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Ai consumatori non far sapere quanto costa il sacchetto con le pere Cronaca, Opinion leader

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Pistoia – Quanto c’è da sapere e quanto effettivamente c’è da contrastare sulla decisione presa relativa al pagamento dei sacchetti alimentari, derivante da normativa europea? A mio avviso, come sempre, alla base della confusione c’è la comunicazione, è stata molto distorta. Lo dimostra il fatto che in molti abbiano pensato che questa normativa sia relativa ai sacchetti già in uso presso le catene più famose, e già a pagamento. No, non sono quelli, bensì i più piccoli, quelli destinati agli alimenti.

Dal primo gennaio 2018 è entrata in vigore la legge nel rispetto dell’Ambiente, che in effetti riguarda quella già approvata lo scorso agosto da un emendamento che vede l’On. Stella Bianchi ( Pd ) prima firmataria nel Dl Mezzogiorno. Quella sì, riguardava le shoppers, non questa. Diciamo che è stata estesa alle buste trasparenti come scelta ampliata. Da qui, il disappunto dei consumatori.

Cosa prevede esattamente questa misura a rispetto del nostro Pianeta? Facciamo chiarezza. La legge originale, quella di agostiana memoria diciamo, regolamentava l’uso delle buste che in molte catene di vendita alimentare erano già in uso ed a pagamento, quella di oggi di recente in vigore, si estende.

Prevede che non solo le buste da spesa siano biodegradabili ma anche i sacchettini di plastica, per intendersi quelli leggeri ed utilizzati ormai da anni nelle catene dei supermercati per imbustare frutta e verdura, siamo altrettanto Biodegradabili e siano usati uno per ogni categoria di prodotto, per separarne il prezzo diverso, e visionarne anche il contenuto, e per prodotti freschi come carne, pesce e salumi,  ed il costo venga messo a carico dei consumatori. La legge in questione è relativa al decreto legge 2017 n. 123, Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno, convertita. Cosa impone?  Che i sacchettini ultra leggeri, per legge, oggi debbano essere di spessore pari od inferiore a 15 micron, ed essere biodegradabili e compostabili, oltre che certificati da enti appositi.

I sacchettini alimentari, già in uso da anni, non lo sono. Questo significa che tutti i supermercati e tutte le altre attività commerciali che normalmente usano questi sacchetti, ad esempio i fruttivendoli, o gli alimentaristi, le gastronomie, la salumerie, le macellerie, i pescivendoli,  “non potranno” più usare i precedenti sacchetti leggeri, perché non biodegradabili e quindi altamente inquinanti. Devono quindi sostituirli, pena multe salate fino a 25 mila euro, con questi nuovi sacchetti biodegradabili.

La cosa che ha scatenato il social web non è tanto la scelta, di degno rispetto, se è per il bene del nostro ambiente, ma il fatto che il costo venga addebitato ai consumatori. Ricordiamo che fino ad oggi si pagava solo la busta della spesa, quella grande che conteneva tutto e non solo un alimento per volta. Il costo dei sacchettini per la merce sfusa pare oscilli dal centesimo fino a cinque, e taluni fino a nove, ma ( dicono) che la cifra massima di quattro è il limite e chi esce da qui, è già fuori mercato e quindi da denunciare a chi di competenza.

L’informativa avverte, inoltre, che detti sacchetti, come già quelli biodegradabili venduti alle casse dei supermercati, potranno essere usati anche per contenere i rifiuti organici. Si legge di tutto in questi giorni da parte dei consumatori, che sui social letteralmente si sfogano di questa imposizione che di fatto obbliga e non lascia scelta di decisione.

Molti scrivono che useranno le busta da casa, altri apprezzano perché amano molto la scelta ecologica fatta, altri postano foto di frutta marcata direttamente sulla buccia, per non pagare la bustina. Insomma, un gran pandemonio. Anche perchè, (pare) che la bustina la si pagasse già, compresa nel costo del frutto pesato sulla bilancia. E magari la si pagava di più a seconda di ciò che si comprava, se la la tara ovviamente non veniva impostata. Ma così non è pagarla due volte?

Ed inoltre non è stato reso ancora chiaro se sarà possibile il riuso, con bustine già acquistate e portate da casa, o se lo si potrà fare solo, per esempio, acquistando ai mercati rionali cittadini, oppure presso i banchi delle varie associazioni di produttori a filiera corta. Ad oggi pare che l’idea del riuso sia stata bocciata dalle grandi catene dei supermercati, adducendo il motivo della scarsità di igiene, inoltre per la impossibilità di controllare i prodotti acquistati se i sacchetti non sono trasparenti ( ma con il riuso lo sarebbero) ed anche per motivi di sicurezza per gli alimenti, perché se fosse lasciata la scelta di usare indiscriminatamente i vari contenitori verrebbe meno la garanzia di tutela alimentare.

