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Noé Soulier, il “coréosophe” che cambia la grammatica della danza Spettacoli

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Firenze – Non è solo una lezione e nemmeno una conferenza. Non è neppure la presentazione di un libro particolarmente creativa come se ne vedono sempre di più complicate e spettacolari. Nel progetto “Danzare la perfomance” presentato nell’ambito del festival della Democrazia del Corpo  parla di “presentazione agita del libro Actions, mouvements et gestes di Noé Soulier.

E’ giusto che si identifichi e definisca un formato originale perché una delle caratteristiche della danza è quello di trasformare qualunque cosa venga fatta su un palcoscenico, anche la presentazione di un libro, in un momento artistico, cioè in qualcosa che coinvolge lo spettatore nelle sue corde più inconsapevoli. Il concetto base è che ciò che conta nell’azione non è il risultato, ma l’azione stessa.

Del resto lo stesso Soulier parte proprio da questo concetto per accompagnare il pubblico nel suo viaggio attraverso il gesto e il movimento: anche un atto ordinario come quello dei tecnici che trasportano oggetti sul palcoscenico cambia natura, spinge gli osservatori a guardare con occhi diversi ciò che accade davanti a lui.

Una tale esperienza, per esempio, è avvenuta al Centre Pompidou dove Soulier ha messo in scena Performing Art (2017) durante la quale una selezione di opere della collezione del Centre viene smontata e rimontata dal personale tecnico in modo che si apra per lo spettatore un modo diverso e originale di osservazione di quelle stesse opere d’arte.

Per far comprendere il frutto della sua riflessione sul movimento, il giovane performer e danzatore francese (ha compiuto 30 anni quest’anno) ha spiegato i diversi modi con i quali si può analizzare: come quello che sta alla base della danza classica sia geometrico, mentre la danza moderna esca da questa categoria per cercare linee e angoli completamente diversi.

Fino  al punto attuale al quale è giunta la sua elaborazione teorica e che ha mostrato non solo attraverso la sua tecnica di danzatore, ma anche attraverso la sua opera più famosa “Removing” (2015) presentata per la prima volta al Festival d’automne a Parigi: “Volevo che l’intenzione che dà origine al movimento fosse molto chiara per il danzatore che lo esegue ma, allo stesso tempo, che non fosse riconoscibile da parte dello spettatore”, ha detto Soulier. Perché un movimento inatteso produce una nuova e intensa esperienza personale in chi lo sta osservando.

In Removing, infatti, la sorpresa che impegna gli occhi e la mente del pubblico è il fatto che i danzatori impostano movimenti successivi che non arrivano mai a essere compiuti: una serie ininterrotta di non-finito che “crea uno sfasamento nello sguardo dello spettatore”. In questo modo, “giocando con la grammatica” prende forma un linguaggio del tutto nuovo.

Coreografo e filosofo viene definito Soulier che potrebbe essere il capostipite di una nuova scuola d’avanguardia dei “Coréosophes”, artisti del movimento e della coreografia che indagano sulla loro arte rovesciando il punto di vista: non è il sistema delle regole delle danza il punto di partenza, ma la reazione intellettuale ed emotiva dello spettatore e della sua peculiare maniera di rapportarsi con il corpo che lo porta a una particolare conoscenza di sé: “E’ un’opera di osservazione che fa dell’elaborazione di differenti modi di guardare il movimento, la danza stessa”, come avverte il catalogo del Festival ideato da Virgilio Sieni che mai come quest’anno ha assunto il carattere di una grande riflessione sull’arte della danza.

 

Foto: Noé Soulier con Anna Lea Antolini, ideatrice e curatrice del progetto “Danzare la Performance”

 

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