La poesia di Luzi, le canzoni di De André categorie dell’anima contemporanea | StampToscana
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La poesia di Luzi, le canzoni di De André categorie dell’anima contemporanea Spettacoli

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Firenze – Un viaggio nella grande poesia contemporanea nel nome di Mario Luzi e Fabrizio De André. Alla Casa del Popolo di Settignano è andata in scena domenica 3 dicembre una pièce per voce recitante, canto e chitarra che rappresenta una di quelle pietre preziose che il territorio offre alla cultura nazionale. “Caro Fabrizio, caro Maestro” nasce infatti a Semproniano, il paese vicino all’Amiata, dove hanno vissuto i genitori di Luzi, per iniziativa di un appassionato architetto, Massimo Gennari, e grazie alla locale amministrazione comunale che ha contribuito alla sua realizzazione.

Il viaggio “nella solitudine, nel potere e nella guerra, nell’amore e nella morte” , parte dallo scambio di lettere che avvenne alla fine degli anni ’90. Luzi ha appena scoperto la vena poetica del cantante genovese e gli esprime il suo disappunto per  essere “invecchiato nella quasi totale ignoranza del suo talento”.

Per Fabrizio De André il poeta toscano è sempre stato un punto di riferimento per “migliorare, almeno nella forma, i versi” delle sue canzoni. Un progetto dell’artista  che punta a “traghettare l’attenzione dalla lingua comunemente parlata a quella scritta dei grandi poeti e narratori”.

Questo è anche l’obiettivo dello spettacolo che ha visto la sua prima rappresentazione a Semproniano e che con ogni probabilità tornerà in scena in occasione della prossima Estate fiorentina. Suggerire parole alte e profonde alle esperienze dell’esistenza, aiutare le persone a dare un significato al dolore, alla solitudine, alla morte, alla prepotenza del potere ma anche all’amore e alla dolcezza dei sentimenti che l’ordinarietà e la fatica di vivere rendono spesso ridicoli e banali.

La pièce si compone di un prologo, tre capitoli e un epilogo. Il viaggio, come un’andata e un ritorno “dalle profondità dell’inferno alle vette del paradiso”, si compie attraverso i testi  e le poesie di Luzi (ma anche  di Pasolini, Baudelaire, Pavese, Calvino , Pirandello, Elias Canetti  e Susan Abulhawa) e accompagnati dalle canzoni di De André.

Scocca come una scintilla emozionante dal confronto fra la poesia detta e la poesia cantata e il verso popolare colto di De André completa i sentimenti cantati dai poeti, anzi vi aggiunge quel di più che la musica offre alle emozioni dell’animo umano.

Soprattutto, poi, se quella musica – la Canzone di Marinella, una Storia sbagliata, il Pescatore, la Guerra di Piero  etc. – fa parte del patrimonio culturale di una generazione, una folta rappresentanza della quale ha riempito la sala (troppo piccola) della storica Casa del Popolo.

Eccellenti gli interpreti che lavorano a Grosseto: Simona Lazzerini, una voce recitante convincente ed efficace nell’affrontare con una sensibilità contemporanea, i testi poetici; Andrea Bonucci, cantante che ha affrontato le canzoni di De André con grande personalità, sfuggendo alla tentazione di imitare l’originale e Paolo Mari, chitarrista di raro talento e di grande professionalità. Grande finale con Bocca di Rosa.

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