Ma la circolare del Ministero dello sviluppo economico del 7 dicembre 2017, di fatto ammette la possibilità di usare borse riutilizzabili, anche se rimanda per il benestare definito a un parere del Ministero della salute che dovrebbe valutare gli aspetti igienici e quelli sanitari. Ed ecco in ballo, quindi, la decisione finale che spetta al Ministero che dovrà farsi carico di questa faccenda delicata.

Intanto, cari consumatori, possiamo fare ben poco. Anche altri esercenti, che alimenti non trattano, però  (attenzione !) stanno imponendo il costo del sacchetto, senza obbligo alcuno di doverlo fare. In qualche Farmacia, ad esempio, non hanno perso tempo e qualcuno ha speso ben 5 ct oltre al normale costo del prodotto medico acquistato. E siccome per questi esercenti, come per gli altri beninteso, era un costo anche prima, questa legge in realtà ha più il sapore dell’ennesima gabella in più.

Una legge che se da una parte è importante, come già detto, per preservare il pianeta, dall’altra non sta proprio in piedi dal momento in cui “impone” il costo dell’imballo sulle spalle del consumatore. I responsabili delle catene insistono nel dire che il costo c’era pure prima, e che veniva pagato senza accorgersene perché spalmato sulla spesa.

Quanto incideva effettivamente prima il costo sulla bilancia? Non lo sappiamo dire esattamente perché dipendeva dal costo del prodotto pesato, ma questo solo se la bilancia non fosse stata tarata. È  fuori legge non tarare le bilance. Lo sanno i responsabili commerciali ? Provate a verificare voi stessi. Un foglio di carta gialla pesa, se posto sulla bilancia senza merce potete verificare voi stessi quanto incide sul costo finale.

La legge dice che questo peso va decurtato, altrimenti incide pesantemente sulla borsa della spesa. Pensateci, un kg di carne o pesce ( diciamo gli alimenti più cari)  costa un “tot”, questo “tot” diviso per grammi e moltiplicato per il peso dell’involucro, quanto costa? E quanto lo pago? Come un alimento, che alimento non è. Inoltre, altra cosa da sottolineare, perché neppure messa in evidenza. Dove viene posto il prezzo della merce? Sulla bustina, con tanto di carta adesiva. È essere biologico questo? Quindi c’è da pensare che per essere avviata al compostaggio, alla bustina venga prima estrapolata l’etichetta? Un lavorone.

Intanto sul social più famoso e popolare, Facebook, arriva pubblicamente in luce di tutto. Chi ammette di non averlo pagato perché il proprio negozio lo ha esentato. Chi denuncia abusi e reclama controlli maggiori. Quello che emerge, e torno a dirlo perché fa bene ripetere e perché penso sia la ragione prima di questa sommossa popolare seppur mediatica, non è tanto lo sgomento del costo in sé, che viene stimato sui 10/30 euro l’anno a famiglia, quindi cifre davvero ridicole per il bilancio familiare, ma il volume economico altissimo di questa scelta che si stima si aggiri sui 400 milioni di euro.

L’azienda produttrice di per sé non avrà di fatto più introiti, forniva pure prima la merce suddetta. E poi, facciamo chiarezza, e plachiamo la polemica, non c’è solo Novamont che le fabbrica, ma altre 150 aziende dove lavorano moltissimi dipendenti. Semmai c’è da riflettere su altro, sul fatto che c’è da parte dei commercianti, chi già nota prezzi leggermente ritoccati al rialzo. Insomma, è sempre così questo nostro bel Paese, mi ricorda tanto l’entrata dell’euro, seppur nettamente tema e valore diverso. Nessun controllo, ed ognuno faccia come crede meglio, se c’è da trarre profitto sulle spalle dei consumatori finali. In primis, comunque c’è sempre la non chiarezza di comunicazione e di regole chiare, per tutti omogenee. Confusione totale, tra malessere e bagarre politica.

Pensate, c’è un supermarket famoso che ha pubblicato locandina con tanto di costo, che oscilla dipendentemente dal formato, dai 1 ai 9 ct  ( quindi fuorilegge), e l’informativa nella quale si legge che non viene consentito portare sacchetti riutilizzati da casa, ed in breve in cosa insiste la legge e perché, ed anche il fatto che “sono spiacenti di dover applicare il costo non condividendo la scelta di Governo”.

Foto: Investireoggi

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