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Ambiente e rifiuti: Prato cerca una soluzione per smaltire gli scarti tessili Ambiente, Cronaca

silvia

Prato - Da moltissimi anni l’uomo con la sua condotta scellerata ha provocato così tanti disastri ambientali che non pochi governi sono corsi ai ripari con provvedimenti, leggi e norme a tutela dell’ambiente, nel tentativo di lasciare alle generazioni future un mondo più pulito. In Italia molto si è fatto ultimamente in tema d’ambiente, ed anche in Toscana, dove la Regione prevede piani di bonifica, raccolte differenziate, sistemi di calcolo e un piano regionale per la gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati. Di questo e altro parliamo con Patrizia Pieri 56 anni,in passato imprenditrice,poi una breve parentesi come consulente, oggi professionista nel settore Tecnico e Ambientale con due uffici uno a Prato e l’altro a Carrara (MS).

All’incirca sono trenta gli anni in cui lei ha fatto esperienza nell’ambito dei rifiuti e salvaguardia dell’ambiente

“Ho iniziato questo lavoro nel 1996. A quei tempi la normativa sui rifiuti era agli albori e con poche regole. Oggi molto è cambiato, le leggi sono cambiate: in particolare ce ne sono due il Sistri (Sistema di controllo tracciabilità dei rifiuti che nasce su iniziativa del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mari) e permette l’informatizzazione della tracciabilità dei rifiuti speciali a livello nazionale. Si tratta di una normativa che controlla la  movimentazione dei rifiuti, ma è un provvedimento che viene purtroppo prorogato di anno in anno, nonostante gli imprenditori delle aziende iscritte ad un albo speciale versino una quota annuale. Se invece entrasse pienamente in vigore, come ad esempio negli Stati Uniti, che però vantano una diversa e potentissima rete informatica, i vantaggi per il nostro Paese in termini di legalità, prevenzione e trasparenza, sarebbero moltissimi. Come anche per le imprese, perché la corretta gestione dei rifiuti comporterebbe non solo un minor danno ambientale, ma soprattutto eliminerebbe la concorrenza sleale tra quelle imprese che, pur sopportando alti costi, operano nel rispetto delle regole”.

E l’altra normativa?

“È la Raee che si occupa di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche come lavatrici, computer, stampanti, telefonini, televisori, i frigoriferi, condizionatori, le lampade, suddivisi in vari gruppi a seconda delle loro caratteristiche. Per tutti, dalle aziende, ai negozi grandi e piccoli,ai centri di assistenza, fino agli artigiani c’è l’obbligo di smaltire i propri Raee affidandoli a chi è autorizzato alla raccolta e smaltimento, ma purtroppo non sempre è così”

Ci sono delle responsabilità in tal senso?

“Direi  che in molti uffici c’è poca informazione e soprattutto personale ancora poco preparato sull’argomento rifiuti, per cui spesso accade che per una stessa richiesta di smaltimento oppure di stoccaggio, fatta ad esempio in due uffici diversi, si abbiano risposte differenti, il che genera confusione, soprattutto per chi vuole investire in questo settore.”

Oggi si fa un gran parlare di scarti tessili, in special modo a Prato dove si parla di una vera e propria emergenza.

“A Prato, senza creare allarmismi, siamo in una situazione difficile perché le aziende non sanno dove portare gli scarti tessili, non sanno dove metterli. È successo che persone senza scrupoli hanno affittato dei capannoni, li hanno  riempiti di scarti e poi sono scappati, lasciando il proprietario dell’immobile a pagare forti multe per lo smaltimento.

Personalmente ritengo che se ad esempio si ha un volume di scarti tessili che riempie 500 mq di capannone, la soluzione non può essere solo quella di bruciarli tutti, perché non si sa cosa va nell’atmosfera:  ci sono dei valori di gas di scarico importanti e che per legge vanno rispettati, quindi la strada da seguire è il riciclo così tuteliamo noi e l’ambiente.”

Riciclare gli scarti tessili, dunque?

“Con gli scarti tessili si possono fare tante cose, dagli isolanti alle mattonelle, alle stoffe. Il vero problema è che in Italia “il rifiuto” non viene visto come opportunità ma come  “scarto” e per chi vuole fare qualcosa di diverso, come investire si trova di fronte a costi altissimi.

Ad esempio gli inceneritori se fatti bene, come quello di Brescia, costantemente monitorato, producono attraverso gli scarti una tale quantità di energia elettrica che gli abitanti di lì pagano le bollette della luce esigue. La qualità dell’aria di quella zona contrariamente a quanto si può pensare è migliore rispetto ad altre che subiscono invece l’inquinamento prodotto dai gas di scarico delle automobili e acustico”.

Mi sembra di capire che lei promuova lo  scarto e il riciclo per un ambiente sostenibile.

“Certo e personalmente credo nella ricerca, così come mio figlio che ha deciso di affiancarmi nel mio lavoro, tanto che sto studiando la possibilità di coinvolgere gli studenti dell’Istituto Buzzi di Prato per fare uno studio di fattibilità ovvero come riutilizzare gli scarti tessili, mettendo a loro disposizione una borsa di studio.”

Non sono poche le ditte che preferiscono smaltire mandando gli scarti tessili all’estero. Su questo cosa ne pensa?

“Andare all’estero è sicuramente un vantaggio per le aziende, soprattutto  per i costi favorevoli. Gli scarti tessili prodotti dalle aziende seguono due rotte: quella via mare che porta in Tunisia,e un’altra verso  i Paesi dell’est Europa. Anche in Italia si smaltiscono gli scarti, ma la normativa su quest’argomento è ancora troppo complessa. Se infatti lo scarto tessile viene pressato diventa materia prima seconda e sottoposto ad altre regole, quindi ci troviamo di nuovo a che fare con la burocrazia e cavilli che non aiutano e per me vale sempre lo slogan maggiori controlli ma meno burocrazia.

Diciamo che è importante prima che lo scarto tessile finisca incenerito, effettuare una scelta dello scarto, ovvero selezionarlo in modo da recuperare quelle fibre che possono essere riutilizzate a tutto vantaggio per l’ambiente e della nostra salute.”

Foto:  Patrizia Pieri

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