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Ecomafie, Toscana sesto posto stabile, prima fra le regioni del centro-nord Breaking news, Cronaca

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Firenze – La Toscana rimane lì, inchiodata al suo sesto posto nella classifica stilata da Legambiente nel report Ecomafia 2018, in cui la nostra regione compare al sesto posto, prima fra le regioni del centro-nord, subito dopo quelle regioni che purtroppo sono schiacciate dal tallone delle mafie: Calabria, Campania, sicilia, Puglia, Lazio. E nonostante la valanga di sequestri, arresti, denunce e infrazioni accertate. Insomma nonostante la buona volontà e la strada giusta, sono ancora molte, moltissime le criticità da affrontare e mettere in sicurezza. Una conferenza stampa organizzata oggi da Legambiente, ha dato numeri e storie.  Hanno partecipato Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana, di Nino Morabito, Coordinatore Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, di Don Andrea Bigalli, Referente Regionale di Libera e del Col. Luigi Bartolozzi, Comandante dei Carabinieri Forestale di Firenze.

Sottolineando il fatto che  la Toscana mantiene la posizione più alta in classifica tra le regioni del centro-nord e resta stabile al 6° posto nella classifica nazionale, subito dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa, sono stati diffusi i numeri:2.138 infrazioni accertate (corrispondenti al 7,1% sul totale dei reati accertati su scala nazionale). In linea generale, quest’anno si registra un peggioramento nel settore del cemento illegale (sale dal 7° al 6° posto) e in quello dei rifiuti dove, sempre in negativo, sale dal 6° al 4° posto nella classifica italiana. Peggiora lo status toscano anche su archeomafie incendi dolosi.

ECOMAFIA 2018, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente, con il sostegno di Cobat e Novamont, grazie al capillare lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione da Arpat e Forze dell’ordine (in particolare Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza) è un volume che raccoglie i numeri delle illegalità ambientali, quattro nuovi approfondimenti (dedicati allo sfruttamento degli animali da reddito, al mercato degli shopper illegali, all’allarme dell’illegalità nei parchi e alle navi dei veleni) e una serie di best practices promosse da Legambiente; ma soprattutto anche per questa edizione Ecomafia 2018 fa il punto sui risultati che si stanno ottenendo in maniera sempre più sistematica grazie alla legge sugli ecoreati. Il combinato disposto del calo di illeciti e dell’aumento di arresti e denunce è merito dei più efficaci strumenti investigativi grazie al rinnovato impianto legislativo che nel 2015 ha inserito nel codice penale i delitti ambientali (Legge 68/2015).

 Dati generali.

Rispetto allo scorso anno in Toscana sale il numero di denunce (da 1.484 a 2.222) e di arresti (da 0 a 14) e dei sequestri (da 292 a 412). Legambiente ha raccolto ed elaborato i dati relativi all’applicazione della legge 68/2015 al 31 dicembre 2016 da parte delle Forze di polizia e delle Capitanerie di porto. Nel 2016, grazie alla legge 68, stando alle elaborazioni della nostra associazione, le forze di polizia hanno contestato ben 574 ecoreati, più di uno e mezzo al giorno, denunciando 971 persone fisiche e 43 giuridiche (aziende), emettendo 18 ordinanze di custodia cautelare e sequestrando 133 beni per  un valore che sfora i 15 milioni di euro. «Quello che emerge è un quadro di aggravamento della situazione, che non può spiegarsi con la sola motivazione di una robusta (e quindi evidente) azione di contrasto messa in opera da magistrati e forze di polizia – dichiara Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana – Ci sono dati convergenti in tutte le aree di interesse della criminalità ambientale. Si tratta di un trend in crescita che tocca i rifiuti come il ciclo del cemento, per non parlare degli incendi, per i quali per il 2017 può a buon diritto esser coniato l’epiteto di annus horribilis!»

 Ed ecco in sintesi i punti salienti, come la nota diffusa da Legambiente li suddivide:

Ciclo dei rifiuti

Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti  la nostra regione sale al 4° posto nella classifica nazionale, con cifre a dir poco preoccupanti: 539 infrazioni accertate nel 2017, il 7,4% del totale nazionale; aumentano anche le persone denunciate (779), gli arresti (10) e i sequestri effettuati (218). Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Firenze (74 infrazioni accertate, 1,8% su totale nazionale, 101 denunce), seguita da Livorno (41 infrazioni accertate, 1% su totale nazionale, 72 denunce) e da Siena  (34 infrazioni accertate, 0,8% su totale nazionale, 48 denunce).

Ciclo del cemento

Il mattone selvaggio è servito, in alcuni contesti, per spalancare le porte alle ditte in odore di mafia. Quest’anno la Toscana sale dalla settima posizione alla sesta, aumentano anche le infrazioni accertate: da 222 a 251, (il 6,4 % sul totale nazionale), delle persone denunciate (428); diminuiscono invece i  sequestri effettuati (da 61 a 50). Su scala provinciale le maggiori criticità si evidenziano nella provincia di Livorno (53 infrazioni accertate, 1,2% su totale nazionale, 62 denunce), seguita da Siena (53 infrazioni accertate, 1,2% su totale nazionale, 76 denunce) e da Firenze  (37 infrazioni accertate, 0,9% su totale nazionale, 41 denunce).

