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La gente di Monticchiello alla cena delle illusioni Spettacoli

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Firenze – Il Valzer di mezzanotte, brano degli anni 20 del novecento in tre quarti,  un po’ malinconico un po’ allegro, un po’ tran tran quotidiano ma proprio per questo anche un po’ rassicurante. Questo cavallo di battaglia di tanti fisarmonicisti di sagre e balere nostrane è anche il titolo del 52° autodramma del Teatro Povero di Monticchiello in scena dal 21 luglio al 14 agosto (ore 21.30) nella piazza della Commenda del borgo medievale della Val d’Orcia.

Una colonna sonora ideale per rappresentare quell’ora fatidica che porta al culmine gli affanni della notte, ma prelude a qualcosa di nuovo, mai accaduto, mai vissuto, preannunciato dall’arrivo prossimo dell’alba. La trama è stata tratteggiata oggi da Andrea Cresti regista e grande animatore di uno degli eventi più consolidati dalla tradizione e più di altri espressione della cultura profonda e della creatività di un territorio.

Si parte da una cena sociale organizzata come momento conviviale di amicizia e allegria “per allontanare le angustie, le ansie e le preoccupazioni”. Ci sono tutti: paesani, autorità, ospiti. Qualcosa però si inceppa. La cena non riesce a decollare e nessuno mangia. L’idea di mettere tutti felicemente a tavola per esorcizzare dolori e problemi e dare corpo alla speranza di tempi nuovi si risolve in una grande illusione. Si impongono drammaticamente i problemi individuali “catturati da una condizione difficile per tutti”. Ma qui “prende il largo un misterioso valzer di mezzanotte forse presagio di un nuovo giorno”.

Cresti non ci ha giustamente raccontato come va a finire, ma le premesse perché lo spettatore possa “uscire cambiato” dal teatro in piazza – come ha detto la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, convinta sostenitrice di un fiore all’occhiello delle estati toscane – ci sono tutte.

E del resto raramente delude la compagnia della gente di Monticchiello che dal 1967 si interroga sulla scena sui grandi e piccoli cambiamenti che più o meno traumaticamente gli eventi producono sul suo pacifico e solidale stare insieme in uno degli ambienti più belli del mondo.

Così in questo 2018 la scelta della cooperativa Teatro povero che scrive e realizza lo spettacolo sotto la guida di Cresti è stata quella di rappresentare quel momento critico in una comunità nel quale si subiscono gli effetti profondi e destabilizzanti dei cambiamenti epocali, più o meno innescati dalle peggiori pulsioni umane, ma si attende qualcosa di nuovo, come una consolante purificazione.

Ed è questa alla fine la ragione dell’avvento di una nuova solidarietà.

 

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