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Alluvione e frane: 139 morti in Toscana dal 1960 Cronaca

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La serialità di allagamenti, frane ed esondazioni ha contribuito a far crescere un sentimento di terrore e profondo malessere nei cittadini toscani: quattro su dieci (41%) si sentono infatti minacciati dalle alluvioni e dalle frane. Dal 1960 ad oggi alluvioni e frane sono costate la vita a 139 persone. 70 per colpa dell’alluvione, 69 per frane e smottamenti a cui vanno sommati 89 feriti e migliaia di cittadini costretti ad abbandonare le proprie abitazioni perché insicure o site in aree pericolose. Da anni la Toscana sta facendo i conti con gli effetti di una pianificazione in cui è prevalso l'approccio urbanistico tradizionale a quello ecologico-rurale. La Toscana ha pagato il tributo più alto tra le regioni del Centro Italia e tra i più alti in assoluto per le vittime di alluvione, solo dietro a Lombardia (124) e Sicilia (107). Nello stesso periodo nel nostro paese sono morte, per le stesse motivazioni, oltre 4mila persone. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Toscana sulla base dei dati Cnr secondo cui il 98% dei comuni toscani (280) si trova in territorio a rischio frane ed alluvioni. Con i cambiamenti climatici – sottolinea Coldiretti – è sempre più urgente investire nella prevenzione per una regione con migliaia di cittadini che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio soprattutto se si pensa che fra il 2001 ed il 2010 la Toscana ha speso in emergenza dell’ambiente quasi 1miliardo di euro.

La fragilità emotiva e psicologica dei toscani va di pari passo con l’effetto dell’abbandono delle aree marginali e della cementificazione che ha mutato profondamente il territorio e provocando il progressivo impoverimento delle superficie agricole. Secondo Coldiretti sulla base di un’analisi dei dati Istat dal 1990 ad oggi sono spariti 420mila ettari di superficie agricola nella regione (-25%) con la presenza degli agricoltori che si è praticamente dimezzata nelle aree marginali (montane e collinari). Il 36% dei terreni agricoli (128mila ettari), oggi non più curati e “coltivati” dal lavoro quotidiano degli agricoltori si trova in montagna, il 22% in collina (264mila ettari).

E’ un chiaro segnale – prosegue Coldiretti – di quanto sia importante la presenza dell’agricoltura nelle aree così dette svantaggiate dove la manutenzione unita alla presenza fisica degli agricoltori è un elemento imprescindibile di prevenzione e di difesa del territorio. Sono oltre 20mila le imprese che hanno lasciato la montagna dagli anni '90 per mancanza di un’opportunità economica che nel tempo è venuta meno e per un ricambio generazionale che fortunatamente, in questi ultimi anni, sembra invece dare segnali di inversione positiva.

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