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Festa Pd, Comitato Cittadini “Senza nullaosta”, Soprintendente segnala alla Procura Breaking news, Cronaca

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Firenze – La Festa dell’Unità 2017 che si tiene al Parco delle Cascine non avrebbe avuto il nulla osta della Sovrintendenza. La questione è stata aperta dal Comitato Cittadini Area Fiorentina, che ha svolto una serie di controlli, per comprendere come mai il monumento nazionale ha visto, nel corso dell’anno, una serie di eventi invasivi che rischiano, come sottolineano dal comitato, di stravolgere, forse senza rimedio, una struttura così fragile e delicata.
A farsi portavoce di questa scoperta, il Comitato, attraverso lo storico e studioso di giardini storici professor Mario Bencivenni. Il fatto è stato portato a conoscenza, attraverso una lettera inviata in questi giorni, sia dell’amministrazione che del Prefetto di Firenze. Lettera che consegue a un primo esposto inoltrato direttamente al Soprintendente all’Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato Architettonici e del Paesaggio, dottor Andrea Pessina, il 25 agosto scorso.

L’esposto conteneva la segnalazione di quanto stava avvenendo alle Cascine, dove stavano fervendo i lavori per la sistemazione di una vasta area di parco, comprendente il tratto di viale Lincoln compreso fra la spalla del ponte della tramvia e il piazzale Vittorio Veneto, per ospitare la festa provinciale dell’Unità.

“Come docente e studioso di giardini storici e di teoria e storia del restauro e della tutela degli stessi – scriveva in quell’occasione il professor Bencivenni – sto sostenendo e denunciando che questo tipo di attività autorizzate in un parco del valore di quello delle Cascine sono palesemente in contrasto con quanto prescritto nella “Carta di Firenze” redatta nel 1981 e ratificato ufficialmente nel 1984 dall’ ICOMOS-IFLA nel 1984 e ancora nella “Carta italiana del restauro dei giardini storici” redatta e approvata dai più autorevoli esperti di storia, restauro e conservazione dei giardini in occasione di un convegno tenuto sempre a Firenze nel 1982. E sono altresì in palese contrasto con quanto prescritto dal vigente “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

Il problema illustrato dallo studioso è in buona sostanza il seguente: dato che il Parco delle Cascine ha natura di monumento nazionale, le attività che si svolgono in esso devono non solo ottenere il nulla osta all’eventuale atto autorizzativo emesso dagli uffici comunali, ma devono attenersi, una volta ottenuto, a determinati paletti “piantati” dalla stessa Sovrintendenza. Paletti che d’altro canto devono essere resi noti dalla Soprintendenza quando rilascia il nulla osta richiesto dalla legge. Infatti, come è successo nel caso della Festa del Pd, non si tratta solo di installare stand dedicati a divertimento e ristorazione nell’area asfaltata del Parco, bensì, come annota Bencivenni, di scoprire che la festa invade spazi anche al di fuori dell’asfalto, nello specifico “tutti i controviali” occupati “con ogni varietà di manufatto o di autoveicoli tipici delle grandi fiere paesane che li invadono completamente arrivando fino a ridosso della siepe che delimita il controviale dalla golena del fiume”.

Di conseguenza, la lettera-esposto, oltre a segnalare con tanto di immagini fotografiche la questione, poneva anche tre interrogativi: in primo luogo se la Soprintendenza fosse stata “informata dall’autorità comunale che ha concesso l’occupazione del parco per l’evento in oggetto delle modalità di occupazione del parco ed ha ottenuto il nulla osta necessario alla concessione dell’area del parco ai richiedenti”; in caso affermativo, se il nulla osta eventualmente rilasciato dalla Soprintendenza contenesse prescrizioni specifiche da osservare per l’utilizzo dell’area del parco; infine, se, “trattandosi comunque di intervento che per le numerose installazioni previste è di grande impatto per una vasta area del parco” il funzionario che ha competenza operativa per il monumento (le Cascine) avesse mai svolto sopralluoghi rispetto a quanto si stava realizzando, verificando inoltre se ciò che si stava realizzando corrispondesse a quanto eventualmente autorizzato. Tre domande precise, a cui dalla Soprintendenza ( 6 settembre 2017) veniva risposto che no, nessuno aveva mai rilasciato il nulla osta richiesto dalla legge.

