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Lotta alla violenza sui soggetti deboli, l’unione fa la forza Cronaca

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Un tempo chi era vittima di violenza o di maltrattamenti preferiva non denunciare l'accaduto, sia per paura di ripercussioni, sia per l'atteggiamento da parte degli organi di polizia che tentavano di risolvere 'bonariamente' la vicenda. Ma le violenze, soprattutto in ambito familiare, sono più frequenti di quanto si possa immaginare, e sembrano addirittura essere in aumento, forse per una rinnovata coscienza sulla possibilità di denunciare l'episodio di maltrattamento. I dati parlano chiaro: secondo una recente ricerca Istat, nel caso della Toscana, il 17% delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita un atto di violenza da un partner o ex-partner. Se nel 2007 la Regione Toscana si era dotata di una legge (la n.59, "Norme contro la violenza di genere") in cui si sottolineava l'importanza di promuovere attività di prevenzione della violenza di genere e garantire adeguata protezione e sostegno alle vittime dei maltrattamenti, oggi la regione compie un passo un più, con l'istituzione di un protocollo per le "Buone prassi per la gestione dei casi di violenza e maltrattamento in danno dei soggetti deboli": il documento, firmato dal Comune, dalle Autorità giudiziarie, dagli organi di polizia, dall'azienda sanitaria e da altre associazioni interessate, fissa alcune importanti regole che devono essere condivise da tutti i soggetti coinvolti negli interventi di tutela delle fasce deboli, in modo da rendere omogenea in tutto il territorio fiorentino la gestione dei casi di violenza e maltrattamento. ''Questo protocollo è importante perché interviene in un ambito delicato, quello della violenza nei confronti di soggetti deboli, fortemente avvertito dalla cittadinanza. Il protocollo definisce chi fa cosa e come lo fa – ha commentato l'assessore alle politiche sociosanitarie Stefania Saccardi, durante la conferenza stampa di presentazione del protocollo, tenutasi lunedì 30 gennaio presso la Corte d'Appello di Firenze – e questo assume un particolare rilievo in un ambito dove le competenze sono tante e frammentate. Per quanto riguarda il Comune, nello specifico, il protocollo offre agli assistenti sociali una guida precisa e puntuale sulle procedure da seguire in questi casi diventando un punto di riferimento fondamentale''. Come ha sottolineato il procuratore generale alla Corte di Appello Beniamino Deidda, l'obiettivo delle "buone prassi" è rendere ancora più efficaci gli strumenti e l'azione delle istituzioni a livello di indagine e di prevenzione per impedire la reiterazione degli episodi di violenza, con un occhio di riguardo alla specializzazione: tra i vari punti del protocollo, vi è infatti anche l'istituzione di un pool specialistico presso la Procura di Firenze per la trattazione dei reati a danno di minori, donne, disabili ed anziani. ''Lavorando insieme si può costruire un metodo di azione comune e una rete di servizi a tutela e protezione dei soggetti deboli vittime di violenza. Mi auguro – ha concluso l'assessore Saccardi – che questi momenti di scambio possano iniziare da subito''.

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