincia con una versione di quasi dieci minuti di “Time after time”: e pensare che nella prima parte del concerto, per circa una quarantina di minuti, le uniche canzoni di Paoli sono state “Sapore di sale” e “La gatta”. Grande maestria, da parte del quintetto, nel proporre brani come “Senza fine” in una chiave jazzistica che ne rinfresca la struttura tradizionale rendendo nuova vita a  musiche che altrimenti potrebbero rischiare di diventare un po’ troppo “meccaniche”; non si sentono forzature o stravolgimenti come accade spesso per tanti altri cantautori che ottengono spesso risultati deludenti e banali che fanno rimpiangere le vecchie versioni. Qui tutto fila in modo liscio e apparentemente naturale.
E magari i più giovani non conoscono il passato incredibile di questo cantante che sembra un tranquillo signore che calca le scene e che si conferma come uno dei nomi piùimportanti  della musica d’autore italiana: un passato che talvolta affiora come le nuvole di fumo di sigaretta che spuntano da dietro il pianoforte, quando Paoli lascia per pochi minuti la scena durante la parte strumentale diSenza fine”. A partire da “Vivere ancora” e “E m’innamorerai” rientra nel ruolo da cantante che a tutti èpiùnoto sfoderando tutta la grinta che gli appartiene e la capacitàdi passare facilmente da momenti piùintimi ad altri piùincisivi; probabilmente il momento piùtoccante di una serata che, comunque, di emozioni ne ha regalate tante, si raggiunge con “Ti lascio una canzone”:
Paoli, accompagnato solo da uno spettacolare Danilo Rea al pianoforte, ammalia il pubblico avvolgendolo con la propria voce e accompagnandolo in un’atmosfera da sogno. Con “Il cielo in una stanza”, che chiude il concerto, si torna a un’interpretazione di stampo jazz. Il quintetto rientra un’ultima volta sul palco per regalare una sentita e applauditissima versione di “Una lunga storia d’amore”.

Grande prova anche per l’organizzazione: lodevole prima di tutto l’offerta di un concerto del genere a un prezzo, più che giusto di questi tempi, davvero popolare (fra i 10 e i 15 euro). Il tutto, come se non bastasse, con un’efficienza da primi della classe anche per quanto riguarda la mirabile gestione del traffico e dei posti auto ricavati a due passi dall’anfiteatro. Alla faccia di tutti i grandi festival con i biglietti che costano come minimo il triplo lasciando gli spettatori abbandonati a séstessi nella giungla del traffico e dei parcheggi.

Foto "Archivio fotografico Fondazione Peccioli per Foto Franco Silvi"

 

 

 

 

 

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