Lindsay Kemp a Volterra: l’ineffabile semplicità dell’arte | StampToscana
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Lindsay Kemp a Volterra: l’ineffabile semplicità dell’arte Spettacoli

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Volterra  - Lo stile non invecchia. Anzi se possibile si affina. Lindsay Kemp, 80 anni, conserva intatto il suo fascino. E rilancia il suo inconfondibile touch, un pastiche di pantomima, danza classica, tecniche butoh (che però afferma di non avere mai studiato), il corpo infarinato, i costumi vaporosi, i movimenti en ralenti, i travestimenti, atmosfere rarefatte che si dissolvono in un erotismo ambiguo e penetrante dentro parabole visionarie e allucinate.

Un trionfo dell’eccesso ma anche di una alchimia performativa che ramifica con puntuale, compiaciuto equilibrio la leggerezza impalpabile di Ariel e la dispettosa complicità di Puck. Così, il volto di biacca, il tradizionale kimono, il corpo flessuoso, l’aria sognante, lo sguardo birichino, i passi morbidi che sembrano lievitare, due grandi ali come braccia che volteggiano nell’aria sulle note del Requiem di Verdi, Lindsay Kemp si è materializzato l’altra sera sul palcoscenico del Persio Flacco di Volterra per lo spettacolo inaugurale del Festival internazionale del teatro romano giunto alla 15esima edizione, da quest’anno affidato alle cure di Andrea Mancini.

Accompagnato da Daniela Maccari, Ivan Ristallo, James Vanzo e Alessandro Paci, Kemp dà vita a una partitura raffinata e suggestiva, un collage di pezzi e frammenti, dove ritroviamo il mito di Violetta Valery, stralci da Duende e Flowers, i suoi titoli più famosi, i corpi scandalosi di Genet e Nijinsky, altre icone dell’immaginario kempiano insieme a Salomè, e l’inconfondibile eco del melodramma, inesauribile campionario di scene madri.

Il teatro danza di Lindsay Kemp è prima di tutto una questione di “reincarnazioni”. I suoi “amori” ritornano, sempre uguali sempre diversi. Come le sue pause, i suoi intermezzi, quel suo padroneggiare il tempo e la memoria, anche quando si allungano a dismisura, quella sapienza compositiva che rende la luce assoluta protagonista al pari del movimento e della musica. Ecco, se la stella di Lindsay Kemp risplende inalterata e inconfondibile nel firmamento della danza contemporanea e della performing art, dopo tanti anni e tante avventure, si deve alla sua esclusiva capacità di rendere ineffabile e trascendentale, al di là di ogni diavoleria tecnologica, la semplicità artigianale della messinscena, un carico di effetti “speciali” che trasmettono pura e semplice emozione.

Foto: www.lindsaykemp.eu

 

 

 

 

 

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