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Nuovi Patti territoriali, dal contenimento dei canoni alla lotta all’evasione, tutte le novità Breaking news, Cronaca

patti territoriali 2017

Firenze -  Gli accordi territoriali in materia di affitti sottoscritti stamattina fra amministrazione comunale e organizzazioni di categoria, presentati in Palazzo Vecchio traghettano alcune novità nel panorama delle locazioni convenzionate o a canone concordato che dir si voglia. “Si tratta di un grosso risultato – ha commentato l’assessora Sara Funaro – basti pensare che i precedenti Patti territoriali erano fermi al 2009, e di fatto avevano confermatoi canoni previsti nel 2004. L’operazione di revisione che è stata fatta sia sui canoni, che sulle fasce di tipologia degli immobili che sui canoni ha reso i Patti più aderenti alla realtà effettiva del territorio”. L’intesa è stata sottoscritta non solo dal Comune di Firenze ma anche da svairati Comuni della cintura metropolitana,da Bagno a ripoli, Greve, Impruneta, Vaglia, Campi Bisenzio, mentre altri Comuni stanno per unirsi, come Borgo San Lorenzo.

Fra le associazioni dei proprietari, il presidente dell’Asppi Nino Scripellitti ha sottolineato che la revisione dei Patti non è stata materia di scontro, ma è avvenuta in modo quasi naturale, seguendo i tempi e le difficoltà sempre più alte che colpiscono anche, in particolare, i piccoli proprietari.

Intanto, ecco di cosa si sta parlando: proprietario e inquilino si accordano per un canone compreso tra un minimo e un massimo, secondo le fasce stabilite dall’accordo territoriale, sulla base delle zone in cui è suddiviso il territorio comunale e delle caratteristiche dell’appartamento. I vantaggi per il proprietario riguardano in buona sostanza agevolazioni fiscali (Irpef), oltre alla riduzione dell’imposta annuale di registro e alla riduzione dell’aliquota Imu. Gli inquilini, oltre ad accedere a un canone “equo”, hanno anche a loro volta agevolazioni fiscali che riguardano l’Irpef.

Da non sottovalutare il ruolo della cosidetta “cedolare secca”, che riguarda sempre gli affitti in canone concordato o convenzionato, che riunisce in un’unica imposta Irpef, addizionale regionale e comunale per la parte che riguarda il reddito dell’immobile, imposta di registro, imposta di bollo. Opzione che, ovviamente, rimane sempre possibile.

In soldoni, il vantaggio per l’inquilino è quantificabile in un canone inferiore di circa il 30% rispetto al canone di mercato sullo stesso immobile, mentre per il proprietario gli sgravi fiscali e “impegno” minore dell’immobile (il contratto è 3+2 rispetto al tradizinale 4+4 del “libero”) rendono appetibile la modalità.

In questo panorama, fra i punti qualificanti degli Accordi sottoscritti oggi, in rilievo l’attenzione con cui è stata valutata la tipologia dell’immobile, il contenimento del livello degli affitti, il ruolo dei sindacati. Non solo: un’altra grossa novità riguarda le cosiddette “locazioni parziali”.

Per quanto riguarda il primo punto, nell’enucleare le tipologie degli immobili, come spiega la segretaria regionale del Sunia Laura Grandi, sono state “premiate” le strutture risanate e ristrutturate secondo criteri di legge, mentre le tariffe sono state mantenute molto basse per immobili che rientrano nella cosiddetta “tipologia B”, una fascia che potremmo definire “media”. Anzi, rispetto ai Patti del 2009 (che tuttavia avevano sostanzialmente mantenuto le tariffe invigore nel 2004) c’è stato un abbattimento dei canoni calcolati sui metri quadri, ribasso che arriva al 7% in meno. “Il messaggio – dice Grandi – che abbiamo voluto lanciare è che le case devono essere affittate in buono stato”. Del resto, è stato fatta anche un’operazione di rinnovo circa la “zonizzazione” degli immobili, riducendo ad esempio l’impatto della zona centrale e rivalutando zone come Novoli, che si appresta a diventare il centro direttivo cittadino.