Pirati di bodiversità

Racket degli animali, bracconaggio, commercio illegale di specie protette, allevamenti illegali, pesca di frodo, ma anche (viste le nuove norme) maltrattamento degli animali di affezione. La Toscana, scende al 7° posto della classifica, con 354 infrazioni accertate, con una percentuale sul totale del 5,1%318 denunce, 83 sequestri. Nella classifica provinciale dell’illegalità contro la fauna però compare anche Livorno tra le città italiane più colpite dal fenomeno, con 174 infrazioni accertate e ben il 2,9% sul totale nazionale.

 Archeomafie

Altro anno intenso per le Forze dell’ordine, in particolare per il Nucleo TPC (Tutela del Patrimonio Culturale) dei Carabinieri, per le cosiddette archeomafie. Inquirenti alle prese coi tanti reati commessi ai danni del nostro immenso patrimonio storico-culturale. A presidiare la classifica nazionale, come una delle regioni maggiormente colpite dai ladri di opere d’arte troviamo la Toscana (3° posto, con 85 furti corrispondenti all’11,8% del totale nazionale) che insieme al Lazio e alla Campania guida la classifica delle regioni con il maggior numero di opere trafugate.

 Incendi dolosi

Quest’anno, come abbiamo già detto, sul fronte incendi non ci sono affatto buone notizie. Anzi. La siccità più grave della nostra storia recente ha determinato un’impennata delle statistiche. La Toscana, infatti, sale in negativo di una posizione, dal 5° al 4° posto nella classifica nazionale con ben 576 infrazioni accertate (8,8% sul totale)98 denunce, 1 arresto e 18 sequestri.

Shopper illegali

È ancora allarme sugli shopper fuori legge, che inquinano ambiente e mercato, con sacche di illegalità diffuse in tutto il paese. Come ricorda l’Osservatorio ASSOBIOPLASTICHE, in media 60 buste su 100 in circolazione sono assolutamente fuori norma. Serve dunque intensificare i controlli a tutela dell’ecosistema, dei consumatori e del settore industriale della chimica verde. Sono i mercati rionali di ortofrutta e i piccoli negozi al dettaglio a immettere ancora sacchetti del tutto fuori legge.  Dai dati resi noti dal Nucleo speciale tutela proprietà intellettuale della Guardia di Finanza e dal Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri, nel 2017 le sanzioni pecuniarie comminate ammontano a 5 milioni di euro. Per fare due esempi,l’attività del Nucleo speciale tutela proprietà intellettuale della Guardia di finanza ha portato al sequestro di circa 2 milioni di sacchetti di plastica illegali e 2,3 tonnellate di materia prima usata per produrli. A Napoli, nel 2017 la Polizia locale ha provveduto al sequestro di 1,6 milioni di sacchetti, mentre nei primi 5 mesi del 2018 ne ha già sequestrati più di 122.000.

Infine, in sintesi, ecco le proposte portate avanti da Legambiente:

Ecco, allora, in sintesi le principali misure di cui Legambiente continua ad auspicare l’adozione:

Mettere in campo una grande operazione di formazione per tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla Legge 68/2015 che deve essere conosciuta nel dettaglio per sfruttarne appieno le potenzialità.

Sempre con riferimento alla legge 68 occorrerebbe rimuovere la clausola di invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista sia nella legge sugli ecoreati, che in quella che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente. Allo stesso tempo è necessario completare l’iter di definizione dei decreti attuativi del Ministero dell’ambiente e della presidenza del Consiglio dei ministri per rendere pienamente operativa la Legge 132/2016 che ha riformato il sistema nazionale delle Agenzie per la protezione dell’ambiente (SNPA).

Semplificare l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive, avocando la responsabilità delle procedure agli organi dello Stato (es. Prefetti), ed esonerando da tale onere i responsabili degli uffici tecnici comunali e, in subordine, soggetti che ricoprono cariche elettive, ovvero i Sindaci.

Approvare il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo – all’interno dello stesso nuovo Titolo VI bis del Codice Penale – un nuovo articolo che prevede sanzioni veramente efficaci (fino a sei anni di reclusione e multe fino a 150.000 euro) per chi si macchia di tali crimine.

Suscita perplessità il nuovo istituto giuridico della non punibilità per particolare tenuità dell’offesa introdotto dal Dlgs 16 marzo 2015, n. 28, che soprattutto nel caso dei reati ambientali contravvenzionali rischia di vanificare molti procedimenti aperti. Per scongiurare tale rischio chiediamo che venga quanto meno esclusa l’applicabilità al caso dei reati ambientali. Nell’ottica di garantire migliore protezione al nostro patrimonio storico‐culturale, occorre rivedere il quadro normativo, partendo dal dato di fatto che, se si esclude il delitto di ricettazione – che è quello che si prova a contestare nei casi più eclatanti e che prevede una sanzione massima di otto anni – il rimanente quadro sanzionatorio in mano agli inquirenti è ancora troppo generoso per i trafficanti. Basterebbe recuperare il lavoro fatto nella passata legislatura, e sollecitato dagli allora ministri competenti Franceschini e Orlando, con la Delega data al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale, per arrivare all’approvazione di un nuovo titolo “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”: testo che dovrebbe rappresentare un nuovo punto d’inizio per la materia.

Sul fronte agroalimentare, a nostro avviso, bisognerebbe riprendere la proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari della Commissione ministeriale presieduta dall’ex procuratore Gian Carlo Caselli, che introduceva una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato.

L’accesso alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, dovrebbe essere gratuita e davvero accessibile. Altrimenti esso rimane un lusso solo per chi se lo può permettere, e tra costoro non ci sono sicuramente le associazioni e i gruppi di cittadini.

Fra le richieste al parlamento,  l’istituzione al più presto delle Commissioni d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

 

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