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Nuovo contratto pubblico, Usb: “Prende in giro i lavoratori” Breaking news, Cronaca

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Firenze – Siglata l’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto funzioni locali (che include regioni, province e città metropolitane, comuni, camere di commercio, IPAB ecc.),  l’Unione sindacale di Base, analizzandone i contenuti, ne prende le distanze. In particolare per quanto riguarda i lavoratori del Comune di Firenze, spiegano dall’Usb: “L’ipotesi, sottoscritta dai sindacati complici, CGIL, CISL, UIL e CSA, dopo ben otto anni di blocco contrattuale che hanno comportato per tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore la perdita di diverse migliaia di euro e ancor di più per noi dipendenti del Comune di Firenze grazie all’operazione condotta da Renzi e Toccafondi, produce un aumento medio lordo per un C2 di  € 63,50 che andrà a regime dal 1 marzo 2018, oltre ad un elemento perequativo (bruttissima parola) distribuito per soli 10 mensilità pari a € 22,00 lordo mensili. Per quanto riguarda gli arretrati poi, questa è una vera e propria farsa sempre per un C2  ammonteranno a 426,40 € lordi ( a fronte di 8 anni di blocco contrattuale)”.

Ciò che il sindacato di base lamenta è anche il fatto che nel nuovo contratto non siano stati messi sul tavolo alcuni punti fondamentali, come “la nuova classificazione professionale, di cui è stata fornita solo una tabella economica sulle possibili nuove categorie, o le specificità del settore educativo e scolastico”,  tematiche che sono state rimandate ad una apposita commissione paritetica da istituire. “Un contratto fatto in fretta – continuano dall’Usb – che ha bypassato completamente snodi di particolare interesse per lavoratrici e lavoratori del comparto.Ma è soprattutto un arretramento sul piano dei diritti e la prosecuzione dell’accanimento normativo contro i lavoratori pubblici, già bersaglio delle continue e indiscriminate campagne dei media”.

Non solo. Nell’ipotesi di accordo, secondo l’Usb, è “previsto inoltre lo scippo delle risorse economiche dal fondo del personale non dirigente, con la decurtazione dei corrispettivi finanziamenti della retribuzione di posizione e di risultato delle posizioni organizzative, che saranno corrisposte a carico dei bilanci degli enti”.

Fra le criticità evidenti, anche il silenzio sulla diminuzione dell’orario di lavoro che rimane a 36 ore; in compenso, però, segnala il sindacato, “sul piano normativo si registra un inasprimento del codice disciplinare. Sul versante dei permessi che riguardano la legge 104, e le visite specialistiche, la fruizione dovrà essere programmata almeno 30 giorni prima o nelle 24 ore antecedenti nei casi di urgenza, mentre per le visite specialiste sono previste solo 18 ore annuali”.

Un altro punto “urticante” con la dignità dei lavoratori, segnala il sindacato, è la reintroduzione di “una sorta di fasce di merito di brunettiana memoria, con la possibilità di stabilire una percentuale di lavoratori che si vedrà maggiorata la produttività fino al 30%, il tutto con la discrezionalità dei dirigenti, mentre saranno disincentivati quei lavoratori con elevati tassi di assenza”.

Infine, altra nota dolente, “per la polizia locale i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie verrebbero utilizzati per rimpinzare i fondi di previdenza complementare Perseo-Sirio e per il welfare aziendale”, punto “inaccettabile” secondo Usb. Come l’altro, vale a dire “che nelle camere di commercio sia stato introdotto un fondo di assistenza sanitaria integrativa con le risorse dei lavoratori”.

Per USB, che prende l’impegno di spiegare “capillarmente” i contenuti dell’ipotesi di contratto sottoscritto dai sindacati maggiori,  l’accordo è “da rigettare in toto e rimandare al mittente”, trattandosi di “un’ipotesi che dopo tutti questi anni di mancato rinnovo prende in giro i lavoratori ed ha fini esclusivamente elettorali sia per la politica che per i sindacati complici”.

 

 

 

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