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Casa Gesuiti occupata: appello di Brovedani, “il tempo sta per scadere” Cronaca, Opinion leader

assemblea somalia

Firenze -  Il padre gesuita Ennio Brovedani, direttore della Fondazione Stensen e responsabile dell’edificio che ospitava la Casa dei Gesuiti e che è stato occupato quai tre mesi fa da un centinaio di rifugiati somali, ha inviato una lettera agli occupanti in italiano e in somalo, nella quale fa il punto della situazione e chiede disponibilità a trovare una soluzione in tempi rapidi.  “I Vescovi e i preti devono sempre servire, andare incontro a chi è scartato”, ha detto Papa Francesco.

Ecco il testo della lettera che è stata diffusa all’interno dell’edificio occupato. 

“Cari amici e fratelli somali.

Dal 17 gennaio scorso state occupando un immobile privato, già residenza dei Padri Gesuiti, luogo di culto religioso e in procinto di essere venduto a una grande Università della Cina. Sono pertanto trascorsi quasi tre mesi.

So che molti di voi sono consapevoli di aver compiuto un atto illegale, penalmente perseguibile. A convincervi e guidarvi nell’occupazione abusiva dell’immobile vuoto, ma non libero, è stato Lorenzo Bargellini, capo del Movimento Lotta per la Casa. Come state constatando, da tempo vi ha abbandonati senza minimamente preoccuparsi dei vostri bisogni più elementari, pronto a strumentalizzarvi per altre eventuali occupazioni abusive, perseguendo una politica irresponsabile, di cui sarete sempre voi a subire le umilianti conseguenze, senza alcuna ragionevole soluzione alla vostra sofferta e ormai cronica condizione.

Il Sindaco di Firenze – ma anche altre importanti istituzioni – invocano e denunciano il mancato rispetto della legalità e pretendono da parte mia la richiesta di sgombero dell’immobile. Alla violenza della vostra occupazione, con sfondamento di porte, pensano di dover rispondere con la disumana forza dello sgombero, senza previamente tentare delle soluzioni ragionevoli, da entrambe le parti,  e senza valutare le dolorose conseguenze di una ulteriore vostra umiliazione.

Il Sindaco, in particolare, – ma anche Lorenzo Bargellini, - finora ha sempre evitato di incontrarmi e di parlare con me. Egli pretende la richiesta di sgombero perché avete violato la legalità. Lo sgombero diviene così la condizione per considerarvi delle persone degne di essere ascoltate, quando anche i più grandi criminali di questo mondo hanno diritto ad una difesa d’ufficio. Non mostra pertanto alcuna intenzione di inviare degli assistenti sociali per provvedere a un vostro censimento e a una valutazione delle vostre richieste.

Come voi ben sapete, mi sono sempre opposto alla richiesta di sgombero, a prescindere dalle motivazioni e ragioni che vi hanno indotto ad occupare abusivamente e illegalmente l’immobile collocato accanto a una chiesa cattolica e a un albergo. Mi sono sforzato di comprendere la vostra sofferta condizione umana, risultato di tante violenze subite, e di aiutarvi nei limiti delle mie possibilità. Grazie anche all’aiuto e alla solidarietà della Parrocchia della Madonna della Tosse, della Parrocchia di S. Francesco e di persone attente alla vostra condizione è stato possibile organizzare e provvedere al rifornimento di generi alimentari essenziali. Spesso ci rechiamo nei vari uffici della questura e del Comune di Firenze per sollecitare e accelerare il procedimento di rilascio dei Titoli di viaggio e altri documenti.

Ora però, cari fratelli, dopo circa tre mesi, le mie risorse economiche (ho già speso quasi 5000 Euro di acqua, luce e altro), ma in parte anche le mie forze, sono quasi esaurite, in ragione delle lentezze e difficoltà burocratiche e dell’assenza di un efficace coordinamento tra tutte le principali istituzioni diversamente coinvolte.

Vi chiedo di riflettere, di non irrigidirvi su richieste e pretese che non si riescono a realizzare, tenendo soprattutto conto che la vostra occupazione e la nostra ospitalità dovranno necessariamente avere un limite a breve termine. Non rifiutate pertanto le proposte che – speriamo presto – le diverse Istituzioni coinvolte vi offriranno. Rendetevi disponibili alla trattativa e impegnatevi a lasciare l’immobile nel più breve tempo possibile.

Vi saluto affettuosamente e cercherò di starvi accanto in questo difficile momento. Solo camminando insieme potremo uscire con dignità da questa situazione ormai non più sostenibile.”

 

P. Ennio BROVEDANI

 

 

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