Volterra Teatro: Shakespeare esce dalle mura del carcere | StampToscana
energee3
logo stamptoscana
thedotcompany
blog words
Il blog di Francesco Colonna
Voltagabbana

Volterra Teatro: Shakespeare esce dalle mura del carcere Spettacoli

shakespeare-224x300

Volterra – Un anno dopo l’altro Volterra Teatro ne fa trenta. Tante sono le edizioni del festival diretto da Armando Punzo che riparte dal 25 luglio al 31 luglio, lungo un itinerario territoriale che ingloba anche i comuni di Pomarance, Castelnuovo e Montecatini Val di Cecina.

La Compagnia della Fortezza, che di Volterra Teatro è il portavoce, se non il simbolo, ovunque famoso, ha due anni di meno. Fin da subito vissuti pericolosamente su quel sottile confine che ci piace definire (in ottica sessantottesca) dell’immaginazione al potere. In questo caso il potere del teatro che, comunque eversivo, non cambierà il mondo ma è capace di renderlo, a volte, più consapevole e leggibile.

Il gruppo di attori detenuti diretti da Punzo (che l’incontro stampa di presentazione l’ha indetto a Firenze, alla Stazione di Santa Maria Novella, caos, caldo, assembramenti vietati, rumori, controlli, poca libertà di manovra, come a dire che di “luoghi inadeguati” è piena la nostra vita: una provocazione o un dialogo?) riprende l’universo scespiriano, già ampiamente sviscerato nelle ultime stagioni, la tragedia e la commedia, la favola e il sogno, ancora immergendosi un quel cosmico vortice dal Bardo lanciato sui destini dell’uomo.

Lo spettacolo, se di spettacolo si può parlare, quest’anno ha per titolo “Dopo la tempesta”. Come dire la fine e l’inizio della fine. Del vecchio o del nuovo? Del teatro o del suo contrario? Rinuncia o riprova? Asservimento o liberazione? Per capirne di più “Dopo la tempesta” esce dalle mura del carcere e dopo il debutto il 30 si trasferisce armi e bagagli al Teatro Florentia di Larderello.

Villaggio novecentesco che fu a suo modo “cittadella ideale”, erede di quel regno dell’Utopia nato 500 anni dalla mente di Thomas More, e che ora, nelle intenzioni di Punzo e di Carte Blanche che disegnano il tracciato del festival, incrocia il lato e il potenziale creativo della città, laboratorio e propulsore di idee, di progetti, di interventi, i cui cittadini sono chiamati a partecipare. Un po’ lungo tutto l’anno. “VolterraTeatro – spiega Punzo – non insiste su un irrealizzabile quanto svilente meccanismo di vetrina, ma si fonda su una ricerca culturale globale, omogenea e inclusiva.

La settimana del festival diviene dunque solo la punta di diamante di un processo molto più lungo e pervasivo, l’occasione per far esplodere in tutta la sua forza una macchina che ogni volta si mette miracolosamente in moto ad altissima velocità e con una forza dirompente”.

In questa direzione il teatro Persio Flacco funzionerà da spazio aperto, luogo di incontro e aggregazione, mentre per il terzo anno consecutivo, a Saline, nella portentosa cornice della “fabbrica del sale”, ritrova ospitalità il lavoro di Archivio Zeta, che stavolta ruota sulle perverse dinamiche del  “Macbeth” scespiriano. Zigzagando fra i titoli e i nomi, incrociamo Massimiliano Civica con “I concittadini ideali”, il gruppo Ultima Frontiera con “Arte (Ri) Costituente”, il Teatro delle Ariette con “Tutto quello che so del grano”, Roberto Latini col suo ultimo approdo amletico partendo da “Die Hamletmaschine” di Heiner Müller, per finire con gli Omini che allertano, nella scalo ferroviario di Saline di Volterra, una versione site specific di “Ci scusiamo per il disagio”. Tutto su www.volterrateatro.it

 

 

 

Print Friendly


Translate »