Lucca Comics 2013, Splatter: l’orrore è tornato | StampToscana
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Lucca Comics 2013, Splatter: l’orrore è tornato Cronaca

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66 pagine per questo primo numero, che riporta uno dei fumetti cult made in Italy ad essere protagonista delle camere di adolescenti e di coloro che lo erano in quegli anni e che in questi giorni accalcano entusiasti lo stand: fa pensare che uscirono solo 23 numeri fra il 1989 e il 1991, fa riflettere, se la sua fama è rimasta viva fino a oggi. Sarà per la nostalgia degli anni ’80 che sembra investire il mondo occidentale, sarà la crisi che deve essere esorcizzata con altri tipi di paure: Splatter, edito da Elm Street House, per annunciare la sua “resurrezione”, si è manifestato con uno stand che a Lucca Comics è uno dei più intriganti, tappezzato con magliette, gadget vari e disegni tutti immancabilmente orrorifici.
Paolo di Orazio, editore e curatore dell’area autori, ha rilasciato un’intervista esclusiva per STAMP.

Come mai avete sentito l'esigenza di far risorgere Splatter?
I nostri lettori ce lo chiedevano da anni. Avevamo voglia di varare un progetto che sull'onda del riflusso, anche cinematografico, fosse attuale; allora abbiamo detto: oggi o mai più. Dovevamo partire, e velocemente, con un prodotto di storie inedite. Abbiamo raccolto i migliori autori di horror. Paolo Altibrandi, editore assieme a me, ha rivisto l’apparato grafico.

Quindi potremo nuovamente provare il vero brivido di acquistare Splatter in edicola?
No. Si potrà acquistare nelle fumetterie che ne faranno richiesta oppure on line dal sito http://www.splatter-comics.it/ e uscirà a cadenza bimestrale.

Come si pone questo nuovo Splatter rispetto a quello storico?
E’ stato fatto anche un remake de La Casa: l’horror ha amore di continuità. Il pubblico di allora, grazie alla rete, ci ha dimostrato molto affetto: non si tratta di un’operazione nostalgia, ma di continuità. C’è però un nuovo disegnatore di copertina, Roberto Ricci.

Nel frattempo, se parliamo di fumetto italiano horror, il primo nome che viene in mente è Dylan Dog. Quali sono le vere differenze fra il personaggio bonelliano e le storie di Splatter?

Dylan Dog è un diverso modo di interpretare l’horror, ha una struttura e una visione differente. Noi siamo, si potrebbe dire, più anarchici. La scommessa odierna è quella di riportare nelle storie l’elemento sovrannaturale con avventure sanguinarie ma, rispetto alle storie di Splatter storico, con l’aggiunta di una maggiore struttura narrativa; non mancano poi l’ironia e una grafica più raffinata.

I disegnatori saranno sempre i soliti?
Ci sono i disegnatori storici di Splatter ma anche nuovi: vogliamo che sia un laboratorio vivo, come accadeva negli anni ’60: vorremmo che fosse una sorta di scuola.

Non saranno riproposte storie vecchie?
Saranno tutte storie inedite. Vogliamo riportare l’horror made in Italy all’attenzione popolare, fare un horror per tutti, anche con storie teologiche e cronachistiche e senza violenza gratuita. Sarà uno Splatter all’insegna dell’etica del buongusto, mai morboso.

Paolo Di Orazio ci lascia non prima di avere posato per una sanguinaria fotografia con un manichino che è tutto un programma.
La foto è stata scattata da Elena Fiori.

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