Se questo è vero, tuttavia qualcuno, l’autorizzazione all’evento, deve averla pur data. Così, il Comitato giunge all’atto di concessione dell’11 agosto 2017 rilasciato dagli uffici comunali autorizzazione e occupazione di suolo pubblico, firmato dal dirigente Lucia De Siervo. Nell’atto si segnala, in neretto, che la validità del provvedimento è subordinata al nullaosta della Sovrintendenza. Da ciò è giocoforza dedurne che, non essendoci il nullaosta richiesto, la validità dell’atto non è mai venuta in essere.
“Una prima domanda è d’obbligo – sottolinea Bencivenni – perché non aspettare la risposta della Sovrintendenza? …” E si potrebbe aggiungere: perché eventualmente non sollecitarla? Di fatto, sembrerebbe che nessuno abbia controllato se il nullaosta richiesto c’era e dunque se l’autorizzazione degli uffici comunali fosse valida o no, dal momento che è proprio la presenza del nulla osta a rendere valido il provvedimento

Questione di lana caprina? Non proprio. Tant’è vero che è partito la segnalazione all’autorità giudiziaria, questa volta da parte della stessa Sovrintendenza, che da parte sua fa sapere di non avere mai rilasciato quel nulla osta necessario. Del resto, la richiesta degli uffici comunali era arrivata nel bel mezzo delle ferie d’agosto, vale a dire solo il 7 agosto. Giusto due settimane prima dell’inizio della Festa, che comincia il 25 agosto, in pieno periodo di vacanze. Nonostante servano, per legge, lo sottolinea il Soprintendente, almeno 90 giorni.

Intanto, appurata la mancanza del nullaosta stabilito dalla legge (nello specifico ai sensi dell’art. 106.2bis del d.lgs. 42/04 – Codice dei Beni Culturali), un nuova lettera, sottoscritta oltre al professor Bencivenni anche dall’architetto Paolo Celebre, anch’egli del Comitato, viene spedita sia al Prefetto Alessio Giuffrida che al sindaco di Firenze, Dario Nardella.
Lettera che, dopo un accurato e sintetico riepilogo che richiama l’importanza storica delle Cascine e il loro rilievo come monumento nazionale, rileva: che la festa occupa tutto l’ingresso principale delle Cascine, obbligando chi viene dal centro della città a passare attraverso la festa del Pd, partito politico, ovvero, secondo la Costituzione, associazione privata, che svolge funzioni “pubblicistiche”; la mancanza del nulla osta alla concessione di occupazione di suolo pubblico richiesta ex lege, secondo quanto risposto dal Sovrintendete alla formale istanza avanzata il 25 agosto scorso; inoltre, che alla documentazione acquisita circa gli atti della concessione non risulta la presenza di tale nulla osta.
La richiesta che viene rivolta al Prefetto (e al sindaco della città, Dario Nardella) è che “qualora accertata l’illegittimità e/o incompletezza e/o nullità del relativo provvedimento autorizzativo”, si chiuda la Festa dell’Unità. Oltre all’accertamento delle responsabilità per quanto riguarda l’intero percorso. “Si tratta di un fatto molto grave – concludono Bencivenni e Celebre – che dimostra, una volta di più, quanto sia forte la sensazione di impunità del Pd cittadino”.

D’altro canto, il segretario metropolitano del Pd Fabio Incatasciato sostiene che il nulla osta è giunto, sebbene in ritardo. Dunque, dal momento che non è la prima volta che ciò è successo, la presunzione era che comunque il nulla osta  sarebbe stato dato, come solitamente avviene.

“La questione non è grave per quanto riguarda il montaggio di un palco per l’attività politica – interviene il consigliere di Firenze riparte a Sinistra Tommaso Grassi – ma è la durata dell’evento e la presenza di attività economiche a ingarbugliare la vicenda e a renderla più sensibile per l’opinione pubblica”.

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