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Petruška di Sieni: benvenuti nella palestra della vita Spettacoli

Petruska. Chukrum_Virgilio Sieni _ © Rocco Casaluci

Firenze – Se c’è un modo per rappresentare lo stato nascente dell’immaginario popolare, Virgilio Sieni è riuscito a trovarlo. E ha scelto pure la musica giusta nell’impressionante Chukrum di Giacinto Scelsi, che ha fatto da introduzione a una rilettura del Petruška di Igor Strawinskij.

Nella sua terza meditazione sull’uomo, la maschera, il burattino (le precedenti del 2017 sono state Pulcinella Quartett e Atlante_ L’umano del gesto con i pupi di Mimmo Cuticchio), Sieni riparte dall’invenzione dell’umano attraverso il suo alter ego posticcio, rappresentato questa volta dalla marionetta del teatro popolare russo.

Intanto ha rimesso gli spettatori al loro posto in una piccola gradinata della grande sala del Cango, la scena chiusa da uno schermo bianco opaco, l’indeterminazione della coscienza umana. Uno schermo dietro il quale i sei danzatori (Jari Boldrini, Ramona Caia, Claudia Caldarano, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Andrea Palumbo) hanno rappresentato la presa di coscienza del corpo e del movimento.

Nelle masse informi avvolte in una nebbia luminosa, si precisano i contorni: dai segni stilizzati che ricordano i graffiti rupestri, le grandi mani, le linee delle braccia e delle gambe, al prendere forma dei corpi. Si materializzano le marionette, proiezione fantastica dell’umano e delle sue fragilità.

Della storia canonica di Petruška, del Ciarlatano che lo tormenta, della Ballerina che non lo ama e si fa beffe di lui e del Moro che lo uccide, nell’azione coreografica di Sieni resta la condizione tragica dell’esistenza che la fantasia popolare cerca di esorcizzare attraverso questo burattino con il corpo di segatura e la testa di legno.

L’artista svela il meccanismo consolatorio e non concede estraneazioni, neanche rimettendo il pubblico in un contesto teatrale, separando nettamente la scena dagli spettatori. Petruska si moltiplica nella pluralità delle anime e delle coscienze e solo alla fine ritrova una sua identità a rappresentarle tutte, sopratutto quelle di chi lo sta guardando .

“Petruska ci permette di penetrare in quel tratto dell’immaginario dove l’essere marionetta ci guida nel vissuto: – chiosa il coreografo – marionetta che disattiva con le sue movenze e le danze, l’inesorabile decadimento. Dunque, danzare fino alla fine del mondo, fin dal primo momento che già assapora di tragedia nonostante il clima festoso”.

 

Petruska_ Virgilio Sieni _ © Rocco Casaluci

Lo spazio scenico è scandito da grandi cortine di tulle, la leggerezza che non separa il momento pubblico della rappresentazione della vita da quello privato nel quale quel momento si prepara, tentativo mai riuscito di condurre la propria vita secondo i propri sentimenti e i propri desideri .

“La vita come palestra verso la natura – parole ancora di Sieni – intrecciata da una geografia di sentimenti che ci indica quanto essa, la vita, vada vissuta per quello che è: un attraversamento inarrestabile da un’esperienza all’altra, e allo stesso tempo esperienza trascendentale, dove il corpo è messo in opera nella sua essenza archeologica, capace di creare un’infinità di gesti e posture figurali secondo un sistema di combinazioni articolari”.

Petruška: compagnia di Virglio Sieni è stato prodotto dal Teatro Comunale dii Bologna dove ha esordito il 15 febbraio scorso. Al Cango, cantieri Goldonetta sono previste otto repliche fino a domenica 11 marzo.

Foto: © Rocco Casaluci

 

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