All’attenzione dell’Accordo anche il punto, forse vitale, del contenimento degli affitti, nonché del contrasto dell’illegalità. “Il principio del contenimento degli affitti – spiega Grandi – ha condotto a non produrre nessun aumento nelle tariffe rispetto agli accordi passati”, una decisione che va di pari passo con quella, molto importante, di riconoscere ai sindacati il ruolo di certificatori della validità contratti. Il che significa in soldoni che il contratto stipulato alla presenza di una delle parti dell’accordo (sindacati inquilini o associazioni prorpietari, non è necessaria la compresenza) sarà di diritto riconosciuto come “regolare” e il proprietario otterraà la riduzione dell’Imu. Ovviamente, ciò non esclude il controllo “a Campione” da parte dell’amministrazione. Una decisione che è stata messa nero su bianco nel protocollo, allegato agli Accordi, sottoscritto dalla giunta comunale.

Le agevolazioni cui il proprietario va incontro accedendo ai contratti concordati sono molte,e riguardano anche i tempi di contratto. Infatti, mentre nel contratto “libero” si parla di 4+4, il contratto concordato prevedela formula del 3+2. Per quanto riguarda l’Imu, la differenza è questa: il proprietario a “contratto libero” paga il 10,7% alle casse comunali, quello a contratto concordato il 5,7%.

Sempre sul principio del contenimento dei canoni e del contrasto all’illegalità con l’aiuto dei sindacati, l’amministrazione mette in campo non solo l’agevolazione Irpef, ma si impegna anche ad abbassare ulteriormente l’Imu (nel 2019) per quei proprietari che abbasseranno almeno del 10% il canone massimo previsto dal regolamento, vista la tipologia e la zonizzazione dell’immobile. Per quanto riguarda questo punto, l’assessore comunale Sara Funaro precisa che la questione verrà affrontata nei termini esposti dopo aver fatto una sorta di “censimento” delle famiglie e dei proprietari interessati alla messa in atto dei canoni concordati. Per questo sarà necessario attendere il 2019, quando la norma potrebbe, se ci saranno le condizioni, essere messa in atto.

Ad oggi, i dati dell’Agenzia delle Entrate parlerebbe per il 2016, a Firenze, di 34mila nuovi contratti di locazione, di cui solo 10mila circa (il 30%) stipulati con le modalità dei canoni concordati. A spingere verso questa soluzione (il numero delle locazioni secondo questa modalità è comunque cresciuto nel 2016) oltre agli incentivi attribuiti ai proprietari, anche la morosità sempre più diffusa. Basti pensare che la media degli sfratti a Firenze è ancora circa di 100-130 sfratti al mese, la stragrande maggioranza per morosità.

L’accordo sottoscritto stamattina con doppia firma, da un lato fra associazioni proprietari e dall’altro sindacati degli inquilini, dall’altro associazioni e Comune, dà sistemazione anche a un altro grosso svincolo del mercato immobiliare, vale a dire quello delle “locazioni parziali”. Si tratta di quei casi in cui il proprietario di una casa “grande” decide di affittare magari una sola stanza. Fino ad oggi, la fattispecie veniva o ritenuta un’attavità e come tale inquadrata fiscalmente (b&b oppure affittacamere) o si trasformava in offerta sui portali, oppure, ed è questo il caso frequntemente, si inabissava nel sommerso. Con i nuovi Patti, invece, si potrà affittare anche una sola stanza e la fattispecie rientrerà nei canoni concordati.

Un’altra novità riguarda i contratti “transitori”, vale a dire quelli stipulati da un inquilino che si trova ad abitare per un periodo determinato a Firenze, magari per lavoro o per studio. Ebbene, questi contratti prevedono un ulteriore abbassamento del 15% rispetto al canone. “Un tentativo – spiega Grandi – di venire incontro ai cosiddetti working poors”.

Infine, da sottolineare la “precisa regolamentazione” cui viene assoggettata la determinazione dei canoni del social housing. “Con la presenza obbligatoria dei sindacati – conclude Grandi – e con i meccanismi previsti non sarà più possibile un nuovo Castelnuovo Tedesco (dove uno dei problemi fu proprio, dato il social housing, il progressivo innalzarsi dei canoni, dal momento che ci si era “scordati” le pertinenze, vale a dire il posto macchina obbligatorio, le resede, oltre all’Iva al 10% ndr)”. Gli affitti furono stabiliti con il massimo delle tabelle del 2009 in tipologia A. Invece, con i nuovi Patti, le costruzioni frutto di social housing dovranno rispettare (e sarà fondamentale l’obbligatorietà della presenza dei sindacati) in primo luogo canoni della fascia intermedia e calmierata, mentre anche le pertinenze verranno calcolate nella superficie convenzionale.

L’accordo verrà depositato il 31 ottobre, e diventerà efficace dal 1 novembre.

 

 

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