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Leggi razziali, pietre d’inciampo a San Casciano per non dimenticare Breaking news, Cronaca

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San Casciano Val di Pesa - Inciampare su un sampietrino, una pietra d’ottone, lucida, visibile, diversa dalle altre, per non dimenticare, per riflettere sugli eventi tragici della storia mondiale. Via Roma, all’altezza del civico 34, nei pressi delle ultime case dove Giacomo Modigliani e Paolo Sternfeld furono arrestati e deportati nel 1943, non sarà più la stessa. Da mercoledì 10 gennaio, nell’ambito di una cerimonia organizzata dal Comune di San Casciano alle ore 16, la strada modificherà per sempre il suo selciato per accogliere due pietre d’inciampo in ricordo di altrettante famiglie, vittime dello sterminio degli ebrei nella seconda guerra mondiale. Un segno concreto e ‘pubblico’ della memoria che entra a far parte del tessuto urbano per rievocare il sacrificio di coloro che persero la vita da vittime della persecuzione razziale. La deposizione dei blocchi di pietra ricoperte di piastre di ottone, che si terrà alla presenza dell’ideatore, l’artista tedesco Gunter Demnig, vuole ricostruire una pagina della storia sancascianese, coinvolta nel secondo conflitto mondiale, e della vita spezzata di Giacomo Modigliani e Paolo Sternfeld, che in via Roma, nell’ottobre del 1944, furono arrestati e successivamente deportati ad Auschwitz.

L’iniziativa promossa e realizzata dalla giunta Pescini ha visto il coinvolgimento di Marta Baiardi dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana, delle associazioni Sgabuzzini Storici, Progetto Irene e Porticciola che hanno lavorato, ognuna per le proprie competenze, ai fini della ricerca e della ricostruzione storica e della raccolta e dell’individuazione della documentazione relativa. Delle famiglie l’unica sopravvissuta è Letizia Modigliani, figlia di Giacomo, invitata dall’amministrazione comunale all’iniziativa. “Un atto dovuto – commenta l’assessore alla Cultura Chiara Molducci – con il quale rendiamo onore ai nostri ebrei deportati che furono ingiustamente sterminati, è nostro compito raccontare un fatto tragico che ha coinvolto il territorio e che si intreccia con la storia mondiale perché una simile barbarie non accada più, la deposizione delle pietre d’inciampo è un’occasione per ribadire i diritti di uguaglianza e dignità della persona, indipendentemente dalla sua origine culturale e linguistica, che sono i valori fondanti della Costituzione Italiana. Continua il nostro lavoro testo a diffondere e conservare il valore della memoria attraverso la collaborazione delle realtà toscane e locali che operano su questo fronte”. Il Comune di San Casciano è il primo dell’area fiorentina ad incorporare le pietre d’inciampo nel selciato stradale. L’iniziativa delle pietre d’inciampo prende il via nel 1995 e si diffonde nelle principali città europee dall’artista tedesco Gunter Demnig.

La storia delle famiglie

Le famiglie Modigliani e Steiner furono perseguitate dalla politica antiebraica, imprigionate nelle carceri fiorentine, detenute nel campo di Fossoli e deportate nel campo di concentramento di Auschwitz, dove trovarono la morte. Le vicende di queste due famiglie ebree riguardano da vicino la memoria del nostro territorio. La famiglia Modigliani sfollò a San Casciano in Val di Pesa già nel 1942 per la paura dei bombardamenti sulla città di Firenze. La famiglia di Elena Castelli, moglie di Giacomo Modigliani, aveva delle proprietà a San Casciano anche se erano residenti a Firenze. Dopo l’8 settembre del 1943 la madre e i figli della famiglia Modigliani tornarono a Firenze, nascosti in una pensione di via Cavour. A Firenze, la “persecuzione delle vite” degli ebrei durò undici mesi, a partire da quella mattina dell’11 settembre 1943 in cui i tedeschi occuparono la città. La caccia all’uomo che si scatenò da allora portò alla deportazione di centinaia di persone.

Giacomo Modigliani coniuge di Elena Castelli e Paolo Sternfeld coniuge di Olga Castelli furono arrestati a San Casciano in Val di Pesa nell’ottobre 1943. Elena Castelli e i figli Vittorio Modigliani e Letizia Modigliani furono invece arrestati a Firenze. Al momento dell’arresto Elena Castelli riuscì a lasciare la figlia Letizia alle suore del carcere femminile di Santa Verdiana mentre Giacomo, Paolo, Elena e Vittorio furono deportati ad Auschwitz.

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